• Perché ‘questo é il thriller, thriller di notte

    ( Titolo da google traduttore, sulle note cantate da Michele Giacobbi )

    Al ricorrere della notte di Ognissanti,
    mi sovviene di raccontare alle Loro Signorie un fatto occorsomi alcuni anni or sono.
    Tra noi hommeni grandi e cor pelo sur petto della paura , specie della paura irrazionale fatta di sepolcri notturni, spettri e quant’altro di similari amenitá si fa questione di applicarvi sopra giuste e legittime grasse risate. Ma poi succede il giorno, anzi la notte che…..
    La sera del 21 di Novembre dell’ anno 2012 dell’ era cristiana ventura vuole che mi trovassi nella remota provincia Gallese del Carmarthenshire, precisamente nel villaggio di Laugharne ( si pronuncia Larn peró ):
    Che cazzo ci facevo lá? Beh, diciamo che che non ero in gita di piacere: in veritá non mi era mai passato per ll capo di visitare il Galles ma gli “affari” o meglio gli affannosi tentativi di risollevare le mie finanze che in quei giorni versavano in condizioni davvero preoccupanti mi avevano portato fin laggiú.
    Chiarisco questo perché possiate avere una idea dello stato d’animo con cui mi aggiravo per quelle contrade.
    Un amico mi ospitava per qualche giorno in una farmhouse della campagna circostante: di quei posti dove con la bella stagione fanno le feste e i matrimoni, ma siccome si era in Novembre i cottage erano tutti vuoti come le mie tasche, in uno mi ci sono infilato io: ringrazio ancora il buon cuore di Junior, amico di quelli anche nella cattiva sorte, cuoco e momentanemente pure custode dello stabilimento:
    una fattoria nel silezioso nulla, tra autunnali prati fangosi, muriccioli di pietra grezza e al massimo lo sfilare di qualche belante gregge in lontananza per ravvivare un ambiente sul quale poco dopo le quattro del pomeriggio calavano dense le tenebre, con un buio pesto cosi buio che non vedevi neanche i il tuo uccello che pisciava contro l’albero.
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    Quel 21 di Novembre dopo aver sbrigato le mie faccende in mattinata a Carmarthen mi trattenni a bighellonare qualche ora per le vie della cittá nel primo dopopranzo constatando che il posto, a conferma dei miei pregiudizi, presentava davvero poche attrattive : un castello medioevale come tanti e malgrado certe versioni della leggenda Arturiana la indichi quale terra natale del Mago Merlino Carmarthen non é nient’altro che un anonimo paesotto di un 15000 anime tra le quali peraltro ho constatato poco o niente di figa in giro ( so che ci tenete a questi particolari, ci tengo anch’io ).
    Mi si prospettava quindi una serata in solitudine, che il mio amico aveva da lavorare fino a tardi ( una cena da allestire ) che programmai di passare nel rustico ( nel senso proprio di sciattamente squallido ) pub al centro del villaggio di Laugharne che peró aveva un enorme schermo gigante dove assistere il grande match di Champion’s League tra Manchester City e Real Madrid mentre buttavo giú due o tre pinte di birra e mettervo nello stomaco una britannica schifezza qualunque.
    Presi l’autobus all’imbrunire e arrivai a Laugharne che era giá scuro.
    Il villaggio di Laugharne é invece luogo abbastanza pittoresco:
    é dominato dall’ imponente rudere di un grande castello normanno del XIIIº secolo dalle alte mura che vigilano una vasta e piatta area lagunare che sfuma sulle grigie acque del Bristol Channel
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    Ed é stato ( l’ho scoperto lá) il luogo dove ha a lungo vissuto e tratto la sua inspirazione artistica lo scrittore Dylan Thomas. Di cui non ho mai letto un cazzo, per inciso. Ma che deve essere l’idolo di un certo Robert Zimmerman di Duluth, Minnesota che gli ha preso il nome per diventare una leggenda del rock e vincere pure un nobel per la letteratura. Che il povero poeta e scrittore gallese, schiattato ad appena 39 anni e i cui resti mortali si trovano nel cimitero locale, non ha vinto mai.
    Pure gli autori del fumetto Dylan Dog hanno usato il suo nome per creare il detective dell’ incubo o come cazzo lo chiamano.
    Sia come sia, alle 6 di quella sera di Novembre le strade del villaggio erano scure e deserte.
    Le rovine del castello si imponevano come lugubri ombre sullo spiazzo al centro del villaggio.
    Piovviginava a intermittenza, sferzava un vento umidiccio ma non eccessivamente freddo e mi pareva presto per infilarmi giá nel pub.
    E da camminatore tenace che sono ho intrapreso una passeggiata notturna per il paese, esplorando per esempio la affascinante stradina che costeggia a sud le mura del castello e guarda la laguna che vedete nella foto. Mi é sempre piaciuto camminare la notte. La linea costiera era completamente invisibile ma nel silenzio potevo sentire il ritmico infrangersi delle onde sulla spiaggia. Ricordo ancora che pensai che l’ambiente era perfetto per dare inizio a una bella e sinistra storiaccia di pirati ( e in quei di non conoscevo ancora cotesto sitarello…).
    La partita cominciava alle 19.45, ma giusto per ambientarmi mi avviai con una mezz’ora di anticipo al modesto edificio bianco al cui pianoterra c’era il disadorno pub dove ero stato due sere prima, quando ero arrivato in zona.
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    Dietro al balcone la stessa moretta rotondetta sui 20 anni, non certo una gran bellezza ma dotata di una sua fresca e spontanea simpatia di ragazzotta di provincia acqua e sapone e dai lineamenti tutto sommato regolari e gradevoli. Trombabile. Specie in un tale desertico contesto.
    Sono l’unico cliente.
    Ordino una birrozza e prendo posizione a un tavolo.
    Alla tv danno l’isola dei famosi. Versione locale, ovviamente. Con una Simona Ventura British e le immagini di uomini e donne a me sconosciuti in costume da bagno che berciano sulla sabbia sotto le palme. Faccio finta che mi interessi e bevo la mia birra e dopo n’altra ancora, che avevo sete.
    Ma il tempo passa, un paio di avventori vanno e vengono ma il locale continua squallidamente vuoto.
    Mancano un 10 o 15 minuti al line-up della partita e comincio a preccuparmi.
    Butto giú l’ultimo sorso di birra e vado dalla moretta al balcone ad informarmi.
    No, qua la partita non la facciamo.
    E sai dirmi se c’é qualche posto dove possa vederla qui in paese ?
    Gentile mi indica come raggiungere un altro pub.
    ( ah, c’é n’é n’altro di pub in sto buco ? – penso io )
    Dovevo risalire la strada dietro al castello e poi prendere una laterale che mi spiega quale.
    Mi affretto su per la strada in salita che esce dal paese per vedere di non perdere l’inizio della partita.
    La stradina é davvero di quelle che se non te lo dicono, non ti viene in mente di prendere perché quasi non la vedi dalla strada principale, ma dopo qualche passo identifico l’insegna del pub.
    Ottimo, entriamo.
    E bello pieno, piú fine e arredato nello stile ortodosso delle public house di britannia.
    Neanche un tavolo libero, poco male, sono tutti qua a vedere la partita!
    Vado al balcone e ordino n’altra birra a un baffo rosso con gli occhiali.
    La televisione c’é, non tanto grande, ma c’é.
    Spenta peró.
    Vedrai che ‘mo il baffo l’accende, mi penso io.
    È indaffarato e non mi va di importunarlo subito. Sorseggio la mia birra, provo birre di marche che non conosco. Buone peró.
    Ma la televisione resta spenta e non la caga nessuno, comincio a preoccuparmi quando….
    All’improvviso il panico:
    Il baffo con il suo elegante accento molto “old style” intima con britannica cortesia di far silenzio alla gentile clientela.
    E un irreale silenzio attento si impadronisce del locale.
    Guardo per la prima volta la folla che mi circonda: gente di mezz’etá misturata a giovani, a un tavolo ci sono pure due tipe sui 25 anni conciate rigorosamente in stile punk anni che furono
    ma pure loro in diligente attesa di istruzioni dal baffo. Hanno davanti carta e penna.
    Tutti hanno davanti carta e penna.
    Non faccio a tempo a chiedermi che cazzo stia succedendo, che il baffo spara la prima domanda:
    na roba tipo “quali sono i colori della bandiera della repubblica d’Irlanda”.
    Orrore!
    Oggi é il giorno che fanno il quiz a premi nel pub e la tv non la accenderanno MAI.
    La situazione comincia ad avermi qualcosa di irreale.
    La partita ormai di sicuro é giá iniziata.
    E io qua, da solo in mezzo a questi strambe creature che la sera vanno al pub per….giocare a Mike Bongiorno.
    Bevo la birra e li guardo, e mi sembrano piú esotici degli indios amazzonici in mutande con la faccia pitturata e arco e frecce che ti offrono statuette scendendo dalla palafitta.
    Ma al primo momento propizio, una pausa del gioco, faccio un cenno al baffo e chiedo della partita.
    Anche lui gentilissimo mi informa che la dovrebbero dare in un altro local, un hotel mi par di capire:
    per spiegarmi meglio la strada esce perfino dal pub assieme a me.
    Mi indica di continuare su per la stradina e continuare dritto dritto dopo che questa curva a sinistra. Su proprio in cima alla collina, dice.
    Mi par di capire che non sia proprio vicinissimo ma che si possa fare.
    Anche perché a sto punto l’alternativa era continuare nel pub del Mike Bongiorno rosso, tornare dalla moretta a vedere l’isola dei famosi o girare a cazzo per ore e restare a digiuno.
    Mi incammino per la miseranda stradina, che mi ricorda quelle di certi tristi paesetti alpini.

    Cobbled Street Laugharne Carmarthenshire

    Cobbled Street Laugharne Carmarthenshire

    Dopo qualche passo sono immerso nel buio piú assoluto: non una luce dalle finestre, nessun lampione. Solo a tratti la fioca luce lunare, quando la pallida falce riusciva a farsi strada tra la scura e minacciosa nuvolaglia trascinata dal vento.
    La strada peró a un certo punto curva a 90º come il baffo aveva detto.
    Non ci sono piú case e la strada ha smesso di salire.
    Mi pare di aver davanti a me un tratto dritto e piano.
    Intravedo piú avanti ombre di alti alberi. Avanziamo.
    Alla mia destra ho appena un muricciolo basso che mi arriva alla cintura.
    Butto l’occhio da quella parte.
    Oltre il muricciolo la luna mi illumina una serie di lapidi, alcune delle quali anche un poco storte e dall’ aspetto trascurato.
    graveyard-at-night

    Il vento soffiava facendo stormire lugubremente le cime degli alberi.
    Pensavo che ste robe non riuscissero a impressionarmi, invece mi sentii poco a mio agio.
    Mancava solo la nebbiolina bassa rasoterra. Per il resto era uguale al cimitero
    cui Michael Jackson con la fidanzatina passa a fianco uscendo dal cinema nel famosissimo videoclip.
    Per esorcizzare la mia stupiditá cominciai a canticchiarne il refrain musicale ridacchiando da solo.
    Ma era per farmi coraggio.
    Anche perché il moonwalk non l’ho mai saputo fare e neanche son bravo a produrmi in balletti tutti scatti cantando in falsetto.
    E non ero neppure provvisto di boccoli e occhioni innocenti come la negretta carina che accompagnava il noto cantante.
    Ero decisamente un’ altro video.
    Meno male che non era tanto grande.
    Ammetto che, senza volere, accellerai un poco il passo e in breve ebbi la teoria di lapidi alle mie spalle.
    La strada tornó a salire decisamente, adesso con alti alberi austeri ai lati.
    Non riuscii a impedirmi di guardarmi alle spalle un paio di volte mentre mi allontanavo dal camposanto.
    Anche perché il vento adesso fischiava abbastanza forte spazzando via il fogliame e agitando rumorosamente i rami degli alberi facendo muovere le sinistre ombre di questi sul terreno.
    Cammin, cammina mi trovai di fronte alla cancellata, spalancata, del “non mi ricordo cosa” Inn.
    I pilastri del portale in stile vagamente neogotico a ribadirmi la situazione da horror b-movie in cui ero.
    Anche perché vedevo sí parecchi bungalow sparsi davanti a me. Ma senza un minimo di segnale di vita.
    Non c’era in giro proprio nessuno.
    Neanche un cane.
    E meno male in questo caso, perché in sto tipo di situazioni a volte i cani sono una noia ben piú concreta degli zombie.
    Almeno per quel che consta dalla mia modesta e personalissima esperienza.
    Una casupola tipo guardiola c’era e mi ci avvicinai: chiusa, sbarrata, scura, silenziosa e senza speranza.
    Almeno qualche fioca illuminazione lí c’era peró: agli incroci delle strade all’interno del recinto.
    “Vai fino in cima alla collina” mi aveva detto il baffo.
    E in effetti la salita si fece piú aspra.
    Salii e salii.
    Ignorai un grande incrocio con dei segnali che mandavano a certi servizi per i turisti ospiti ma che ti spedivano giú dalla collina sulla destra verso la costa.
    In cima alla collina, ha detto.
    E in cima alla collina, stanco e pure sudato dopo un po’ ci arrivai.
    La strada e i bungalow finivano.
    E c’era solo un parco giochi con giostrine per bambini le cui giunture metalliche cigolavano ciclicamente, spinte dal vento.
    Una fastidiosa pioggerellina fina mi bagnava le lenti degli occhiali, riducendo la qualitá della mia visione.
    Ma qualcosa che sembrasse un locale pubblico dove sedersi e vedere la partita in TV era evidente che lí non c’era.
    Avevo in veritá incrociato lungo la salita un paio di bungalow con le finestre illuminate, ma che facevo ? gli bussavo ?
    Mi sedetti a riposare un attimo alla base dello scivolo.
    Il tutto era cosi lugubre e stupidamente assurdo che non sarebbe stato cosi spropositato se a quel punto mi fosse apparso davanti un tipo con la maschera da portiere di hockey sul ghiaccio e na motosega in mano oppure uno con la faccia sfigurata e certi artigliozzi alle mani.
    Ma non mi restava che tornare indietro.
    All’ incrocio stavolta peró guardai meglio le indicazioni.
    Una diceva “lodge”.
    Vuoi vederre che…..seguo l’indicazione.
    Un edificio di legno a due piani, alcune macchine parcheggiate fuori una insegna e fineste illuminate.
    Entro.
    Alla mia sinistra si apre una ampia sala di tavolini e divanetti discretamente popolata da coppie di sesantenni con la loro coppa di brandy digestivo davanti e qualche annoiato dodicenne curvo sopra alla sua PSP.
    Sul palco un tipo che cerca di cantare il karaoke di “leavin’ on a jet plane” di John Denver.
    Anche qui niente TV e niente champion’s.
    Sconsolato mi avvio al bar facendomi un po’ di coraggio, che l’ambiente mi fa sentire un pesce fuor d’acqua.
    L’arredamente, la faccia del barista, tutto pare un telefilm americano anni ’70, tipo “Colombo” per capirci.
    “ mi avevano detto, giú in paese che qui davano la partita “
    E il tipo solerte e senza indugio mi accompagna in un salottino con le luci spente, arredato in stile nonna Abelarda ma con uno schermo televisivo che trasmetteva le immagini di soggetti in maglietta e calzoncini corti che corrono dietro a un pallone su un campo.
    È appena cominciato il 2º tempo.
    Il Real vince 1-0. Ho davanti a me appena l’ombra seduta di quello che mi pare un signore di una certa etá che mi ignora completamente.
    Per il resto c’é che si alza e si siede, entra e esce dalla sala un giovanotto stile working class che pare uscito da un film di Ken Loach sui 30 con una maglietta da calcio neroazzurra ( non l’Inter ).
    Mi fa un cenno di saluto, mi riconosce dall’altra sera che avevamo scambiato un paio di convenevoli al pub dalla moretta. Ma pare indaffarato per socializzare con la mia persona stasera.
    La partita poi non é particolarmente eccitante, il City non riesce a imbastire una manovra offensiva decente per recuperare e il Real controlla con calma.
    Il mio stomaco invece reclama e allora me ne torno al bar per sapere che hanno da magnare.
    Niente, neanche un panino col formaggio.
    Una confezione di patatine fritte mi mostra il barista. Di quelle piccole che decido di prenderne due allora.
    Intanto capisco che la mia fama si é diffusa in zona:
    cioé che sono uno spagnolo, tifoso sfegatato del Real che ha fatto chilometri a piedi per vedere la partita.
    Madridista a me…..che son sempre stato per il Barça e qui tifavo per il City che era la squadra del Quore del povero Ian Curtis.

    Il City allora, forse aiutato dalla suicida anima dannata di Ian da me evocata ottiene un rigore e pareggia mentre consumo il mio stiminzito pasto a base di patatine fritte di sacchetto.
    La partita finisce.
    Esco e intraprendo la mia strada indietro, verso il paese.
    Dopo un po’ il cellulare suona.
    “ dove sei”
    Il mio amico ha finito di lavorare e mi viene a prendere.
    Gli spiego, conosce il posto.
    Mi impongo peró di andargli incontro e, se é il caso, passare impavido davanti al cimitero.
    Avrei fatto quasi questione. Mi avvio a falcate decise.
    Invece qualche centinaio di metri prima vedo i fari della macchina che si appropinquano e davanti al cimitero finisce che ci passo stavolta in macchina anche se pian pianello che la stradina é stretta.

    E la storia finisce qui.
    La sera dopo ero lontano da lí, per le strade di Londra giá mezzo addobbate per il Natale circondato dalla lieta frenesia pre-festiva delle genti che abitano quella metropoli.
    Londra mi é sempre piaciuta.
    Oltetutto Il natale portoghese era affondato l’anno prima in una cupa depressione della crisi economica e vedere quell’allegra animazione rese la visita ancora piú piacevole.
    Vidi che altrove, lontano dall'”austeritá” e tutto il resto la vita continuava.
    E mi ricordai allora, caso cercassi di dimenticarlo, che dell’ esistenza dell’ Inferno, dei fantasmi e degli zombi non sono per niente sicuro, mai visto di persona niente del genere, sicché faran anche paura ma
    i debiti da pagare, i poveri che non hanno i soldi per comprare le medicine e i miei amici disoccupati, quelli invece li vedevo tutti giorni.


    AtiLeong ha scritto anche:



      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 30 ottobre 2016 at 20:10

      Sig. Attilio, Le confesso che anche io Dylan Thomas non lo conoscevo, non se ne facci una colpa, Dylan Dog, sicuramente si che me lo sono letto anche io, in realtà non era il Detective dell’incubo, ma bensì dell’impossibile :)) mi fa casino come per la serie della Supereroica che aveva rinominato “Guerra d’eroi” :)) ma inZomma fa lo stesso, ci siamo capiti :skull :dreaming
      Beh, l’ho seguita passo passo nel 3D, per vedere questa partita è stata davvero una rottura di coglioni, comunque descrizioni minute e circostanziate da vero scrittore, complimenti, capisco questa cosa delle lapidi un poco storte che nella circostanza l’hanno ovviamente impressionata, ma inZomma poi oltre alla paura ha sentito qualcos’altro oppure no?
      Concordo sul finale, fantasmi mai visti nemmeno io, gente incasinata come purtroppo descrive Lei si, così come i debiti da pagare quando avevo acceso il muto per comprami casa, quello si che mi faceva paura :skull

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    • :dreaming :rotfl :hallow :skull :hallow :bz :doubleup
      InZomma Thriller! :rotfl
      L’ho letto ieri sera CaVo sSior Leone ma dovuto alla circostanza in cui poco prima mi ero ritrovato a preparare dei biscottini speciali contenenti un’infuzione di certi fiorellini ;-) e che pur controvoglia avevo dovuto testarne la concentrazione :Whis é successo che mi sono totalmente disabilitato e non sono stato in grado di reagire in alcun modo. :keantbl :trongo :))
      Ma ecchime quà B-)
      Ad un certo punto ho pensato addirittura che le avessero tirato uno scherzo indirizzandola sul sentiero del camposanto :skull :dreaming :D
      Molto bella comunque l’atmosfera da film dell’orrore. E’ sembrato un percorso attraverso i set di diversi film dell’orrore tra castelli diroccati, cimiteri e parcho giochi per bambini scricchiolante. :dreaming
      Senza dubbio una bella passeGGGiatina per Mostri come noi.

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    • Anyway si, in questa epoca e mondo in cui viviamo…chissà se fan più paura i Mostri tipo Zombie, Uomo Lupo e Frankenstein oppure la prospettiva della schiavitù finanziaria, della povertà, la disperazione… :skull :hallow :skull

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 31 ottobre 2016 at 8:03

      Eh certo Stimatissimo Sig. Leone.
      Ottimizzo™ i precedenti commenti del Capitano e del Dott. Michele…proprio una bella atmosfera da B movie anni 80.
      A me più che al video di Thriller il suo racconto ha fatto rivivere la prima parte di “An American Werewolf in London” ….la brulla campagna, la luna spettrale, il pub del villaggio, castelli & costuzioni disabitate in mezzo alla brughiera….ci mancava solo l’aggiacchiante ululato della Bestia….per completare la similitudine :skull .
      Bene bene….bel racconto come sempre. :clap
      Piccolo OT… Attendo da mesi il 12° capitolo della Dott.ssa della caserma…a quando l’uscita??? :blush

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 31 ottobre 2016 at 8:12

      :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl :)) :rotfl
      Ho scritto AGGIACCHIANTE !!!! :))
      Devo smettere con i dopo cena lunghi…. :ar :bz

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 31 ottobre 2016 at 22:12

      Caro @DrMichaelFlorentine ,
      sapesse quanti voti in meno mi ha fatto avere questo mia memoria pressapochista coi nomi nella mia lunga carriera di studente… :D
      :dontsee :Boh
      Per il resto no, se le anime di quei poveri defunti gallesi mi han visto passare quella sera non han fatto proprio questione di far pesare la loro presenza.
      Neppure l’ubriacone di Dylan Thomas.
      nel tentativo di convincermi a leggere
      “portrait of the artist as a young dog” che ho a casa da parecchi anni. negletto in un cantuccio.
      SsSior Capitano, ignoravo le sue skills di pasticcere…. :dreaming
      Vorrei precisare che il racconto non é neppure un poco romanzato.
      tutto quello che é scritto corrisponde alla veritá dei fatti di quella sera stralunata.
      Alla farmhouse non mi son fidato a provare a tornare perché apparte che erano 4-5 km dal paese, si trovava proprio in mezzo ai campi e senza riferimenti visivi mi sarei perso quasi di sicuro.
      A dire il vero ci ha ragione lei,
      Messer @magic_mirror ,
      l’ambiente era abbastanza simile al “lupo mannaro americano…”
      ma quel dí non mi venne proprio in mente, sará perché la luna non era piena. :-?
      “la dottoressa della caserma degli alpini”:
      lei mi commuove un poco ser Magicospecchio ricordandosi di questa opera piantata a metá, a volte me la ricordo e mi riprometto di completarla ma poi, vittima della mia modestissima inspirazione artistica
      la povera dottoressa torna nel polveroso baule dei “buoni propositi”.
      Ne ho un numero direi aggiacchiante…..

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      • CCSP
      • CCSP

      • 1 novembre 2016 at 16:50

      Bravo Sig. Attilio, da sempre penna finissima, come gia’ la defini’ il buon LT! :clap
      Con la Capa di Morto che porto non posso che apprezzare. Mi ricordo quando da ragazzino andavo a vedere i film horror a casa degli amici e tornavo a casa di corsa, cagandomi addosso, con la reale percezione di poter trovare un Vampiro, Freddy Krueger oppure il Gufo Anacleto dietro una colonna! :skull :skull :skull :))
      La fantasia, gran bella cosa! :dreaming
      Davvero mi avete dato da pensare allo step fatto, quando avete considerato che le maggiori paure odierna riguardano crisi, leggi, tasse, finanza e affini… erano piu’ affrontabili i Vampiri, Krueger e il GA! :))

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    • :dreaming Vabbé, ecchenneparliamoaffare… :bz …i film di paura da piccoli erano proprio R E L I G I O N E !!! :lov :doubleup :dreaming :skull
      Il GA invece è arrivato solo in un secondo momento ma siede a pieno diritto tra mostri e vampiri, ci mancherebbe altro! :hallow :dreaming

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      • dionisio
      • dionisio

      • 2 novembre 2016 at 22:15

      Esimio dott. @atileong … che dire se non che lei e’una penna di fino ..sembrava quasi di accompagnarla in questa sua spettrale passeggiata alla ricerca della partita.
      Ad un certo punto ho sentito quella sensazione di umido tipico della pioggerellina di quelle parti.
      Eh si …a.volte anche belli e grossi soffriamo delle stessa impressionabilita’ rappresentataci dal giovane capa di morto.
      Anche se oggi a farci paure sono ben altre situazioni …tasse ..agenzia delle entrate..ed equitalia sono per me un incubo ben peggiore di qualche misero vampiro … anzi il terrore sarebbe l’immortalita’ ricevuta con un morso ..e la stessa immortalita’di questi simpatici enti …che passerebbero il loro tempo a rincorrerci.
      Cmq… queste sensazioni capitano … avendo fatto lo scout a volte ci mettevano a dormire in monasteri o fattorie … ed inzomma l’ambiente si prestava a sonni non proprio tranquilli .
      Una volta ..dalle parti di Potenza se ben ricordo …finimmo in un monastero che aveva le tombe dei preti proprio di fianco allo stanzone che ci accoglieva tutti.
      Lo scoprimmo perche’sovente ci si dava delle arie … tipiche dei giovini .. e per disperaZione da appestamento collettivo aprimmo delle finestre che avevamo trovato chiuso con scuri in legno…
      Quella sera una magnifica luna piena … illumino’ le vecchie lapidi e croci .. insomma sembrava di starci dentro .
      E che vuoi dormire..
      Avevamo sui 15 anni … ma fu cmq. Una lunga notte.

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      • Matt
      • Matt

      • 3 novembre 2016 at 13:03

      Bravo come sempre il nostro Sior Attilio, mi ha regalato una lettura piacevole e suggestiva in un periodo per me di svogliatezza, in cui le uniche letture sono dei vecchi Diabolik al mattino sul WC. Sarà anche che di recente, appena terminata la lettura di “Uomini senza donne” di Murakami due donne sono improvvisamente e violentemente uscite dalla mia vita, lasciandomi traumatizzato e sollevato….quindi ho qualche preoccupazione a scegliere il prossimo libro.
      Una curiosità: quelle persone usavano la cortesia di parlarle in un inglese comprensibile? Io ho già difficoltà a comunicare a Liverpool (secondo me non parlano inglese nemmeno li’), mi figuro in un paesino del Galles, dove l’inglese è la seconda lingua!

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      • dragodoro
      • dragodoro

      • 4 novembre 2016 at 8:49

      :dreaming :dreaming :dreaming :clap
      Sig.@AtiLeong Veramente complimenti!
      Racconto scorrevole & descrizioni particolareggiate!
      Sembra di starci dentro in questa atmosfera tutta Black & Withe.
      Sempre più convinto delle sue notevoli capacità letterarie!
      Un caro saluto a Lei & a @Tutti :heyhey

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      • luporosso
      • luporosso

      • 6 novembre 2016 at 16:39

      Eccheglieloripetoaffare Sr. @AtiLeong, la sua prosa é, secondo il mio modesto parere, scorrevole ed avvincente alllo stesso tempo, sia qual sia l’argomento.
      Se ce ne fosse stato bisogno, Lei ha dimostrato ancora una volta che per far venire un brivido al lettore non ha bisogno né di vampiri né di ectoplasmim
      Le basta raccontare il tragitto per vedere una partita in un paesello gallese
      … come si suol dire :”C’é chi puó…”
      Mi inchino e mi associo a @magicmirror nel chiederLe accoratamente di farci avere, un giorno, in seguito alle avventure nella caserma degli alpini.
      Si renda conto che lo stesso @Matt, a chi rivolgo un caro saluto, ha letto la Sua prosa insieme a Murakami e Diabolik….se questa non é la Champions League…
      Insomma bravo come sempre.
      Grazie. :youdaman

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      • luporosso
      • luporosso

      • 6 novembre 2016 at 16:45

      Esimio @AtiLeong e @tutti, qui sopra dove dice “in seguito alle avventure della caserma ecc.” volevo scrivere “UN seguito alle avventure ecc.” :dontsee
      Insomma, per favore, scriva quello che vuole ma scriva, che é un gran piacere per tutti leggerLa.

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      • Matt
      • Matt

      • 7 novembre 2016 at 18:32

      Ehilà @Luporosso! Contraccambio i cari saluti!
      Comunque Atileong molto piu’ avvincente di Diabolik e molto piu’ surreale di Murakami…

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      • luporosso
      • luporosso

      • 7 novembre 2016 at 21:07

      Matt:
      Ehilà @Luporosso! Contraccambio i cari saluti!
      Comunque Atileong molto piu’ avvincente di Diabolik e molto piu’ surreale di Murakami…

      Come non darti ragione @Matt!

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 8 novembre 2016 at 0:28

      Eccellentissimi signori @Matt e
      @luporosso ,
      concordo che Diabolik é una lettura al massimo da cesso
      ( lo legge mio padre da quando sono nato e non sono mai riuscito a capire cosa cazzo ci trovi – ci litigavamo i Tex quando abitavamo assieme in compenso )
      Ma Murakami é semplicemente il mio autore vivente preferito….
      nun scherziamo…. :ohplease
      peró non ho ancora letto “uomini senza donne” che lo leggo piú volentieri nella traduzione portoghese che non é ancora uscita.
      Se accetta una suggestione, @Matt bey provi con Chandler e il suo Philip Marlowe se per caso non conosce giá.
      In quanto all’inglese di quelle zone del Galles devo dire che mi é parso abbastanza potabile.
      Peraltro Laugharne é considerata un isola di anglofonia, il Gallese non lo parla quasi nessuno a differenza del resto della contea dove invece é diffuso ( come lei comprensibilmente deduceva ).
      Pare che sia perché il villaggio é stato popolato da certi sudditi fiamminghi di un qualche re Plantageneto nel XIIº secolo o per di lí.
      La scena che lei ci descrive signor @dionisio é spettacolare: :dreaming :dreaming
      mi fa pensare a certa cinematografia porno-horror alla Joe D’Amato: mi vedo la scena dei preti-zombi ad attaccare gli scout quindicenni…
      e lascio alla vostra immaginazione a quali pratiche interessati. :skull :vomit
      Caro CapadiMorto: Il Gufo Anacleto invece magari ci fosse stato, sarebbe stato capace di far diventare la moretta del pub in una sitatuazionistica free -indypay low cost con scappellamento a destra avrei cominciato a seguire l’isola dei famosi britannici risparmiandomi la cimiteriale scarpinata notturna.
      Che avessi avuto un PdN in spalla, molto lodevole signor @dragodoro, forse avrei affrontato meglio.
      :bz

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