• Cuba – Come sarebbe a dire? Parte II°

    Devo dire che le cose tra me e la mia fidanSata cubana non è che funzionarono bene per molto.  Trascorremmo una bella decina di giorni assieme andando in giro e godendo della vacanza, poi dovetti rientrare in Europa per onorare degli impegni di lavoro e dopo due settimane a lavoro ultimato ritornai a Cuba con volo di ritorno a un mese. Purtroppo, dopo un paio di settimane assieme in casa di lei il tutto andò a puttane.
    Mi dispiacque molto, ovviamente, e mi sarebbe piaciuto che le cose andassero diversamente ma questo fu ciò che passò il convento.

    Quando ci mandammo a fare in culo, mi feci i bagagli e me ne andai in albergo e fu per caso che mi ritrovai a bazzicare la città di Guantanamo assieme a Cesar.
    Ce ne andavamo alla piscina dell’hotel, a mangiare al ristorante, poi alla sera uscivamo assieme a trollare i locali alla ricerca di vittime che irrimediabilmente finivano nella mia camera d’albergo, che oramai dividevo con Cesar giacché era provvista di due letti da una piazza e mezza l’uno e né io né lui né tantomeno le vittime sacrificali eravamo a disagio nel compiere sacrifici umani in presenza di terzi.
    Ancora mi sento un po’ in colpa se penso agli ospiti dell’hotel che alloggiavano nelle stanze adiacenti, nonché in quelle del piano di sopra e quelle del piano di sotto…in quelle notti avranno pensato che stavano demolendo il fottuto edificio per quanto casino eravamo capaci di fare con i due letti che sbattevano all’unisono contro il muro della stanza.
    Una notte eravamo rimasti senza acqua da bere, e Cesar mi chiese le chiavi dello scooter per andare alla pompa di benzina a comprare una bottiglia d’acqua.  Io che ero troppo stanco, scoppiato ed in postumi di ubriachezza per muovermi acconsentii e rimasi in stanza con le due vittime sacrificali a sonnecchiare in attesa che Cesar tornasse con le bottiglie.  Tardò molto.  Troppo.

    Rientrò di punto in bianco nella stanza in penombra che pareva un cazzo di zombie; tutto stracciato, sfondato e che sanguinava dalla testa ai piedi.
    Little, compay…
    “…ma che cazzo è successo?”
    …un incidente….ho fatto il botto con lo scooter…

    Lo stronzo non sapeva nemmeno guidare, s’era fatto prendere dall’entusiasmo e come risultato s’era cappottato da solo nel bel mezzo di un rettilineo e quasi s’ammazzava.
    Totale del danno allo scooter circa 350 $…e vabbé.

    Un paio di sere dopo, attorno a mezzanotte ero in stanza alle prese con un gran bel sacrificio umano quando squilla il telefono.
    Mi fermo, rispondo, era Cesar;
    Little, compare…
    “…che c’è Cesar? Sono occupato…”
    Scusami compare…è che sono qui nella discoteca dell’hotel ed ho incontrato una ragazza delle mie…volevo chiederti se posso offrirle una birra e metterla sul conto della stanza…
    “…ok Cesar, va bene…non c’è problema, fai pure…ci vediamo dopo!”
    Ok, grazie compare…

    Alle tre di notte a sacrificio compiuto riaccompagno la donzella a casa sua e me ne vado a la salida, che era il punto di ritrovo ultimo dove tutti i nottambuli convergevano a fine serata, e dove sapevo che avrei trovato sia Cesar che il resto della combo del barrio della mia (ex-)fidanSata in cui oramai ero di casa.
    Non scendo nemmeno dallo scooter che già noto un certo brillo negli occhi di tutta la paranza.  Sembravano tutti felici e contenti, ed essendo questa Cuba, il tasso alcolico del sangue che scorreva nelle loro vene sicuramente aveva parecchio a che fare con tutto ciò.  Saluto un po’ di gente.  Que bola asere?  Sono tutti strafatti, ubriachi fradici.  Mi trovo evidentemente nel bel mezzo dell’epilogo di un party di quelli buoni.
    Cesar mi si avvicina; Little, compare…devo dirti una cosa…
    “…che è stato Cesar?”
    …niente compare…tutto bene…solo che il conto della stanza…penso di aver esagerato un po’…
    “…come sarebbe a dire che hai esagerato un po’, Cesar?”
    …niente, è che ho esagerato un po’…ho offerto un po’ da bere in giro agli amici…
    “…come sarebbe a dire che hai offerto un po’ da bere agli amici?…che tutti questi mangia merda si sono ubriacati a spese mie per caso?”
    …beh, in un certo senso si, compare…ho offerto da bere a tizio e caio e simpronio (nomi di amici comuni) ed il conto è lievitato un po’…
    “…che vuol dire “lievitato un po’”?…a quanto ammonta il conto?”
    …beh, compare, non so di preciso, ma saranno sessanta dollari…

    “…SESSANTA DOLLARI???”

    Mi caricai Cesar sullo scooter, lo portai al bar dell’hotel ed appurai che in effetti il conto ammontava su per giù a quella cifra lì.  Mi girarono le palle di brutto.  Dinnanzi al barman diedi a Cesar del mangiamerda, gli rammentai che lui mi aveva chiesto il permesso di offrire una birra alla sua ragazza e non di darsi alla pazza gioia atteggiandosi a narco a mie spese, e per questo io avrei pagato dieci dollari di quel conto che aveva generato ed il resto se lo sarebbe sciroppato lui come meglio credeva.

    Cesar intanto non smetteva di frignare come una ragazzina, lamentandosi del fatto che lui quei soldi lì non sapeva dove trovarli.  Io non facevo altro che ripetergli che avrebbe dovuto pensarci prima di fare lo stronzo, e che adesso erano cazzi suoi.

    Cesar continuava come un disco rotto e a me oramai  fuoriusciva il vapore ad alta pressione dalle orecchie.  Tiro fuori dalla tasca una banconota da dieci e la poso sul bancone vicino al conto.  Ripeto per l’ennesima volta a Cesar le ragioni della mia decisione e mi giro per andarmene.  Cesar come se niente fosse mi viene dietro e ripete per la milionesima volta una delle sue patetiche fregnacce, a quel punto mi schizza davvero la nervatura, mi giro d’un botto verso di lui mentre esclamo “Ya està!” e gli azzecco uno schiaffone in faccia di quelli buoni.

    Cesar rimane stecchito; perde i sensi, il suo corpo dà una mezza giravolta e cade lungo lungo sul pavimento.  Io senza nemmeno guardarlo mi giro, esco dall’hotel, salgo sullo scooter e me ne torno alla salida. 

    Passa un’oretta e Cesar non riappare.  Nel frattempo un paio dei suoi amici più stretti che erano alla salida quando sono tornato senza di lui si erano insospettiti nel non vederlo rientrare ed arano andati a cercarlo.  Dopo un po’ decido che ne ho avuto abbastanza e che voglio andarmene a dormire.  Il mio buon amico Tito salta in sella assieme a me e mi accompagna, tanto per essere sicuri che non ci siano sorprese ad attendermi all’hotel.

    Manco a dirlo, arriviamo all’hotel e nel parcheggio ad attenderci di sorprese ce ne sono eccome.  C’è quel gran cornuto di Cesar, ci sono i suoi due amici più stretti e c’è anche quel grandissimo cornuto di suo padre.  Inizia la discussione.  I toni si alzano, la situazione si surriscalda.  Questi sono tutti mezzi ubriachi ed io non ho voglia di dargli troppa retta così mi giro e faccio per andarmene nell’hotel…mi dirigo verso le scale antistanti all’ingresso quando sento il botto di un sasso grosso quanto un pugno che dopo avermi sfiorato si impatta sulle scale.  Mi fermo, mi giro e vedo quei tre stronzi di Cesar e i suoi amici che mi si avvicinano brandendo dei coltelli tipo da macellaio.  Cazzo, mi dico…guarda un po’ stì ubriaconi che cazzo stanno combinando!

    Grazie al Cielo il buon Tito non sta lì a guardare, e quando scoppia la colluttazione c’è lui a guardarmi le spalle.  Tito è amico d’infanzia di questi scimuniti, e non ha niente da temere da parte loro.  I tre vigliacchi pur essendo armati esitano ad avventarsi su di me frontalmente, ma avendone sempre un paio dinnanzi ce n’è sempre un altro che alle mie spalle sferra pugnalate, che vengono prontamente deviate da Tito.  Nella commozione uno dei deficienti addirittura colpisce di striscio un altro di loro, ed anche Tito purtroppo si becca un graffietto di striscio.

    Lo staff dell’hotel si è raggruppato in cima alle scale ed è lì a guardare come se niente fosse…al ché io grido; “…llamen a la policìa!!!” nel frattempo la colluttazione continua, senza grossi contatti a dire il vero, ma inizio a vedermela brutta con questi deficienti ubriaconi che si fomentano l’un l’altro a suon di …picalo! Picalo!!
    I momenti trascorrono lenti, mi guardo tutto attorno perché so che questi vigliacchi non aspettano altro che l’occasione giusta per colpire alle spalle, nel frattempo il portiere dell’hotel da sopra alle scale mi suggerisce “scappatene sopra nella stanza!” …mi sembra una buona idea per prendere tempo e così alla prima occasione mi divincolo e me la do a gambe in direzione dei piani alti nella speranza che questi deficienti ci pensino bene prima di portare questo show all’interno dell’albergo, specialmente sapendo che la polizia è stata chiamata.

    Sfreccio su in camera e mi chiudo dentro.  Passano due minuti e sento un botto alla porta, afferro una sedia e mi paro nel bel mezzo della stanza, poi di nuovo  BBBAAAM e la porta che viene giù.  Dove fino ad un attimo prima c’era la porta adesso c’è quel cornuto di Cesar con in mano un coltello che sembra una spada da samurai e dietro di lui il suo amico con in mano un sasso grosso quanto una palla da rugby.  Mi avvicino all’entrata brandendo la sedia manco fossi un domatore di leoni mentre grido qualcosa del tipo; “…ma che cazzo state combinando, deficienti!?!?!” i due fanno per entrare ma grazie alla sedia riesco a farli indietreggiare.  Continuano a volare insulti.  Cerco di temporeggiare giocandomi la carta del “parliamone!” e proprio nel momento in cui i due deficienti posano le armi tadaaan!…spuntano fuori gli sbirri che ci caricano tutti in macchina e ci portano in centrale.

    Per farla breve, le armi si erano volatilizzate e tutti noi abbiamo portato avanti la tesi di essere nient’altro che amici che dopo aver alzato un po’ il gomito non si sono resi conto del bordello che stavano combinando ma che in fondo non era niente di male.

    Io sono stato rilasciato quello stesso giorno ma l’immigrazione ha trattenuto il mio passaporto, mentre i ragazzi furono rilasciati il giorno seguente.

    Essendo temporaneamente privo di documenti non ho potuto far altro che rimanere in città ed accettare la sfida di una mulatta con un culo da premio Nobel a chi sarebbe riuscito per primo a far dire basta all’altro.

    Devo ammettere che ce n’è voluto tanto di impegno; ma dopo una settimana, proprio a coronare la mia ultima notte a Cuba mentre eravamo seduti alla terrazza dell’hotel finalmente ha issato bandiera bianca dichiarando candidamente quanto segue;

    Basta. Mi arrendo, mi hai ucciso…mi son dovuta mettere due supposte antinfiammatorie nella figa e una nel culo…mi bruciano finanche le palle degli occhi.

    Così fu, che in una vacanza iniziata bene e ricca di prospettive trasformatasi poi in un autentico disastro la Vita tornò a farmi l’occhiolino appena prima che iniziassero a scorrere i titoli di coda.


    LittleTruths ha scritto anche:



      • Conte di Cesa
      • Conte di Cesa

      • 7 dicembre 2012 at 7:41

      :D formidabile !
      Stava virando in tragedia e n e ‘ scaturito un record positivo :D

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      • dionisio
      • dionisio

      • 7 dicembre 2012 at 9:11

      Non c’e’ storia …. In quei posti per quanto ti vedono come un amico la vena approfittatrice esce sempre a galla….
      Non bisogna mai giudicare ….anche se la cosa fa girare le palle …. Devo dire che il fatto che siano tendenzialmente buoni non li scusa dal cercare sempre di fotterti un po’ …
      Cmq grasse risate come sempre fratello…… Dilla tutta pero’ …la mulatta alla fine …in realta’ si chiamava carlos e quello con le supposte eri tu….. :D :D

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      • :)) Ti piacerebbe, vecchio pedereasta in crosta di sale che non sei altro!!! :bz
        Ebbene no, in realtà quella mulatta era il nostro amico Shadow, alias
        CortoMaltese,

        ! :rotfl

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      • CortoMaltese
      • CortoMaltese

      • 8 dicembre 2012 at 4:19

      LittleTruths,

      Mi sento chiamato in causa, nonostante non abbia mai solcato tali mari, ma se il notr oCpt. vuole due botte fatte bene, onorerò gli ordini assignati

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      • ElCristo
      • ElCristo

      • 8 dicembre 2012 at 5:10

      Porco mondo, ma anch’io sono finito in galera in Dr, non so com’e’ paragonato alla galera cubana, ma la mia era veramente una brutta esperienza, comunque bella storia, come al solito complimenti

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      • Beh, in galera vera e propria non ci siamo arrivati….ci siamo fermati alle celle di sicurezza della “questura” locale.
        Immagino comunque che la galera cubana non debba essere esattamente come l’hilton, comunque! :D

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      • CCSP
      • CCSP

      • 9 dicembre 2012 at 16:11

      So’ che vado controcorrente….ma sto Cesar e un grande! : :))

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