• Bombe a colazione

    San Lorenzo, ore 10 del mattino. Roma come al solito si sveglia, lenta. Ancor di piu’ in quelle giornate calde, afose, irritanti. E nelle famiglie dei quartieri popolari del centro poi e’ tutto un brusio di voci, una cadenza di movimenti, un fare qualcosa che scandisce tutta una giornata. Quella di una donna e la sua storia. Nella tragica Storia di quel giorno.

    Il caldo del 19 luglio di quell’anno se lo ricordano in molti; o quantomeno se non i diretti interessati ormai trapassati, sicuramente i loro discendenti. O quelli a cui il ricordo ancora interessa.

    Dina e’ una solida donna di quei tempi; tempi di guerra. Lei giovane moglie e madre, amministra cose e casa come si faceva allora: bastone e carota, frusta e zucchero. Indistintamente con tutti, marito e figli, a volte col vicinato. Quella mattina aveva riservato lo zucchero pel marito. Omone di un metro e novanta, “bono come er pane”…impiegato al Verano, il vicino cimitero Monumentale di Roma, dove aveva mansioni amministrative. Aveva iniziato molti anni prima come spallone; portava i morti accollati; serenamente e con dolcezza li accompagnava nel loro ultimo viaggio. E dava parole di speranza ai congiunti colpiti da giornaliera mestizia.

    Forse oltre che per bisogno, io credo che esistano tipi d’uomini, e donne, che son fatti per determinati lavori: ecco Peppe era fatto per stare al verano; girare sereno tra le tombe, sbrigare pratiche e fogli. Parlare coi parenti, guardare tordi e rondini fare nidi e giravolte tra il cielo del Tiburtino. Dina era nata per esser moglie e madre, ne’ piu’ ne’ meno la stragrande maggioranza delle donne, allora: bella gente, belle facce. Serene.

    L’aveva infatti coccolato e nel mentre gli versava il caffe’, gli passava la camicia sparata bianca, che Peppe indossava sull’immancabile canottiera di cotone bianca a righine, simbolo di un paese, e di uomini che non ci sono piu’. E lo accompagno’, ma Peppe ridacchiando, le sere all’osteria dei Volsci dove si rincontrava con gl’amici del quartiere per una briscola e mezzo litro e ‘na fojetta, diceva che lo ” inzeguiva ” con la voce: passionale e autoritaria di donna ch’ama, e materna come donna che protegge bene prezioso.

    Mentre appunto invece in quel caldo opprimente del primo mattino di luglio, di materno ai figli aveva lasciato ben poco. Gia’ sveglio il grande, assonnato e titubante il secondo, con un piccolo piagnisteo invocava pane e latte:- ” A ma’, vojo lo zuppolone …” . Come al solito, frase rimasta sospesa a vuoto tra le mura dell’appartamento del palazzo di ringhiera di S.Lorenzo; si perche’ intanto una ciavatta era gia’ partita all’indirizzo del piccolo affamato. Non c’erano i tempi proprio per i dialoghi, si risolveva tutto molto in breve, e tutti al volo capivano, soprattutto i figli. E col passar degli anni avrebbero capito le nuore, i nipoti. I figli dei nipoti e compagne occasionali.

    Donne di tempra, donne d’altri tempi. Donne c’han retto case e famiglie; e dopo morte, dopo che quelle mani si sono arrese al tempo, rimasero solo sfasci e macerie. Dell’Italia forse, sicuramente di molte famiglie.

    Il latte bolle e fa’ la panna, a lei gli piaceva cosi. E un po’ di caffe’ d’orzo, preso a borsa nera insieme a qualche sigaretta per lei il giorno prima, fara’ contenti e stare zitti ” li pupi”…almeno per un po’.

    E via zitti e seduti a tavolino, capa bassa e magnate. Dal cortile si sente il silenzio, sui ballatoi cani e lenzuola non si muovono piu’.  E mille sciami di vespe si muovono tutti insieme, e arrivano, da lontano. Rumore cupo, come di metallo cozzato su metallo; come locuste neriscono il cielo, fanno scuro sui cieli di Roma, sui tetti del Tiburtino si fa’ sera.

    Ma e’ giorno, e’ il 19 Luglio del 1943. E piove. Ed il silenzio esplode.  E piovono e esplodono bombe, e ancora bombe, e tante bombe ancora! E grida e urla, e nei palazzi sangue e morte. E mamme coi bambini dilaniati in braccio, ed altri figli urlanti corrono impazziti, ed impazzite madri li cercano.

    Il fuoco in cielo, l’inferno in terra. Passa l’ora, la mezza giornata piu’ brutta della vita sua Dina, almeno fin quel momento. Un fischio, un sibilo, un rumore tremendo che entra nelle orecchie: ed un boato, un botto immane squarcia quella mattina e quella colazione. E ammutolisce il tempo : una bomba e’ entrata nel palazzo a fianco, e spacca tutto e squarcia vite e pareti. E santi e Madonne son scappati pure loro da San Lorenzo quella mattina.

    Dina strilla, ha paura, lo stomaco si ferma, vorrebbe rinchiudersi, sparire. E guarda un figlio sotto al tavolo, quell’altro sbattuto addosso la finestra che affaccia su una balconata, una ringhiera che non c’e’ piu’. Spostato dall’aria e dal destino, ancora due metri e avrebbe avuto solo dieci metri di vita e due secondi per pregare Dio e maledire gl’uomini.

    E si guarda la pancia, e se la tocca e se la bacia, e cosi bacia pure quell’altro figlio che da poco sa’ che se lo porta dentro.

    Allora la testa gli scoppia peggio delle bombe che continuano a cadere, ed in vestaglia prende un figlio in mano, e  l’altro in braccio e quello in grembo sta’ bene li: forse in coscienza il posto migliore quel giorno.

    E via giu’ vorticosamente e pericolosamente per le scale. Esci fuori Dina, scappa dalle mura che ti proteggono nei tuoi giorni peggiori. Casa oggi e’ tomba, e’ funerale. Oddio…e Peppe ? Peppe ando’ sta’ ?

    All’impazzata su Via Tiburtina tra macerie e cadaveri, tra sedie rotte e capocce di cavallo sventrate e sanguinanti li a terra. Tra madri e donne matte e sperse e bimbi piangenti…al Verano s’alza fumo. Uno sfacelo, uno sconquasso.

    Tombe aperte, morti osceni scoperchiati, croci rotte e Cristi scesi puro dalla croce. Non c’e’ paradiso in terra oggi a San Lorenzo. Oggi, 19 Luglio 1943 il Nazareno s’e’ scordato de guarda’ Roma. Citta’ aperta. dalle bombe Americane; da quei futuri alleati che dovevano colpire lo scalo ferroviario e che invece hanno sfasciato vite e quartieri, distrutto case, palazzi e sogni.

    Ma San Lorenzo, la Basilica, apre l’arcobaleno sulla vita di Peppe e Dina, e li fa’ incontrare a meta’ strada. Peppe e’ bianco in faccia, come un cadavere o un imbianchino dopo lavoro. Ma non e’ paura, no. Forse nella sua beata incoscienza non ne ha mai avuta, lo stesso quando disse al suo collega di non mettersi sotto una grotta di un tempietto nella parte vecchia del Verano, meglio a campo aperto, forse ci salviamo. Il collega non gli ha dato retta, e li l’hanno sepolto e pianto qualche giorno dopo. Peppe no, s’e’ salvato e correva verso casa, quella casa salva miracolosamente in un palazzo spaccato e sventrato in due: manco che le bombe fossero state buttate giu’ dagl’architetti dell’assurdo!

    E tra lacrime e sorrisi isterici; tra un pianto di un bimbo che forse ha ancora fame e si lamenta della colazione lasciata sul tavolo, Peppe e Dina s’abbracciano. E tra le lacrime di gioia e le macerie di San Lorenzo si guardano attorno, e dopo le lacrime solo stupore e silenzio. E poi ancor si guardano, guardano i figli e seduti su una trave di legno del soffitto e un quadro di san Sebastiano spaccato, ferito da piu’ di mille frecce e bombe…piangono ancora.

    papasanlorenzo1

     

    Poi fu’ il tempo dei pensieri, dei sospiri, delle preghiere. E venne il Papa. Papa Pacelli a cui Roma je voleva bene; e allargo’ le sue braccia lunghe, forse stanche e incredule dal fatto che avevan tradito Roma. L’avevano davvero Aperta, spaccata, violentata, umiliata…come mille altre roma di mille altri posti d’Italia. E apri’ allora le braccia e ieratico con gl’occhi al cielo prego’, e con lui tutta San Lorenzo, e tutta Roma, e tutta Italia. E tutti, credo, in quel momento gl’uomini di buna volonta’ piansero, come er Papa. e come Peppe e Dina.

    E lacrime disperate, lacrime di fame e sale. Divennero lacrime di speranza, lacrime che insieme a milioni d’altre lacrime hanno dato pure un senso a tutto quello, a tutto quello che e’ successo una mattina a colazione. A Roma, il 19 Luglio del 1943.

    Peppe e Dina hanno tirato avanti la carretta, altri due figli nati. Case cambiate, serenita’ conquistata tra strilli, colazioni e bombe. E finche’ hanno potuto, queste storie l’hanno raccontate ai nipoti, per non dimenticarle, o comunque per cercare di fargli intendere la vita: o almeno, come l’hanno passata loro in quei momenti. Si, ho avuto due grandi nonni.


    Aurelius ha scritto anche:



      • dionisio
      • dionisio

      • 4 luglio 2014 at 0:34

      Bellissima… :youdaman
      He si……hai avuto due grandi nonni….
      Uomini e donne di una volta che davano valore alla famiglia…all’amore….alla vita.

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      • luporosso
      • luporosso

      • 4 luglio 2014 at 2:33

      :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap :clap
      :youdaman :youdaman :youdaman :youdaman :youdaman :youdaman :youdaman :youdaman :youdaman
      :dreaming :dreaming :dreaming :dreaming :dreaming :dreaming :dreaming :dreaming :dreaming
      ´Bé, insomma, s’é capito, no?
      Bravissimo, e da qui un caro ricordo per la Sra Dina e il Sr. Peppe e un nipote che fa loro onore.
      P.S. Complimenti anche da parte della Sra Luporosso alla quale ho appena tradotto questo Scritto.

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      • Matt
      • Matt

      • 4 luglio 2014 at 10:30

      Bellissimo racconto Aurelius, molto commovente. Le contraddizioni enormi del genere umano: violento, odioso, autodistruttivo, attore di guerre apocalittiche come nessun altro essere vivente, ma nel contempo capace di sopravvivere, di reagire e di dare il meglio proprio nelle situazioni piu’ difficili e drammatiche.

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      • piranha
      • piranha

      • 4 luglio 2014 at 11:33

      @Aurelius,cosa ti devo dire,sto cercando il modo per farti i complimenti,dopo quello che hanno scritto gli altri dovrebbe essere difficile,ma non per me.Credo che dicendoti che m’hai fatto ritornà regazzino,che bei ricordi,GRAZIE compare aurè,grazie.Forse ciò er difetto a vorte de immedesimamme un po’ troppo in quello che leggo,forse è un difetto,o forse no.Ciao se vedemo oggi verso le cinque.

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      • aurelius
      • aurelius

      • 4 luglio 2014 at 11:48

      Grasssie ragasssi a tutti, senza che taggo !!! :-)
      Non so’ se gli faccio onore, Luporosso, forse nel mio piccolo si, penso di si; a grandi linee…e saluta e ringrazia la Lupacchiotta per il gradimento ! :doubleup
      E si Dionisio e Matt…situazioni difficili, famiglie e gente d’altri tempi, altri caratteri. Io nel piccolo di una storia di famiglia normalissima come molte altre, sono stato fortunato a ” assorbire” alcune cose: ma come me molti, almeno la mia generazione.
      Un saluto al CapEtano e taggo @piranha e dico che ti ringrazio io. Come ho detto molte volte, ma non scopro niente, se c’e’ una cosa bella per chi scrive e’ coinvolgere e far immedesimare nelle sue storie chi legge. Se poi alcune piccole storie personali sono anche condivisibili, ancora meglio !!!
      E si daje aho, io tra un po’ m’avvio. me riccomanno…puntuali ! :doubleup
      A la proscion :ar

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      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 4 luglio 2014 at 12:42

      Bel pezzo Aurè, ha fatto bene a riportare questa storica testimonianza indiretta, siamo sempre più assorbiti dalla confusione della quotidianità che abbiamo intorno, è importante non dimenticare da dove veniamo.
      Cit.” Non c’erano i tempi proprio per i dialoghi, si risolveva tutto molto in breve, e tutti al volo capivano, soprattutto i figli. E col passar degli anni avrebbero capito le nuore, i nipoti. I figli dei nipoti e compagne occasionali.
      Donne di tempra, donne d’altri tempi. Donne c’han retto case e famiglie..”
      Sei riuscito a farmi tornare alla mente alcune cose che mi aveva raccontato il mio babbo di quando era un ragazzino. Grazie.

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      • pelato
      • pelato

      • 4 luglio 2014 at 12:49

      eh mannaggia a te @aurelius mi hai quasi commosso e qsto mi ha fatto oltre a ripensare ai miei nonni pure al fatto che si sono nato proprio in un periodo fortunato

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      • aurelius
      • aurelius

      • 4 luglio 2014 at 12:55

      E prego e grasssie a Te Dotto’ !!! :doubleup E si che poi alla fine, chi piu’ chi meno, in mezzo ad eventi tragici o semplicita’ quotidiane, abbiamo avuto tutti nonni e ricordi ” del tempo che fu’ “… :dreaming

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      • aurelius
      • aurelius

      • 4 luglio 2014 at 13:13

      E si Pelato…siamo stati tutti fortunati, sotto quel punto di vista. vabbe’, comunque allora domani te faccio ride daje !!! ;-) :D :doubleup

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 4 luglio 2014 at 13:38

      “Tempo de guera” . Cosi lo chiamavano i muiei nonni e quelli della loro generazione che lo han vissuto il “Tempo de guera”.
      Questi sono i suoi racconti.
      Ne ho anch’io alcune di storie raccolte da nonni e prozii e affini di quel maledetto “tempo de guera”.
      Nessuna pero e bella come questa che coglie un momento tanto tragico: quel 19 Luglio al quartiere di San Lorenzo, a Roma.
      Memorie private, in questo caso familiari, che si inseriscono soavi come il pezzettino giusto nel puzzle della storia.
      Ho chiara nozione di aver saputo di questo brutale bombardamento grazie a qualcuno che a casa aveva comprato l’ LP di De Gregori “Titanic” appena uscito, avevo un 10 anni, e mi piaceva ascoltare la canzone dedicata a questi fatti, che faceva cosi: “cadevano le bombe come neve il 19 Luglio a San Lorenzo…”
      Ho letto questo racconto ierinotte e me la ha fatta venire in mente, pero, non me ne voglia il signor @FrancescoDeGregori , direi che questo racconto mi piace ancor di piu, mi anche un poco commosso se devo essere sincero. Il signor @aurelius possiede la capacita di toccare certe corde evocare immagini e “odori” che alle mie povere connessioni neuronali che fan suonare la musica della confusa memoria… :dreaming

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 4 luglio 2014 at 14:00

      Infatti ho dormito e sognato di una calda mattina d’estate di un 2-3 anni fa, l’ultima volta che son stato a Roma, che ho passato cercando la tomba di un amico mio sepolto appunto al Verano.
      Mi avevano dato le indicazioni dove trovarla ma, dato il mio proverbiale senso dell’ orientamento, mi son perso.
      Il garrire delle rondini rompeva il silenzio…appunto “tombale”…avevo la camicia incollata alla schiena e i moscerini mi martirizzavano…ma non era cosi sgradevole girare alla CdC tra quei sepolcri. Ho indugiato un bel po’ prima di prendere il cellulare “Salvato’…qua mi son perso….non la trovo! “.

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      • aurelius
      • aurelius

      • 4 luglio 2014 at 14:59

      CaVo sig AtiLeong …sono in aereoporto pronto a prendere l aereo che mi portera’ al primo raduno Trongloloidi Procioni di PV…saro breve e sgrammaticato. Grazie e ancora grazie. Accostarmi a F.deGregori oddio…mi fa paura e onore.. Vabbe che e’ figlio pure lui del folkstudio e de Trastevere…ma insomma. Tra l altro uno dei miei cantapoeti preferiti…si figuri. E quell LP ce l’avevo anch’io.
      In ultimo…io al Verano andavo spesso. Ora meno.come scendo e posso sempre. Ci sto bene. In pace rilassato. Sereno. Girare per tombe e leggere date guardare fotografie; trovare le tombe di Gassmann Petrolini della Suso cecchi d’Amico…mi fa bene. Vedere tombe di bimbi con splendidi angeli di marmo sopra un po meno. Ma tant’e’ !!! A volte mi sentivo piu vivo la che altrove.
      Ps: gli itaglioti che vanno o vengono da BG forse sono meno caciaroni. Ma molto piu odiosi e ricottari…osceni. Facciamo cmq brutta figura. Varie coppie cinesi russe e ceche che sicuramente scendono x shopping o w.e. Li guardano.si guardano. E non dicono niente. Comincio ad innervosirmi…lo sapevo. Prima o poi mi dovro curare la “sindrome ItaGlia”…o forse no.

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      • eggplant hunter

      • 4 luglio 2014 at 15:35

      aurex bel racconto il tuo cosi come gli altri sei un poeta anche te xD

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      • aurelius
      • aurelius

      • 7 luglio 2014 at 7:03

      :D Ma grasssie eggplant !!! eehhh si, PV covo di pirati, poeti e procioni vari !!! :)) :dreaming :))

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 7 luglio 2014 at 11:38

      @aurelius riesci sempre a farmi commuovere con i tuoi scritti…Credimi…Ho vissuto rigo dopo rigo, la guerra, la paura, il terrore, lo spaccato di una società così vera, essenziale e così tremendamente lontana da noi, forse più dalla mia epoca che della tua… non lo so.
      Non ho mai conosciuto i miei nonni, se non attraverso i racconti dei miei e li ho rivisti un pò nei tuoi, nella fermezza di nonna Dina e nella bontà dell’ omone Peppe. Un tempo c’ era poco e lo si divideva per molti, oggi c’è tutto e lo si vuole per se.. e, se ne vuole sempre di più. In questi ricordi c’ è la riprova che l’Amore vero, non è quello dei principi azzurri e principesse in carrozza, ma quello di persone consapevoli, che si scelgono tutti i giorni, che si sopportano con i loro difetti, che sanno rinunciare, condividere e costruire. L’ abbraccio a metà strada mi ha fatto consumare 4 fazzoletti. Sappilo.
      Io sarò pure di lacrima facile, ma tu racconti emozioni che toccano le corde giuste.
      Grazie per averci regalato questo scritto. sul serio.

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      • aurelius
      • aurelius

      • 7 luglio 2014 at 18:03

      CaVa Sig.na @whitestyle …oltre a ringraziarti sempre delle tue belle parole che sono supremo stimolo at scrivere sempre e ancora, ti dico che magari per livellare la bilancia, fatti quattro risate con la mia becera Comicita’ Demenziale ™ …e stai a posto ! ;-)
      Detto questo…aho’, e mi conosci !!! InZomma, la guerra proprio proprio vicina alla mia epoca…Maddeche’ aho !!! :O :cry :ouch Si beh, forse sono di quella generazione che e’ riuscita a ” vivere” e sentire queste storie dalla voce di chi l’ha vissute davvero…grande fortuna; per capire ed apprezzare, come dici tu, sia le grandi che le picole cose. Ridando valore al giusto, e riportando sulla terra, nella realta’, le proprie aspettative e modi di vita.
      Ripeto: per me vale di piu’ mezz’ora passata al mercato co’ ‘na vecchia che in un locale con un’insipida decerebrata o quattro insulsi cerebrolesi appoggiati al bancone del bar.
      Questione di scelte.
      Vedi, e finisco…in questo Tour breve Italiano, visto il mio scetticismo et disfattismo verso il paese natio, ho avuto dei pensieri. Oltre all’incontro coi Procioni Trongos di PV, quello che mi ha anche animato in positivo e’ stato, nonostante tutto, incontrare, parlare, vedere spaccati di vita di gente semplice, o lavoratori, o incontrare in un agriturismo sperduto vacanzieri Cechi che abitano 1km da casa mia; con un giovin garzone di cucina che era troppo surreale per esser vero… o parlare con un macellaio proprietario di un Risto nel Veronese di caccia in Est EU. Ecco, questo. A volte mi dicono che parlo troppo…mah.
      Io sento, e guardo. E continuero’ a viaggiare, finche’ ci sara’ mare e terre da scoprire…sempre per avere gente da ascoltare, per storie da raccontare.
      Chiaramente…per poi farti emozionare ! :-)

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 8 luglio 2014 at 10:49

      @aurelius volevo intendere proprio quanto tu fossi fortunato ad aver in qualche modo anche solo ascoltato queste storie… non mi sarai mai permeZZa di darti del centenario :skull anche se onestamente tu sei l’unico qui dentro di cui non so l’età eh! :-P
      “Ripeto: per me vale di piu’ mezz’ora passata al mercato co’ ‘na vecchia che in un locale con un’insipida decerebrata o quattro insulsi cerebrolesi appoggiati al bancone del bar….(…) A volte mi dicono che parlo troppo…mah” cit.
      Aurè, c’abbiamo in comune la passione per i mercanti ahaha Ottimizzo™ alla grande! Quando mi sento mancare l’aria me ne vado in campagna a trovare mia contadina/mercante preferita… Appena sono rientrata a Roma giovedì mi ha scritto che erano arrivati i lamponi e naturalmente mi sono fiondata da lei e boh… sono rientrata a casa più ricca, non solo di frutta fresca… la chiacchierata di quel pomeriggio mi ha lasciato il buon umore tutta la serata, molto di più di qualunque uscita mondana…
      Molto bello il concetto che hai espresso tra le righe… Aver voglia di ascoltare/ chiacchierare… :dreaming
      Nella società dove il mutismo regna sovrano, trovare qualcuno che ama il confronto è veramente cosa rara… Sono tutti sempre di corsa, inaciditi, incazzosi, indaffarati negli affari più inutili, sempre pronti a schivare il prossimo e a disturbarsi anche solo se qualcuno ti chiede un’ informazione… che brutta gente aurè :dontsee nun dà retta a chi dice che chiacchieri troppo… che n’hanno capito n’cazzo…

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      • aurelius
      • aurelius

      • 9 luglio 2014 at 19:25

      Signorina @whitestyle beh visto il mio splenTito stato psico-fisico, l’indubbia PellezZza fascinosa da Latrin-lover et il mio sCuardo da uomo che non deve chiedere mai, tanto e’ inutile nun me la danno :D , beh…a occhio e croce mi danno un’eta’ che spazia dai 23 ai 69 !!! Secondo il livello di Comicita’ Demenziale che esprimo in quel momento :ohplease …Comunque, piano piano, sottovoce, come siamo abituati a fare noi; mentre un giorno finisce et un altro sta’ appena cominciando :-? :Boh , le Tico che sono all’ultimo giro di giostra col 4 davanti. :Whis B-) :ar
      Si, lo so’…non li dimostro, sono forte, sono un fiorellino…si vabbe’, ok. :-] Al paese mio si dice “…Daje da magna’ la biada ar cavallo…” :dreaming
      Detto questo…vadi, vadi a prenTere lamponi in campagna, le fa’ bene. ;-)
      Et poi si…piu’ che altro ultimamente vedo che molti parlano, ma nessuno ascolta. Soprattutto pretendono di essere ascoltati in quanto portatori di verita’, sentendosi ottusamente nel giusto. Ma lei m’insegna: le Verita’ sono Piccole, impercettibili, nascoste. Bisogna avere tanta esperienza, umilta’, pazienza. E doti innate come lungimiranza, caparbieta’ e comprensione. Allora troveremo forse ancora sparse e sperse intorno a noi, quelle famose piccole fiaccole, luci tremolanti e lontane che ancora rischiareranno il mondo buio. E fortunati, gelosamente le custodiremo. Eventualmente, se l’impresa si rivelasse ardua, custodiremo noi stessi.
      Ecco lo vedi Signori’…m’hai fatto parla’ troppo !!! :)) :dontlisten :))
      :ar

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 10 luglio 2014 at 15:05

      Beh sì, non li dimostri affatto @aurelius, anche se un uomo con la tua esperienza, che scrive e pensa quello che leggo, non poteva essere certo un ragazzino ed è un bel valore aggiunto quanto l’età, più che un limite diventa un punto di forza. Sei una bella persona e io sono felice che in questo mondo virtuale sia riuscita a beccarti… :ar
      E ormai lo sanno pure i muri che per me è sempre un piacere leggere quello che scrivi…
      Le ultime righe, le ho rilette almeno tre volte e me le metto da parte, riassumono in maniera impeccabile un pò dei miei pensieri sparsi… :dreaming

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      • aurelius
      • aurelius

      • 10 luglio 2014 at 15:34

      Vabbe’ @whitestyle …ormai sono troppo vecchio e rozzo per arrossire, ma come l’avessi fatto !!! ;-) :D :youdaman
      Et il mio splenTito regalo di compleanno l’ho avuto, Signo’…grasssie !!! :clap :victory :dreaming

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 10 luglio 2014 at 15:44

      E quello che penso, davvero! :-)
      ps ma quand’è il tuo compleanno @aurelius? mica oggi e non ci hai detto niente? :ar

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      • aurelius
      • aurelius

      • 10 luglio 2014 at 16:00

      :D:-? :Boh :nono:-] :shh
      :pig :bz :Whis

      :)) :ar :))

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