• Cuba – Come sarebbe a dire? Parte I°

    Nell’arco di un paio di giorni il mio migliore amico aveva perso la vita in un’incidente stradale ed un altro era stato ucciso con più di una dozzina di proiettili alla testa.  Passavo le giornate intere chiuso in casa in solitudine a pianger via l’anima; mi sciacquavo la faccia, uscivo per andare in palestra oppure a qualche appuntamento di lavoro o a fare la spesa e poi tornavo a casa e continuavo a piangere e piangere e piangere.  S’ha da essere proprio dei cani rabbiosi per infierire in quel modo contro l’umanità di una persona quando basta molto meno per togliere la vita, ma tant’è…questo fu ciò che passò il convento.

    Eravamo in pieno agosto ed Amsterdam era noiosa a non finire.
    I giorni passavano ed io ero sempre più depresso; tanto che ad un certo punto avevo iniziato a credere che, senza un perché né un come, anche la mia esistenza fosse giunta all’epilogo.  Un giorno, poche ore prima di imbarcarmi su uno dei soliti voli, inviai un messaggio a mio fratello confidandogli dov’è che tenevo nascosto il malloppo nel caso in cui l’aereo fosse precipitato.
    Meh… …cazzo e come stai messo! fu ciò che mi rispose.
    Allora divenne lampante che dovevo cambiare aria per un po’ e vedere di rimettermi in sesto mentalmente perché altrimenti ero bell’e affondato.

    Pensai di andare a far visita alla mia fidanSata colombiana, ma bastò un’occhiata al costo dei voli per farmi cambiare idea; …stìcazzi!…con tremila euro mi ci voglio fare l’intera vacanza, altro che solo il volo!  Trovai una buona offerta per Cuba, non c’ero mai stato prima e pensai massì; a Cuba di rum ce n’è in abbondanza, di zoccole pure…vada per Cuba!

    Il caso volle che una mia amica cubana in Olanda mi chiese il favore, sapendo che di solito viaggio leggero, di imbarcare con me una valigia di vestiario da consegnare ai suoi figli a Cuba giacché i ragazzi avevano messo su un piccolo commercio di abbigliamento per sbarcare il lunario.  No problem, le dissi.

    L’aereo atterra all’aeroporto di Varadero, ritiro i bagagli ed esco.  Ad aspettarmi lì davanti trovo i ragazzi; lei avevo già avuto modo di conoscerla in Olanda sebbene non in senso biblico, lui invece mi apparve da subito un simpaticone.  Mi ci volle ben poco per rendermi conto di essere caduto in un tranello; questi due mattacchioni s’erano presi la briga di affittare un’auto, trovare un’autista (un negrone grosso e muscoloso che sembrava King Kong, visto che nessuno dei due era provvisto di patente) e sciropparsi all’incirca sedici ore di viaggio per venire dal lato opposto dell’isola a darmi il benvenuto, recuperare il bagaglio che avevo portato e soprattutto dirottare spudoratamente la mia vacanza che sarebbe dovuta essere all’insegna delle spiagge e dei puttanifici tropicali per convertirla in una esperienza di vita reale cubana.

    Lei era molto carina; il tipo di mulatta per cui generalmente vado fuori di testa; slanciata, pelle chiara, labbroni carnosi ed occhi tirati, gran ballerina.  Quando ci conoscemmo in Olanda avevo ben altro per la testa e non le prestai troppa attenzione; ma eravamo rimasti bene in contatto ed ora che ero lì, complici la mia fame di vita per sfuggire alla morte ed il livello di confidenza instauratosi tra noi iniziai da subito ad immaginarmela come mia potenziale fidanSata per il prossimo futuro.

    Pranzammo in un ristorante turistico lì a Varadero e senza perder tempo saltammo in macchina; io, la mia futura fidanSata, il mio futuro cognato e lo scimmione palestrato.  Macinammo strada cubana per una decina di ore fino al tramonto quando, essendo completamente esausti da così tante ore di viaggio tra volo ed auto, decidemmo di fare sosta per la notte nel ridente pueblo di Las Tunas, laddove trovammo due camere in affitto in due case private differenti; una per me e lei, l’altra per il cognato e lo scimmione.  Ero francamente a pezzi e mi sarei addormentato lì seduta stante; ma considerando che ce ne sarà in abbondanza di tempo per riposare in fondo al mare dopo che la Balena mi avrà portato via, e che il cognato e lo scimmione sembravano alquanto ansiosi di fare un giro per il paese; mi feci una doccia, mi vestii, diedi un se beccamo dopo alla fidanSata sonnolenta ed uscii a fare quattro passi con i ragazzi.

    Giriamo in auto, ci guardiamo attorno fino ad incontrare un punto di ritrovo con un po’ di movimento.  Parcheggiamo la macchina e scendiamo.  C’è un botto di gnocca in giro ed il posto promette bene.  Prendiamo tre birre, il tempo di aprirle e fare qualche sorso mentre ci guardiamo attorno e BAM! ci ritroviamo in dolce compagnia.  Non arriviamo a finire la prima birra che già stiamo discutendo sul dove e come.  Il problema è che siamo in tre maschietti e le nostre nuove amiche sono solo due.  Da buon compagno di squadra propongo pertanto di imboscarci tutti e cinque in un’unica stanza così che ognuno possa accomodarsi come meglio crede, ma il cognato sembra un po’ restìo all’idea…che so io, sarà timido?

    Prendiamo un’altra birra a testa mentre socializziamo un po’, poi andiamo a mangiare qualcosa e visto che oramai barcollo per il sonno e la stanchezza appena finito lo spuntino propongo di recarci verso gli alloggi o altrimenti mi sarei addormentato.
    Alla fine io mi sistemo in una stanza con una, King Kong nella stanza affianco con l’altra, ed il cognato si rimette in macchina e va a cercarsi una vittima tutta per lui.
    Mi sento confuso, no so se barcollo per la stanchezza o se sono già ubriaco o tutt’e due, ma poco importa; entriamo nella stanza da letto e ci diamo dentro di brutto senza perder tempo.
    Dai e dai, gira e rigira, tira e spingi, dai e ridai e sono così stanco che in più di un’occasione mi si chiudono gli occhi e quasi perdo conoscenza e mi addormento nel bel mezzo dei lavori in corso.  Sto letteralmente morendo di sonno; non ho nemmeno voglia di scopare a dire il vero; lo faccio solo per questione di etichetta.  Dopo un po’ mi dico che è ora di concludere e comincio a darci dentro più forte che posso; dai e dai e dai e dai senza tregua ma non arrivo da nessuna parte; continuo a darci dentro fino a che mi manca il fiato.  Fa caldo, sono stanco, ho sonno, voglio dormire.  Mi sento come quando addormentato al volante ho fatto il botto in autostrada e voglio togliermi a questa davanti; cerco di concludere ma proprio non ce la faccio, nel frattempo dalla stanza da letto siamo arrivati fin dentro al bagno.  Ci provo in tutti i modi ma niente e allora mi arrendo, la mollo, affannato mi sfilo il preservativo e le dico …non ce la faccio, lasciamo stare che è meglio….non posso proprio… ed inizio a sciacquarmi la minchia nel lavandino.

    Lei la prende come una questione d’onore e, da seduta sul cesso e scopata fin dentro i buchi delle orecchie, esclama qualcosa tipo …come sarebbe a dire non puoi proprio?…cos’è che non puoi?…eh? cos’è che non si può???  in un tono di sfida.

    Cos’è che non si può, eh???

    E’ un attimo; la sollevo dal cesso, me la metto in braccio e la infilzo a pelle dandole dentro duro e veloce in un ultimo folle sprint disperato finché vedo la luce alla fine del tunnel e le svuoto le palle dritto dritto in pancia.

    Così come il mio io assopito si risvegliò all’impatto frontale dell’auto contro il guard-rail in autostrada, alla stessa maniera un sussulto della mia coscienza presa dal panico non appena finisco di venire mi strilla da dentro ..oohhh!!! ma che ccazzzo stai combinando????

    Cerco di calmare la mia coscienza chiedendo alla tipa se prende la pillola ma lei mi fa …no, non la prendo la pillola.

    Come non detto…beh, prendila domani!

    No, ma non ti preoccupare…non sono mai uscita incinta…

    Come sarebbe a dire “non sei mai uscita incinta”?  Quanti anni hai?

    Diciannove…e come ti ho detto non sono mai uscita incinta prima…e se casomai dovessi uscire incinta di tuo figlio, beh, lo partorirò!

    Aeh…vabbé và…questa è fusa…lasciamo perdere.  Mi butto sul letto e mi assopisco, e lei che si accosta affianco a me.

    Sarà passata una mezz’oretta quando sento i ragazzi che mi chiamano dalla finestra.  Era ora di andare.  Il cognato aveva trovato pane per i suoi denti ed era andato a segno, eravamo tutti contenti, così riaccompagnammo le ragazze nel loro quartiere, la tipa mi lasciò il suo numero di telefono scritto su un foglietto che buttai da finestrino non appena ci allontanammo ed era ormai l’alba quando risalendo barcollante le scale della casa in cui avevo la stanza con la mia fidanSata incontrai la padrona di casa che mi guardò sorridente.  Con un ghigno incontenibile stampato sul volto esclamai …che paesello di matti questo qui! mentre scuotevo la testa da un lato all’altro in negazione.

    Entrai in stanza senza far rumore, mi tolsi i vestiti di dosso e mi accostai alla mia fidanSata addormentata abbracciandola da dietro e dandole un bacetto della buonanotte sul collo.

    Fu un sonno breve, infatti dopo una manciata di ore ci alzammo e ci rimettemmo in viaggio alla meno peggio verso casa; destinazione Guantanamo.

    Arrivati a casa per prima cosa voglio farmi una doccia.  Mi mostrano il bagno, mi riempiono un secchio d’acqua con dentro un secchiello per versarmela addosso e via.  Nella penombra del bagno noto nel bel mezzo del muro in muratura grezza una tarantola, nera, immobile, piuttosto minacciosa.  Mi rimetto l’asciugamano attorno alla vita e vado in salotto in cerca della fidanSata e lì la trovo, sul divano conversando con le amiche.

    C’è una tarantola grossa così nel bagno…posso ucciderla?

    Certo che devi ucciderla! Che razza di domanda è questa?

    …e che ne so…l’ho vista così a suo agio nel bel mezzo della parete e così sicura di sé che ho pensato la tenessi come animale domestico!

    La tarantola morì ed io mi feci la mia doccia cubana.

    Dopo qualche ora arrivò la notizia che c’era bisogno di un permesso dell’immigrazione per poter io restare ospite in casa loro, altrimenti si rischiavano multe e finanche l’arresto della fidanSata in caso di un malaugurato controllo, e così fu che decisi di andarmene in albergo ad approfittare della calma per recuperare un po’ di tutto il sonno perduto nei giorni e notti precedenti.

    La fidanSata disse che non mi avrebbe lasciato andare solo e che sarebbe allora venuta con me in albergo, ma io le risposi che no, che avevo bisogno di dormire e che sarebbe stato meglio se fossi andato da solo.  La fidanSata era una di quelle che se la tirano un po’, comprensibilmente peraltro; e non potevo esimermi dal tirarmela un po’ pure io, così che me ne andai da solo in albergo a dormire sonni tranquilli.

    Mi chiamò il cognato nel cuore della notte, vaneggiando qualcosa, ma io lo scaricai al volo dicendogli che si; che effettivamente erano le quattro o le cinque del mattino e che stavo dormendo, pertanto che non rompessero i coglioni.  L’indomani a pranzo venni a sapere che mi avevano chiamato, lui e King Kong, perché con la mia auto avevano rimorchiato roba tipo cinque o sei puttane e volevano invitarmi alla carneficina ma ahimé…quella me la persi.

    Trascorremmo la giornata facendo festa in piscina con gli amici del quartiere e dopo un breve sonnellino ristoratore ci preparammo alla sera per andare in discoteca, tutti lindi e pinti ed in particolar modo la fidanSata che era davvero ineccepibile.
    Approfittammo del reggaeton per strofinare un po’ quel bel culetto con questo pacco e mi dissi che era arrivato il momento di mettere finalmente in moto quella giostra, così che a fine serata ma non troppo tardi mi feci riaccompagnare da King Kong in albergo ed uscito dall’auto mi rivolsi a lei, porgendole la mano dissi; vieni con me.

    Vidi i suoi occhi scintillanti nella penombra dell’auto fermarsi nei miei e dopo un attimo di esitazione la sua mano raggiungere la mia e stringerla con fiducia.  Attraversammo la hall dell’albergo e poi il corridoio fino all’ingresso della stanza tenendoci per mano, in un silenzio leggero quanto pieno di trepidazione.

    Se solo si potesse premere pause appena conclusasi la prima volta per poi passare direttamente alla scena successiva in un altro luogo e con un’altra persona allora i nostri ricordi sarebbero carichi di momenti belli e magici e poco o niente ci sarebbe in noi delle amarezze e delle disillusioni che il conoscere qualcuno a fondo inevitabilmente porta con se.  Si lascerebbero comunque piccoli pezzetti di cuore qua e là, ma questi sarebbero tributi pagati dall’anima all’esperienza per qualcosa di bello e si guarderebbe a quei pezzetti di cuore lasciati qua e là lungo il percorso con tenerezza e senza rimpianti.  Non si darebbe il tempo alle donne di spingere gli uomini a diventare dei filosofi e le donne stesse non avrebbero tempo a sufficienza per sentirsi sole ed incomprese.

    In questo si che è bello vivere da nomade tra alberghi e varie dimore temporanee; se sei fortunato non ti da il tempo di affondare nei posti e nelle persone abbastanza da coglierne ciò che di male e di brutto tutti quanti noi ci portiamo dentro.  Arrivi, dai quello che hai, prendi quello che puoi e prima che arrivi l’amaro te ne sei già andato per mai più ritornare.
    Magari funzionasse sempre così.

    Ma tornando a noi in quella stanza d’albergo dell’hotel Guantanamo nella città di Guantanamo nella provincia di Guantanamo dell’isola di Cuba sul Pianeta Terra, ricordo il suono della porta che si chiude ed i nostri corpi che si avvinghiano e si accarezzano nel bel mezzo della stanza…piccole verità sussurrate nel momento in cui si è perso il controllo delle emozioni…i bottoni della camicetta che si sbottonano e la zip della gonna che scorre fino alla fine della corsa…sgancio e sfilo il reggiseno…mi tolgo la camicia e lascio cadere i pantaloni mentre non smetto di baciarla.  La sollevo e la stendo con delicatezza sul letto mentre le mie impronte digitali schedate e pregiudicate percorrono chilometri sulla sua pelle.
    Mi soffermo sul basso ventre, le afferro le mutandine quando…
    He, hey…mi dispiace…ma non possiamo…ho il ciclo!

    Cazzo.

    E va bene dai, non fa niente…facciamolo lo stesso, non m’importa.

    Noooo…macché facciamolo lo stesso?  Che schifo!

    Ma come che schifo?  Non fa schifo a me e fa schifo a te stessa?

    Certo che si…è una cosa schifosa!

    Ma dai, su…che sarà mai!

    Nooo…non se ne parla proprio

    Oh, ho cercato di convincerla in tutti i modi.  Non c’è stato niente da fare.  Niente di niente.  Irremovibile.

    Nel frattempo mi ero sfilato gli slip ed ero pure già mezzo parato.  Prendo atto che non c’è niente da fare ed allora le dico …e vabbé và…fammi una pompa… mentre mi sposto sul materasso in modo da metterla faccia a faccia con il suo nuovo aspirante amico per la pelle.  Lei e il pipistrello monocolo si scambiano un’occhiata, l’espressione sul suo viso si fa corrucciata, alza lo sguardo verso di me e fa…no, macché? Io non le faccio ste cose…

    Che mi venga un colpo prima di mò! Come sarebbe a dire che non le fai ste cose????

    Ma qui è differente che in Europa…ed io non so farlo nemmeno…qui non tutte le fanno ste cose, ed anche tra gli uomini ce ne sono tanti che non usano la bocca sulle donne…etc etc & bla bla bla…

    Intanto tra me e me penso…Dio Serpente dove cazzo mi sono andato a cacciare stanotte, mannaggia a me e a quando sono nato…
    Provo anche senza troppa convinzione a convincerla che c’è sempre una prima volta per tutto etc etc ma oramai l’atmosfera è andata completamente in malora e mi rassegno alla seppur momentanea sconfitta.  La scena dev’essere stata piuttosto toccante perché d’un tratto lei si sente in colpa, si dice dispiaciuta e si offre di farmi una sega, al ché la mando simpaticamente a cagare dicendole che se devo farmi una sega preferisco farmela con le mani mie, che una sega non me l’han mai fatta e che non sarà lei a sverginarmi a pugnette stasera.  Mi infilo gli slip, e mi ficco nel letto buttandola un po’ sul dialogo e sul bonding emotivo, per così dire.

    Per altre due notti mi sottomisi alla immane tortura di dormire nel letto con lei in completa castità; ma quando alla quarta notte finalmente smise di pisciar sangue…allora si che davvero le passai sopra come un carro armato pareggiando in un colpo solo tutti i conti in sospeso.

    Continua…


    LittleTruths ha scritto anche:



      • johnGT
      • johnGT

      • 29 novembre 2012 at 19:12

      gran be racconto come al solito little, anch’io mi accinngo a prenotare per cuba..

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      • Grazie mille JohnGT, é sempre un piacere. :yea
        In bocca al lupo per Cuba, e spero di riuscire un giorno a leggere un tuo contributo! :-)

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      • mierenneuker
      • mierenneuker

      • 29 novembre 2012 at 21:27

      Bella però quella della tarantola, un giorno raccontero dei 100+100 km fatti per comprare la carta igienica :-)

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      • gnocchettaro
      • gnocchettaro

      • 29 novembre 2012 at 23:12

      C’è una linea sottile fra il didascalico e il prolisso, spesso si tende a cadere nella seconda condizione, solo pochi individui riescono a non fare il nullo e a calpestare la pedana nel punto esatto. Ecco … questo è il biglietto da visita di Little… il salto una volta è corto, una volta è lungo, altre volte puo’ addirittura rappresentare un vero record…ma non cade nell’ ingenuità di compiere il passo piu’ lungo della gamba, evitando cosi di scoordinare la sincronia delle falcate che lo porteranno a fare la pedana perfetta.
      E come accennato in altro topic, munitomi di stuzzichini in quantità, mi sono immerso nell’ idillio di questo racconto. :ar

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    • Bellissimo racconto come sempre Capitano, personalmente sono fuggito dall’Avana a CayoLargo, posto da coppiette, per evitare l’infarto. I tuoi due amici magari stanno leggendo quello che scrivi, non possiamo saperlo. Passando a cose meno serie, mi permetto di farti un appunto: alla fine hai infranto la legge 16/1 del codice di procedura PENale, che impone alla donna l’obbligatorietà di provocare lo svuotamento testicolare in caso di mestruo, e la tua stanchezza non ti giustifica. Nella speranza che cio’ non si verifichi più ti rinnovo i miei complimenti.

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      • :)) Eh, lo sò Caro mio, lo sò…quanto alla violazione del codice in questo caso non posso far altro che rimettermi alla clemenza della corte adducendo la responsabilità dell’accaduto al coinvolgimento emotivo e sperando che il pedigree del Vostro umile servitore non venga macchiato da questo episodio disdicevole.
        Questo fu ciò che passò il convento.
        :rotfl

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    • Assolto con formula piena perchè il reato non sussiste :rotfl

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      • capitan_ninja
      • capitan_ninja

      • 30 novembre 2012 at 18:32

      Ciao Fratello Little!!! son tornato, son tornato… un grande saluto a tutti e complimenti per l’evolversi del sito e come sempre, per le bellissime storie e racconti che scrivete… vi ho sempre seguito ma sono stato occupatissimo… é un periodo que la mia vita é molto intensa e spero veramente di avere la possibilitá di buttar giu qualcosa perché le storie si stanno accumulando B-) Ate logo

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      • Fratello Caro, ci sei mancato un botto ed é bello rivederti a bordo… :ar …e dico rivederti perché sapevo che c’eri anche se non ti si vedeva… :skull
        Siamo tutti curiosi di sapere che acque navighi ultimamente ed aspettiamo i tuoi scritti con ansia!
        :star

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      • Conte di Cesa
      • Conte di Cesa

      • 8 dicembre 2012 at 23:57

      “al ché la mando simpaticamente a cagare dicendole che se devo farmi una sega preferisco farmela con le mani mie, che una sega ….”
      …..formidabile LT , incredible , non siamo in Europa :)) :)) …..de puta madre

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