• Successi clamorosi e inculate pazzesche

    Mi capita di avere una relazione di amore/odio con le cittá che visito per lavoro. Tutte le volte che organizzo il viaggio mi piace ricordare le situazioni che ho vissuto, cerco di non ripetere le esperienze negative e di rivivere quelle positive. Ho definito una mia personale classifica, per esempio: Salvador – l’amo a prescindere. Le senzazioni che si vivono lí sono uniche e anche quelle volte che qualcosa é andato storto, ne é comunque valsa la pena; Recife – evoca ricordi di grandi amicizie, grandi successi professionali, grandi conquiste personali; São Paulo – l’amo come mentalitá, la odio per il traffico; Rio de Janeiro – la odio e basta. Non mi piace la cittá (per me é una favela con la spiaggia davanti) e non mi piace la gente (falsa e bugiarda).

    Nei prossimi giorni devo andare a Natal e sinceramente, dopo tanti anni, i miei sentimenti sono ancora confusi in relazione a questa cittá. O forse é la propia battaglia amore vs. odio messa in pratica. Nella capitale potiguara ho vissuto situazioni contratanti e diametralmente opposte. Professionalmente parlando, esperienze tanto positive da sentirsi padrone del mondo e tanto negative da abbattere il morale e l’autostima (e il conto in banca) di qualsiasi individuo. Successi clamorosi e inculate pazesche. La stessa cosa é avvenuta nei rapporti personali e con l’altro sesso: a Natal ho conosciuto una delle donne piú belle della mia vita con la quale ho avuto una bellissima relazione, vissuto un vero romanzo dove l’autore si é divertito a creare le situazioni piú complesse con gli scenari piú cinematografici. Due veri amanti disposti a tutto per amarsi. Epica é stata quella volta che, complici le nostre aggende piene d’impegni che non davano altro spazio, io partendo da Fortaleza e lei da Natal, ci siamo dovuti incontrare a São Paulo (a piú di 3.000 km) per una notte di sesso. Io ero arrivato al mattino e lavorato tutto il giorno e arrivando all’hotel alla sera, me la sono trovata in camera, in posa sul letto, indossando lingerie provocante e tacchi alti. Fantastico. Solo una notte. Poi al mattino io andavo a Rio de J. e lei tornava a Natal. Come dicevo: epico!

    A far da contrapeso, per ricordarmi che i piedi sono fatti per stare ben appoggiati a terra e che bisogna rimanere umili, c’é stata una serata a Natal il cui ricordo entra di diritto a far parte di quell’archivio segreto che noi tutti accumuliamo con il decorrere della nostra vita piratesca, a cui dovremmo dare titoli tipo “Le 10 cose che non avrei mai dovuto fare” o qualcosa di simile.

    Succede che quella sera arrivo a Natal dopo aver fatto una breve tappa Recife dove mi sono incontrato con un’amico d’infanzia e passato alcune ore a ricordare aneddoti divertenti e avventure piratesche, durante un piacevole pranzo. É logico quindi che sono di ottimo umore, un po’ brillo e con la determinata volontá di finire la serata in bellezza, ovviamente fra le braccia di una donzella compiacente. E quindi, dopo la rituale tappa all’hotel, parto all’arrembaggio. I posti sono sempre quelli, Ponta Negra é sempre lí. Siccome é presto, decido di fare una passeggiata sul lungo mare, mangiare qualcosa, bere tanto e poi salire su nel quartiere chiamato Alto de Ponta Negra dove c’é una concentrazione di locali che come piccoli inferni sono pronti ad accogliere anime in cerca di perdizione.

    La passeggiata inizia in maniera tragicomica: dopo qualche metro vengo abbordato, non da uno ma bensí da tre viados. Sono perfetti, rifatti benissimo, da lontano sembravano tre fotomodelle. Impressionante. Mi svincolo con simpatica decisione quando uno dei tre da una bella palpata al mio culetto sodo che mi é tanto caro. Entro in un bar ristorante, ordino cena ma piú bevo che mangio. Sono da solo e quindi suscito una certa simpatia alla cameriera. Ma fisicamente non mi attrae. No, no, mi dico, questa sera sono all’arrembaggio, voglio scorazzare, voglio ubriacarni (e per quello sono sulla buona strada), voglio fottere! Esco dal ristorante e divago ancora un po’. É ancora troppo presto e non sono abbastanza ubriaco e allora faccio un’altra tappa: il classico baracchino che vende alcolici abusivamente davanti ad un locale con un po’ di musica. Lí c’é un po’ di gente e di gnocca. Faccio subito amicizia con il tipo del baracchino (quando sono da solo non riesco a tener la bocca chiusa) e questi mi segnala subito le pro lí presenti. E lí nel mezzo c’é questo bocconcino che queste mie fauci affamate vorrebbero sbaffarsi. Vorrebbero, appunto, perché questa mi dispensa, mi rigetta, mi rimbalza in malo modo, mi schernisce e riesce perfino a prendermi in giro davanti alle amiche. Bho!?! Giro i tacchi e me ne vado pensando: che serata strana. Prima i viados e poi stá figuraccia. Ma sono troppo carico per abbatermi, la notte é appena cominciata. E chi se ne frega se questa é stronza. Non mi sfiora che questa sera ci potrebbe essere una congiura cosmico-astrale attraversando il mio cammino. E chi ci crede in ‘ste cose!?!

    E quindi mi faccio una bella scarpinata salendo la collinetta che sovrasta la Praia de Ponta Negra e arrivo nella piazzetta dove c’é la concentrazione di pub, bar e baretti frequentati da donnine piacenti e libertine. Un porto sicuro insomma. Qua sono a mio aggio, domino la lingua e sono fuori il sufficente per essere propositivo e simpatico. Sbevucchio un po’ qui ed un po’ lí, trollo, cambio bar, mi siedo, mi alzo… e sono ancora da solo. Ho voglia di gridare! Non mi caga nessuna! Con alcune mi metto perfino a parlare l’itagliano lingua madre (é l’alcool che parla) ma semplicemente non concludo. Uhe!?! Ma non siete a pagamento??? Vado in bagno per guardarmi allo specchio per vedere se c’é qualcosa di sbagliato con me. Quando ormai sono rasegnato a finire la serata solo con una sbornia colossale una tipa bruttina, ma con due bei seni generosi, mi chiama e si fa offrire da bere. Io accetto con un’entusiasmo disperato perché é la prima femmina della serata che interagisce con me senza rimbalzarmi. Mentre beviamo le dico che ha veramente dei bei seni (é l’unica cosa che si salva di questo sgorbietto) e lei mi trascina in un’angolino scuro in fianco al bancone e si fa palpare. mi infila la lingua in bocca a forza e fra le slinguazzate mi chiede 20 reais per un pompino. Io accetto tutto questo. Da qualche parte nella mia testa sento il grido di dolore della mia dignitá mentre viene stritolata, calpestata e spinta giú nel buco del cesso. Ma é solo un’attimo. Mi ritrovo fuori dal locale, appoggiato al cofano di un’auto in un parcheggio a pagamento che altro non é che un terreno dove costruiranno qualcosa, con i pantaloni e le mutande abbassate fino alle ginocchia e il mio pene molle e ritratto é in bocca a questo scarto che, con qualche entusiasmo, tenta di farmi avere una timida erezione che non arriverá mai. Una leggera brezza fa rizzari i peli sul mio culo al vento e l’incantesimo di quest’incubo si spezza. Mi rendo conto di dove sono, con chi sono e cosa stó facendo e mi maledico. Spingo via la tipa vergognandomi e mi ricompongo. Non voglio problemi e quindi metto mano al portafoglio per darle il patuito e poter darmela a gambe levate il piú presto possibile. Vorrei essere su un’altro pianeta. Ma il mio portafoglio non c’é piú. Guardo con ribrezzo stá scorfana che si asciuga la bocca con il dorso della mano. Il movimento le fa assumere un ghigno di scherno. Stó per dire qualcosa quando lei parte con tutto il suo peso e mi dá uno spintone. Cadendo sbatto con la schiena contro lo spigolo dell’auto dove ero appoggiato qualche secondo prima. Il mio cervello non fa tempo a reggistrare che sono a terra con un dolore lancinante ai reni che mi vedo arrivare in faccia il mio portafoglio. La forza del gesto sommato al peso delle monete lí contenute, hanno l’effetto di un pugno in pieno volto. Quando mi rialzo dolorante sono giá da solo. Il dolore non é niente in confronto all’umiliazione. Raccolgo e controllo il portafoglio e dentro c’é solo la beffa. I seicento e rotti reais che avevo lí sono spariti. Per fortuna sono spariti solo i soldi, il resto c’é ancora. Ritorno nella strada del locale da dove ero uscito qualche tempo prima e non faccio tempo ad avvicinarmi che due camerieri corrono verso di me gridando “É lui! É lui!” Mi bloccano le braccia e strattonandomi per la camicia mi tirano dentro: non ho pagato il conto prima di uscire con la sanguisuga. Ci mancava solo questa. Veramente un degno epilogo: moralmente violato, sporco, ammaccato, derubato e pubblicamente sputtanato!

    Ma rialzo la testa, recupero la mia postura, non faccio pesare la mia condizione, non mi compiango e non ho bisogno della comprensione di nessuno. Sono il risultato delle mie scelte che, questa sera, non sono state le piú azzeccate. Tutto lí. E nessuno mi ha obbligato, quindi non devo spiegare niente a nessuno. Non ho paura a guardare in faccia i miei detrattori. Alla fine tutto si sistema, aspetto la chiusura del locale e il propietario mi accompagna all’hotel e cosí lo pago. Diventiamo anche amici.

    Amore e odio. Mi trastulleró con questo dilemma nelle ore che impiegheró per raggiungere Natal. Chissá cosa avró da ricordare al mio ritorno. Oppure non avró niente da raccontare. Sará il classico viaggio di lavoro, con riunioni, orari da rispettare, relatori da esibire e cene da consumare con persone con cui non vorresti stare. E sempre consapovole che il pirata é lí, sottocoperta a riposare, pronto al prossimo arrembaggio.


    Capitan_ninja ha scritto anche:




    • Che dire….
      :clap :clap :clap
      Meraviglioso il momento di illuminazione in cui la brezza fa rizzare i peli del culo…lì mi sono praticamente commosso, Grazie per aver deciso di condividere questo momento e a buon rendere! :ar

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      • dionisio
      • dionisio

      • 13 ottobre 2012 at 18:18

      Ho sempre pensato che quello che ci differenzia gli uni dagli altri siano la somma delle diverse esperienze fatte.
      Che dirti caro amico…..anche essere “corteggiato” dai trans …non essere cagato di striscio dalle donne..rapinato dall’unico cesso che si e’accorta di noi..e rischiare di essere rotto il culo da camerieri e gestore “del peggior bar di Caracas” ha fatto di te quello che sei. :ar

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      • bestiadicane

      • 14 ottobre 2012 at 15:20

      PORCONE MIO SATANISTA CHE FAI DI BELLO

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      • Tesoro mio, di bello le solite cose; adorare il Demonio, in giro per lavoro come sempre, e scrivere cosette.
        Ultimamente mi sono anche innamorato…
        :lov
        Bello averti da queste parti…mi mancano le nostre conversazioni su SkypeR, ma ultimamente tra ammmmore e lavoro stò avendo pochissimo tempo per internet… :-/

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 15 ottobre 2012 at 22:35

      O mamma mia che racconto! Un mix di altalenanti emozioni… dalle palpitazioni del solco dei 3000 km solo per una notte incantevole… alla consapevolezza ubriaca dell’accontentarsi di uno
      “sgorbietto” fuori target … davvero epocale…
      In bocca al lupo per il viaggio:) sono sicura che avrai qualcosa da raccontarci , qualcosa da rinnegare e qualcosa da serbare con te nel cuore.. come sempre, come ogni volta…. anche se non ci aspettiamo nulla.. anche se “sappiamo” quali mari percorriamo…;)

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      • Ste74
      • Ste74

      • 8 novembre 2012 at 16:40

      Hahaha @Capitan_ninja mi hai fatto venire in mente una disavventura successa a me anni fa’ in R.D. a Boca chica.
      Primo giorno appena arrivato, poso la valigia e mi fiondo nella A.Duarte, una chica niente male mi invita in un alberghetto, una volta saliti inizia a strusciarsi addosso come una gatta in calore , poi sdraiato sul letto con l’alza bandiera (linguaggio da caserma di fine ‘900) la tipa si volta apre la borsetta MA…..invece di prendere un goldone tira fuori un coltellaccio da cucina… inizia a urlare come una pazza con gli occhi sbarrati. Non so se avete mai visto una nera quando si incazza , fa veramente impressione, quasi mi viene un’infarto.
      E cosi’ fu che scappai di corsa lasciando li’ il dinero + la fotocopia del passaporto, vestendomi di fretta mentre scendevo le scale.
      E come se non bastasse, ciliegina sulla torta, dopo la rapa subita pure l’umiliazione di essere deriso dai tipi seduti davanti l’alberghetto.
      Poi parlando con altra gente dell’hotel (l’hamaca beach) era successo anche ad altri…. nella sfiga non si e’ mai soli.

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      • Conte di Cesa
      • Conte di Cesa

      • 4 dicembre 2012 at 20:34

      Fiesta cpt ninja , fiesta !

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