• La mia prima volta; Bolivia

    Mi svegliarono gli squilli del telefono, di prima mattina in una calda giornata di fine novembre.

    Questioni di lavoro.

    S’ha da andare in Bolivia, ci stai?  Certo che ci sto, quando?  Subito, ti stanno già aspettando lì.  Ho lasciato il passaporto in Olanda, mi tocca passare a prenderlo…che giorno è oggi?  Venerdì.  Dovrebbe esserci un volo attorno a mezzogiorno, fammi controllare un attimo e se è così ci vediamo all’aeroporto tra un paio d’ore! Ok, a tra poco allora…

    Lasciai l’Italia quello stesso giorno che pareva estate, partii nel primo pomeriggio da Napoli per atterrare un paio di ore dopo ad Amsterdam che sembrava essere su un altro pianeta; nevicava.  Quarantotto ore dopo atterravo a São Paulo Guarulhos e dal finestrino dell’aereo in fase di atterraggio ebbi modo di constatare che questa metropoli si estendeva sin dove la terra iniziava a fare il giro…ergo, non se ne vedeva la fine.  Durante la manciata di ore che avevo da perdere prima della coincidenza per la Bolivia feci anche due passi fuori all’aperto, per vedere un po’ che aria tirasse in questo fantomatico Brasile…ed era primavera.

    L’aereo di AeroSur era mezzo vacante e nei cessi c’erano delle scritte in due idiomi; uno era il castillano, l’altro era una lingua inintelligibile fatta di simboli simili a quelli che nei fumetti occupano le nuvolette dei personaggi che stanno smadonnando di santa ragione.  Ah! Una delle hostess era un essere di una bellezza tanto rara che non saprei come descrivere se non come una Barbie Flamenco; alta e slanciata, pelle olivastra con capelli corvini e lisci tirati all’indietro e raccolti in un moño, labbra carnose, occhi cinesi ma grandi, zigomi alti…una cosa imbarazzante.  Ancora non ero atterrato ma già mi piaceva questa Bolivia, anche se devo ammettere che mi piacque un po’ di meno nel momento in cui uscii dall’aereo e subii l’impatto del caldo afoso con tutta la forza schiacciante dei suoi quaranta gradi centigradi.

    La guida, Miguel, un distinto signore cicciottello e brizzolato coi baffetti, venne a prendermi e mi accompagnò in hotel; mi disse che sarebbe tornato qualche ora dopo per portarmi a cena e, se avessi voluto, a fare un giro per la città.  Certo che volevo!
    Come da copione, trascorremmo la serata cenando a base di carni argentine in uno dei migliori ristoranti di Santa Cruz de la Sierra; La Casa del Camba; dopodiché ci andammo a rintanare in uno strip-club/puttanaio che va con il nome di Curry Show.
    Bel posticino, non c’è che dire…caratterizzato da quella giusta dose di squallore e da quella atmosfera sopra le righe con i suoi lustrini e le sue lucette e le donnine seminude che ti accoglie mettendoti gradualmente a tuo agio con l’aiuto dell’alcool fino a che non ti senti assolutamente a casa.
    Fu una bella serata quella lì…ero per la prima volta in Sudamerica e mi sentivo come sul set di un film di azione o di avventura dove niente era vero davvero ma in cui tutto era possibile.
    Mi sentii vivo.

    Manco a dirlo, se fossi stato uno serio avrei dovuto fare il vaccino per la febbre gialla all’incirca sette/dieci giorni prima del viaggio, ma siccome il preavviso che mi era toccato prima della partenza era di un paio d’ore e niente più sarà facile immaginare come io abbia potuto venir meno su questo aspetto della faccenda.
    Nondimeno, alla prima mattina utile il buon vecchio Miguel mi accompagnò al centro medico per la punturina e poi di seguito in un ufficio per ottenere il certificato della vaccinazione.

    Una manciata di ore dopo eravamo al lavoro, nella selva fuori città, esaminando pezzi di artigianato locale in una specie di capanna fatta di rami e di un impasto secco di fango e paglia con tetto di lamiera e pavimento di terra battuta, con dei buffi rospetti variopinti che saltellavano qua e là nella penombra e tutte le zanzare della Bolivia che mi bersagliavano senza sosta né pietà mentre mi chiedevo se avrebbero fatto prima le zanzare a mettermi dentro questo male oppure il vaccino a rendermi immune da esso.

    Ecchettelodicoaffare. Tempo un paio di giorni ed iniziarono le febbri ricorrenti accompagnate da forti mal di testa ogni sera.

    Una sera prima di andare a cenare ero seduto con Miguel bevendo birra in una wiskerìa per pochi di buono (stile peggiori bar di Caracas) appena fuori dal centro di Santa Cruz de la Sierra; tavolini e sedie di plastica sul marciapiede di un’arteria principale, coperti da una tettoia di lamiera, un juke-box contro il muro, di quelli moderni, con tanto di schermo grande…

    Arrivò una banda di 5 o 6 ragazzini che siederono ad un tavolo e comprarono due birre grandi…(tecnicamente non avrebbero potuto alla loro età), iniziarono a bere e mettere monete nel juke-box della wiskerìa, anch’esso sulla strada, che pompava musica hip hop americana a tutto gas.

    Passarono un paio di straccioni destituiti che mai hanno posseduto un paio di scarpe in vita loro e si fermarono lì davanti ad ascoltare la musica; uno straccione in sedia a rotelle passò ad elemosinare gentilmente ed io gli diedi un paio di dollari alché lui mi disse; “Gracias papà!”…intanto arrivò un altro straccione che evidentemente doveva essere un fanatico di quel genere di musica e/o un finissimo estimatore della vita in generale, che si mise a ballare sul bordo del marciapiede mimando i cantanti del rap che i ragazzini stavano passando a tutto gas nel juke-box.

    I ragazzini non erano da meno e sembravano godersi la vita e la musica…la musica pompava a pazzo e sembrava di essere in una discoteca…lo straccione ballerino oramai aveva preso il volo e stava letteralmente sognando; ballava e si muoveva con una convinzione ed una passione che quantomeno credeva di essere lui Puff Daddy cantando in playback di fronte ad una marea di gente che avevano pagato per vederlo.

    Passarono un paio di minuti ed io mi godevo la scena alla stragrande mentre bevevo la mia birra; ad un certo punto la musica s’interrompe e lo straccione ballerino si ferma; guardo al tavolo dei ragazzini e le bottiglie di birra sono vuote mentre loro si stanno rivoltando le tasche fuori dai pantaloni in cerca di qualche spicciolo…
    Sembrava fosse terminato lo spettacolo tutto d’un tratto.
    Inutile a dirlo, chiamo la cameriera ed ordino una birrona per ogni ragazzino, e le dò una manciata di monete perché possano continuare ad ascoltare musica e la fiesta riparta subito alla grande…

    lo straccione continua a vivere il momento alla stragrande…era magro, abbastanza giovane ma di un’età inquantificabile in quello stato, sporco e pieno di calli da paura ed indossava nient’altro un paio di stracci.

    Ballava quella sera sul bordo del marciapiede nella periferia di Santa Cruz de la Sierra in Bolivia ad un centimetro dalle auto che passavano, aveva gli occhi chiusi ed il viso rivolto verso l’alto ed in quel momento era il Re del Mondo…in quel momento lui era l’autentico polo nord; era on top of the world ed il mondo girava tutto intorno a lui.

    Dopo aver rimpinzato la mia anima di quella visione celestiale mentre ringraziavo tutti gli dei ed i demoni per avermi fatto capitare lì, mi alzai, lasciai a tutti una manciata di monete perché la fiesta continuasse e me ne andai a mangiare un pollo arrosto con patate e platano fritto per contorno.

     

    Questo fu uno dei momenti più memorabili raccolti qua e là in giro per il mondo, carico fino all’estremo di quell’atmosfera surreale per cui io vado matto e che mi fa sorridere l’anima.

    Un altro momento niente male fu quando una notte in un boliche eravamo completamente ubriachi e Miguel tornò dal bagno con i pantaloni tutti bagnati…”Miguél, ma che cazzo hai fatto, ti sei pisciato addoso?”…ebbene si; si era abbassato la zip dei pantaloni e ne aveva tirato fuori un testicolo mentre il pene era rimasto dentro e lì si era liberato del suo carico ad alto contenuto alcolico…non so come ho fatto a non pisciarmi addosso anche io a quel giro lì.

    Quanto alla mia febbre gialla, i disturbi si protrassero per più di un mese ma non fu niente più che febbri ricorrenti ogni sera accompagnate da mal di testa.  Sfoggio il fatto d’essermi preso la febbre gialla come una ferita di battaglia e ne sono in un certo senso orgoglioso.

    Quanto alla Bolivia, durante i giorni della mia permanenza Miguel mi raccontò delle meraviglie di questa terra selvaggia ed io mi ripromisi che sarei tornato un giorno e l’avrei visitata tutta da cima a fondo…quel giorno non è ancora arrivato a quanto pare, ma continuo a portarmi dentro il ricordo della mia prima avventura in questo meraviglioso continente e la Bolivia a distanza di anni e giri del mondo continua ad avere un posto speciale nel mio cuore…con la gentilezza e la pacatezza della sua gente, l’immensità e la desolazione dei suoi paesaggi, i sapori particolari della sua cucina, la bellezza e sensualità delle sue donne dai piedi piccoli, con le sue carni del monte, con i suoi locali notturni in cui è così facile sentirsi bene, con la sua birra Huari, con i suoi ex-narcotrafficanti che negli anni ottanta possedevano aerei privati ed oggi lustrano scarpe nella Plaza de la Catedral, con le sue auto di seconda mano importate dal Giappone che ancora portano le scritte in giapponese, con i suoi negozietti Coca Social, con la sua terra rossa e polverosa, con i suoi quaranta gradi centigradi, con i suoi cambisti in nero che ti contano i soldi e son ottocento…poi li conti tu e son settecento…poi li ricontano loro e son ottocento, ma li riconti tu e son settecento e così vìa finchè prima o poi non diventano ottocento anche in mano a te e non solo in mano a loro, e con tutto il resto che ancora non conosco…

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


    LittleTruths ha scritto anche:



      • dionisio
      • dionisio

      • 2 novembre 2012 at 17:20

      Cacchio……. Ed io che come ultima spiaggia nella vita pensavo di andare a fare il narcotrafficante in terra boliviana.
      Gia mi vedevo col villone, la piscina, le girl,circondato dalle fedeli guardie del corpo e pronto a fuggire sul proprio jet privato…
      Invece oggi finirei a lucidare le scarpe sulla piazza grande……
      Un’altro sogno infranto….
      Bel viaggio caro little e come al solito ben scritto….sembrava di essere seduto al tuo fianco quando suonava il juke-box.

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      • …heheheheheh…te piacerebbe fare il narco in Bolivia eh? :bz
        Scherzi apparte, mi pare proprio che in Bolivia, così come in altri paesi dell’america latina, si possa campare niente male pur senza essere un narcotrafficante internazionale con tanto di jet privato sempre pronto alla fuga…

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      • dionisio
      • dionisio

      • 3 novembre 2012 at 18:19

      LittleTruths,

      Hehehehe….. Ma vuoi mettere il fascino :dreaming del narcotrafficante…….
      Gia’mi vedevo come il grande Al Pacino ….. Pieno di donnine nel villone….. B-)

      Ora se penso al narcotraffico mi viene in mente uno straccione che pulisce le scarpe……. :Boh
      Un’altro sogno infranto …..hahaha

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 7 novembre 2012 at 23:16

      Ps ma gli accompagnatori che trovi sono sempre di questo stampo?:D hahhah che personaggio anche il buon Miguel :D
      Il racconto è meraviglioso.. riprendo le parole di Dionisio, sembrava di essere seduto affianco a te:).. chissà un giorno se visiterò mai questa terra!

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      • …hehehehe…. Carissima! …ebbene si, a quanto pare le guide che il buon Cielo mi manda in giro per il mondo si assomigliano un pò tutte… :-P
        Se mai dovesse passarti per la testa di fare un salto da quelle parti, dimmelo, che magari ci si può organizzare… :dreaming

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 8 novembre 2012 at 0:17

      LittleTruths,

      la scena della zip è mondiale hahah quasi alla stregua di quella dellaceretta :skull
      ps oh yes! magari mi decido e opto pure per la barca a vela :ar

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    • bellissimo posto la bolivia… ci andai circa 13 anni fa e quasi per sbaglio….

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