• Botte da orbi a Kathmandu

    Katmandu, primi anni Ottanta, interno notte.

    Entro nell’unica grande cella della Questura, sono l’unico non orientale.

    La porta si chiude dietro di me. Due afgani grossi come due armadi matrimoniali si stanno prendendo a zuccate, in maniera sistematica, rituale. Si affrontano, con cinque o sei metri di spazio vuoto fra di loro, prendono un po di slancio, si danno una zuccata, restano a terra piú o meno storditi, poi si rialzano, tornano alle posizioni di partenza, rincorsina traballante e un’altra zuccata. Hanno due spessi berretti di lana grezza in testa, ma ció non impedisce che a ogni colpo un sordo thud! risuoni nella stanza

    Tutti gli astanti (saremo una trentina scarsa) stanno attorno a vedere.

    Lo fanno un pó di volte, fino a che uno, a terra, non riesce piú ad alzarsi e borbotta qualche cosa di inintelligibile.L’altro allora si inginocchia a fianco a lui, gli prende la testa amorevolmente, gli pianta un paio di bacioni con lo schiocco in fronte, e appoggia la testa dell’avversario sulle proprie ginocchia mentre l’altro assume un’espressione di beata ottusitá.Il “vincitore” si gira verso di me che sono proprio a fianco a lui e spicco su tutti gli altri per il mio aspetto fisico, e mi dice in un inglese con accento britannico: “He’s my dearest cousin, you know” come se fosse la cosa piú logica del mondo.

    Io, alquanto perplesso, riesco a rispondere “Of course, I quite understand”.Mentre si rivolge a me sta dando degli amorevoli schiaffi al caro cugino che sembra riprendersi abbastanza velocemente, fino a che finalmente si mette a sedere e mi fa “Perché sei qui?” Gli rispondo “Per rissa”. Si alza barcollante, mi abbraccia, l’altro mi abbraccia anche lui, sparisco fra quei due orsi durante un istante e poi mi lasciano andare piano piano, guardandomi con affetto.

    Hanno una “pezza” addosso che la metá basta. Dei Liberi Professionisti.

    Il primo mi dá una pacca sulle spalle e mi fa: “Anche noi, una rissa” e l’altro rincara “ I nepalesi sono dei fottuti fascisti”. Io “Yes, indeed”.

    A quel punto sento chiamare il mio nome dalla unica finestrina sbarrata dello stanzone. Fuori in strada ci sono i due miei amici nepalesi Bulu e Surzee che sono stati svegliati da una coppia di Roma, miei vicini di bungalow, che hanno assistito al mio arresto e ai quali feci in tempo di dire di avvisarli, prima di essere portato via.

    Mi dicono di non preoccuparmi che loro saranno con me in commissariato appena aprano al pubblico e che mi  tireranno fuori come sia.Bulu si offre di rimanere li fuori ma io gli dico di andare a riposare, con che siano qui alle 9 va piú che bene.

    Nella cella l’intrattenimento é finito, ognuno si piazza a suo agio come puó, non c’é nessun tipo di mobile, é semplicemente uno stanzone con una porta di ferro, suolo di terra battuta frammischiata a sostanze che sfidano l’immaginazione, la menzionata finestrina.Una lampadina fioca pende dal soffitto.Ci sono due angoli in fondo che sono adibiti diciamo a WC ,con una fessura nel muro al livello del suolo,che in quel punto é un pó inclinato per “l’evacuazione”. Di rubinetto manco l’ombra.

    Imito gli altri che si mettono a sedere accovacciati tipo rana, per non toccare il suolo con il corpo, e mi metto vicino ai due afgani che almeno giá so che parlano inglese e che sono fatti persi e matti da legare. Sembrano buoni elementi, e poi i ceffi del resto dei gentiluomini che aggraziavano con la loro presenza la patria galera di Katmandu in quella sera di gaudio e letizia non erano per nulla rassicuranti.

    Come si dice in Spagna “Mejor malo conocido que bueno por conocer”.

    Mi faccio uno spinello, i militari che mi hanno portato dentro non mi hanno neppure perquisito, mi hanno solo preso il passaporto e non spiccicavano una parola di inglese.Passo l’occorrente a uno degli afgani perché faccia altrettanto.L’altro intanto (il caro cugino) si é appoggiato con la schiena al muro, ha gli occhi chiusi e si trova approssimatamente fra Andromeda e la Via Lattea.E ti credo, solo con le testate c’era da stare sballato tre giorni.

    Mentre fumo, penso ma guarda che robetta, una serata da ricordare, speriamo di uscire bene da ‘sta storia…Ma come sono arrivato lí?

     A quell’epoca a Katmandu c’era il coprifuoco: adesso non ricordo di preciso ma era tipo dalle 9 di sera alle 6 di mattina o giú di lí.I nepalesi che non avesero qualche motivo plausibile per essere in giro dopo le 9 tipo lavoro in hotel, ristorante, taxista , rickshaw o simili, o motivi familiari dimostrabili dovevano stare a casa buoni buoni.

    Per strada c’erano solo gli stranieri e dei militari che le autoritá sceglievano fra chi non parlava inglese perché non disturbassero gli stranieri.

    A parte i ristoranti e i bar degli hotel, non é che ci fosse molto da scegliere come intrattenimento notturno, c’erano due grossi baracconi tipo garage ai due estremi della cittá vecchia, che si potevano chiamare, usando un gentile eufemismo, “disco-pub” o giú di lí: un impianto stereo, raffazzonato alla bell’emeglio con tutti i controlli al massimo in un lato; nel lato opposto un bancone con cavalletti e assi e un paio di frighi di funzionamento discontinuo; e sparsi qua e lá senza ordine né concerto spiccavano per la loro eleganza elementi di mobiliario, di stile che definirei “eclettico”, dove la fórmica e la plastica facevano bella mostra di sé accanto al legno e i vimini.

    Forme e colori per tutti i gusti e… per tutti i consumi eheheh

    Gli avventori, gente perbene per caritá, formavano a loro volta capannelli e salottini improvvisati spostando l’eccelso mobiliario a loro piacimento.

    Lo spazio libero restante, che cambiava forma continuamente, accoglieva i leggiadri movimenti di alcuni astanti che, semidistrutti, e persa ormai ogni cognizione del tempo ma non dello spazio, esprimevano le loro emozioni con la danza.

    Piú che “Il lago dei Cigni” era, nella maggior parte dei casi, danza molto “freeform” e alcuni cattivi spiriti, privi di senso estetico, lo chiamavano “Il pantano dei facoceri”, ma erano solo malignitá che giravano. Pure fandonie.

    Allora girassi dove girassi durante il giorno, se eri un@ viaggiatore alla sera andavi e venivi fra questi due pregiati stabilimenti per diversione e anche per trovare soddisfazione ai sani istinti d’accoppiamento carnale.

    Dei militari fuori dalla  porta vegliavano sul quieto vivere del luogo, pronti in caso di problemi di ordine pubblico.Per il resto muti e a cuccia, e i proprietari dei locali li trattavano piuttosto bene, com’é facile immaginare.

    Andandoci spesso (unicamente per curiositá antropologica, non pensate male che vi conosco), feci conoscenza con uno dei camerieri di uno dei due locali che parlava bene inglese e voleva imparare un pó l’italiano. Una sera mi viene con i lacrimoni, spiegandomi una storia che sua moglie é incinta all’ospedale, non ha i soldi per le medicine e rischia di perdere il bambino.

    Mi chiede una cifra relativamente piccola, adesso non ricordo, ma come non so 50/60 dollari di allora, che pero in rupie erano mooolti soldi.

    Pensate che mangiare a un ristorante di un hotel di lusso costava come 5 dollari al cambio dell’epoca, uno normale anche 50 centesimi, un bungalow bello con giardino costava 3/5 dollari al giorno.E ce n’erano anche da meno.Insomma che gli dó i soldi piú che volentieri.No pasa nada.

    L’indomani io e la mia fidanSata appena conosciuta da una settimana, Kate l’australiana, rossa con le lentiggini, tipo Nicole Kidman ma piú in carne, ce ne andammo a Pokhara, (all’epoca poco piú di un villaggio) con il suo bellissimo lago. L’idea era di restare solo 2 o 3 giorni ma ci piacque cosí tanto che dopo due giorni decidemmo restare un po di piú e fare un trekking da lí verso le montagne circostanti, con altre tre ragazze e un ragazzo, anche loro australiani, incontrati sul posto.

    A me oltre che il posto piaceva lei, rossa, occhioni verdi, pelle bianco latte.Era molto docile ed entusiasta a letto e giá dalla prima sera mi aveva lasciato volentieri che le depilassi la patatina, lasciandole solo un cuoricino rosso di peli cortissimi sul Monte di Venere. “Beautiful and yummy!” dissi al terminare. “You are a pussy artist!” fu ció che disse Kate. Poi …Scusate, sto divagando.

    Risulta che avevamo lasciato la maggior parte dei soldi in cassaforte da me a Kathmandu, per non viaggiare con tutto il malloppo: allora bisognava ritornare a Kathmandu a prenderne un pó per poter allungare la permanenza a Pokhara.

    Pokhara esterno giorno, tardo pomeriggio,  fermata taxi per Katmandu.

    Il tassista dell’ultimo viaggio verso la capitale ha un solo posto e l’idea é  che Kate rimanga con gli amici a Pokhara, io vado ora a Katmandu, arrivo di sera, la mattina prendo i soldi e domani a mezzogiorno sono di nuovo lí.

    Arrivo come previsto a Katmandu di sera, verso mezzanotte:Sono da solo e mezzo sobrio e non ho nulla da fare, quindi vado dritto dritto a uno di questi locali, non quello dove lavorava il mio amico, ma l’altro.

    Chi ti trovo al banco vestito a festa come un Tony Montana?

    Sí, il cameriere. Non mi vede. Lo lascio lí, prendo un taxi fino al locale dove lavora, mi dicono ha il giorno libero, chiedo se é sposato e mi dicono di no.

    Grosso sbaglio, cameriere.

    Torno con lo stesso taxi all’altro locale, vado dritto al banco, lo giro, perché é di spalle, lo saluto con un bel sorriso e gli do un cazzottone nel plesso solare che si ammoscia sul posto.Lasciando da parte le regole di fair play del marchese de Coubertin gli rifilo sportivamente qualche calcione prima di essere immovilizzato dagli astanti Non si alza, ha la faccia insanguinata, respira a fatica. You asked for it, mate!

    Qualche benefattore é andato a chiamare i militari che sono sulla porta, i quali chiamano una barella e mi chiedono il passaporto e il gerente del locale fa da traduttore e mi dicono che ció che fanno in questi casi é portare lo straniero in commissariato fino alla mattina seguente quando viene un ufficiale che parla inglese.Vado con loro in questura. Fine del “flashback”.

    La nottata passa senza pena né gloria, é scomodo non potersi  allungare al suolo, molti lo fanno, ma sono quelli quasi piú sporchi che il suolo…

    Alla mattina appena arriva l’ufficiale mi fanno passare, mi dice se voglio un té, annuisco, mi versa un té con latte da un termo che era giá vetusto quando lui era un neonato.Esce, si mette a gridare e appaiono i due militari che mi hanno arrestato, i miei amici e un tipo che non conosco.

    Cominciano a vociferare tutti insieme in nepalese e i miei amici sembrano inveire contro lo sconosciuto.Intuisco che dev’essere un parente del tipo che ho picchiato.

    Il pòliziotto dá un ultimo grido, stabilendo chiaramente chi é il Pavarotti della situazione, fa uscire i militari, i miei amici e il tipo li fa sedere dietro di me, in modo che non li vedo in faccia, e io sono davanti alla scrivania. Pura tecnica FBI,suppongo.

    Lo sbirro mi dice che il cameriere é all’ospedale con una costola incrinata e due denti rotti e vuole sapere perché l’ho picchiato. Glielo spiego e lui mi dice che dovevo denunciarlo alla polizia e non farmi giustizia da solo.

    Gli dico che se mi avesse aggredito faccia a faccia da uomo  a uomo e mi avesse portato via anche di piú, magari lo potevo anche perdonare, almeno era venuto di fronte ed era stato piú forte, ma che approfittare delle mia amicizia no, e meno che meno con una scusa cosí meschina.

    Il parente dice qualcosa e il poliziotto annuisce.Mi dice “Facciamo cosí, tu puoi denunciarlo per truffa, peró lui ti puó denunciare per aggressione e ció che la gente ha visto nel locale é stato che tu sei entrato, gli sei andato davanti e lo hai picchiato.Allora tu gli dai qualcosa per le medicine e l’ospedale e lui non denuncia te e te non denunci lui.”

    Io rispondo che non penso dargli un soldo e che si spenda quelli che mi ha sottratto, ma che sono disposto a pagare una multa…

    A quel punto un osservatore malizioso avrebbe potuto pensare che io strizzassi l’occhio al poliziotto, ma é solo un tic che mi viene ogni tanto, specie in certi posti e davanti a certe divise…

    Il poliziotto mi dice aspetta un momento e si lancia in una arringa in nepalese al parente, si alza e sempre sbraitando lo accompagna alla porta.L’altro va via a capo chino, senza osare rispondere alle sue grida e i miei amici fanno grandi mostre di approvazione.Non mi fa nessuna pena, né lui né lo stronzo all’ospedale.

    Surzee  mi sussurra: lui  ti chiede 100 dollari, tu gliene dai 30.Il poliziotto si risiede, prende un blocchetto e mi fa: “La multa é di 100 dollari.” Io, che ho veramente voglia di andarmene, tiro fuori 4 biglietti da 10 dollari, li metto sul tavolo e faccio per alzarmi. Mi dice “Dove vai?” io gli dico “Se mi risiedo ne prendi dieci in meno” e aggiungerei  “Guarda che sono cresciuto in Marocco”, ma probabilmente non sa nemmeno dov’é.

    É Bulu che gli dice qualcosa e mi appoggia la mano in mezzo alla schiena spingendomi soavemente mentre tutti e due si alzano e usciamo.Nessuno ci dice nulla fino in strada.Sono contento, ho sonno, voglio farmi una doccia con varichina.

    Ma ora mi ricordo degli afgani.Vi posso assicurare che io, cazzotti a parte, sono sempre stato uno stupido sentimentale ed ho diverse cicatrici che lo dimostrano.

    Dico ai ragazzi che voglio rientrare e loro mi dicono “Sei scemo o lo fai?”. Spiego loro che c’erano ‘sti due tipi che mi stavano simpatici e che ci sono abbracci ed “Abbracci” e che in guardina, se sinceri, valgono ancora di piú.

    Bulu, é chiaro, non é in sintonia con il mio sentimentalismo e mi guarda con faccia da giocatore di poker del piú malfamato saloon di Dodge City.

    Surzee alza gli occhi al cielo, e dice che con me non rientra, ma da solo sí.Rientra, va a parlare con qualcuno e ritorna e mi dice “Il poliziotto vuole 50 dollari per farli uscire tutti e due”. Chiedo cosa hanno fatto e risulta che hanno la doppia nazionalitá inglese e afgana e viaggiano con passaporto britannico.

    Dei militari, al vederli alquanto “allegri” li hanno fermati, e al vedere i passaporti inglesi hanno pensato che fossero falsi. Allora li hanno invitati a seguirli in questura, loro si sono negati, i militi hanno chiamato rinforzi e durante il loro trasporto al commissariato i due cugini hanno picchiato i primi sette militari che hanno cercato di arrestarli fino a che altri tre hanno puntato loro i fucili addosso.

    Allora é chiaro che sono dei galantuomini di prima categoria.

    Gli do i 50 dollari e dopo una mezz’oretta i due afgani escono e andiamo a festeggiare. Bulu e Surzee che sono assai piccoletti, dapprima li guardano con timore reverenziale, ma non tardano a fare amicizia anche loro.Appena arrivati al loro alloggio mi ridiedero subito i soldi.

    Non arrivai a Pokhara fino all’indomani sera, con relativa preoccupazione della dolce Kate, ma questa e ún’altra storia…

    Ah, a proposito: no, non volli mai chiedere loro a cosa si dovesse lo strano rituale dellle zuccate, a volte il fascino delle cose é proprio non conoscerle del tutto. O no?


    Luporosso ha scritto anche:



      • oasiall

      • 27 aprile 2014 at 0:35

      Che storia luporosso io per fortuna al fresco non ci sono mai stato speriamo bene che mai mi ci portino :-) mi viene in mente la canzone di rino gaetano a katmandu c eri tu una cosa del genere ahahahah

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      • Matt
      • Matt

      • 27 aprile 2014 at 0:48

      Eccezionale questo racconto Luporosso! E scritto veramente bene. Mi sono segnato la frase “espressione di beata ottusita’”. E poi complimenti, pensare di tornare indietro per aiutare i tuoi due nuovi amici significa avere tanto cuore e tante palle!

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    • Eccellente Sir Luporosso, eccellente!
      Meravoglioso racconto davvero… :dreaming

      Tra l’altro per quei pochi afghani che ho avuto modo di incrociare quà e là, ho sempre avuto l’impressione che si trattasse di bella gente…di certo non poveri di Spirito.

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      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 27 aprile 2014 at 1:48

      Bella storia Luporosso, cazzo che storia. Oh mi dici come cazzo fai a scrivere in blu :Boh

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      • CCSP
      • CCSP

      • 27 aprile 2014 at 2:27

      Effetti Speciali targati Luporosso!
      Gran bel racconto, ancora più bello perchè al di fuori dei circuiti classici :clap

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      • dragodoro
      • dragodoro

      • 27 aprile 2014 at 6:52

      Veramente complimenti… :clap Luporosso,bella anche l’esposizione i blue color :dreaming

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      • aurelius
      • aurelius

      • 27 aprile 2014 at 9:16

      Eehhh si, il gommoso nero del Nepal, e della zona tutta. Una volta c’era la filastrocca…” fuma bene fuma sano fuma solo pakistano( o Afgano, etc) ;-)
      Muy bien hermano…un classico di una notte da giramento di palle d’un Pirata; sperando sempre che il Dio della Follia ci guardi e protegga !!! :D
      :clap

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    • :)) Un’altra perla del nostro Luporosso, meravigliosamente colorita da espressioni favolose:
      :)) si trova approssimatamente fra Andromeda e la Via Lattea.”
      Grande :clap :clap :clap tra l’altro adoro il rosso fuoco della tua scrittura, non so come fai a farlo, come blu, ragazzi, avete fatto a testate pure voi? :-?

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      • Zest
      • Zest

      • 27 aprile 2014 at 10:47

      Compare Luporosso, mi hai fatto fare un viaggio a ritroso nel tempo, Khatmandu la conobbi nel 2003, 10 giorni in solitaria , alloggiavo in un hotel in Tamel , il quartiere turistico pieno di negozietti, stupa e ristorantini, la sera andavo all’Hotel Radisson dove all’interno c’era il casino ed una miriade di freelancers indipay. Io me li ricordo che anche allora c’era il coprifuoco e dopo le 10 non si poteva andare in giro , ma avendo li degli agganci di figure un po’ losche passavamo nei posti di blocco facendo dei piccoli regali,ehehhhe. Complimenti per il racconto ;-)

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      • luporosso
      • luporosso

      • 30 aprile 2014 at 12:58

      Grazie @oasiall, @Matt, @LittleTruths, @DrMichaelFlorentine, @CCSP, @dragodoro, @aurelius, @epicuro, @Zest
      Grazie di cuore. Ne ho ancora tante di storielle, solo che ‘sti giorni mi manca il tempo, e, francamente, quando mi loggo rimango incantato con tutti i vostri posts e il poco tempo che ho se ne va leggendo con gran piacere.

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