• La Parrucca…

    Fu cosi che il Vostro affezZzionatissimo si trovava tra il 2000 e 2010 nel capoluogo emiliano tra artisti in cerca d’autore, morti annoiati di sonno, nostalgici di un ’68 vissuto solo nelle menti di qualche intellettuale ed intelighente morto annoiato di sonno anch’egli. Cooperative rosse, ultra-comunisti cosi di sinistra che ormai, avendo fatto il giro, diventati di destra a loro volta. Ma cio’ nonostante, esistono altre 101 cose da fare a Bologna prima di poter lasciare quei cazzo di tetti rossi e la luce accesa solo tra maggio e settembre.

    Quella notte ero in compagnia di altri 2 compagni di sbronze con la chiara e reale intenzione di accogliere l’imprevedibile accompagnato da sano Squarto. Il Giga, campano di origini e gitano nell’anima era un grande amico prima di lasciare spazio all’orgoglio scemo tipico degli umani. Il Perletta, invece, non lo vedo da tempo. Inghiottito da una illusione di vita tranquilla, ma Cari amici, non esiste una vita tranquilla, migliore o peggiore … esiste solo la vita.

    Il Perletta aveva problemi con la tipa. Ci conoscevamo ormai da tempo e, insieme al Giga, avevamo gia’ condiviso abbastanza. Spesso ci vedevamo dopo lunghe nottate o pomeriggi dove, nonostante in piena epoca cellulari, senza appuntamenti ma guidati dalla telepatia ci ritrovavamo a casa del Vostro AffezZzionatissimo o del Giga o del Perletta che all’epoca dei fatti conviveva con la Va. Ricordo che ogni tanto a casa del Perletta, lo trovavamo in accappatoio sempre con il cappuccio… Sempre ben pettinato. Odiava, e credo tutt’ora, il vento.

    Quella notte, eravamo solo noi… Appuntamento a casa del Giga, in Via del Borgo di San Pietro. Ci raggiunge il Perletta. Ci raggiunge un altro amico a me non molto gradito. Tale amico si chiama Jack Daniels e se posso lo evito perchè fa proprio merda. Niente a che vedere con un ottimo Lagavulin. Ma quella sera, non ricordo se il Giga o il Perletta lo portarono con noi. Quella stessa notte eravamo dotati di ottimo prato, neve e un paio di pillole per il mal di testa… All’epoca dei fatti ero poco piu’ che ventenne e il fisico mi era ancora alleato. Ci carichiamo. Saliamo sull’auto nera del Giga ed iniziamo ad entrare tra un locale ed un altro. Zamboni, Pratello, Irenerio… ormai non riuscivo più a capire se ci cacciavano fuori per pregiudizio o se le pillole del mal di testa avevano fatto il loro dovere. Verso l’ultimo odore di prato il Perletta si pronuncia … Dobbiamo schizzare … chiede al Giga di prendere direzione Granarolo dove in quel tempo i cigli delle strade offrivano ottimi fiori gialli provenienti dalle piantagioni dell’est. Penso e dico immediatamente: “E’ troppo presto per dover mettere mano al portafogli. Fermiamoci – visto che eravamo di strada – al Covo. Tanto qualche scema di sinistra annoiata di sonno nostalgica del tempo dei fiori la troviamo da annaffiare a dovere”. L’idea piacque al Giga, che dei 3 era il moralista nonchè contrario ad acquisti di fiori e siccome guidava lui, la macchina era la sua … il Perletta dovette arrendersi democraticamente. Entriamo dopo qualche leggera resistenza da parte di quei coglioni di sbirri mancati del vorrei ma non posso, ovvero quei palestrati stupidi dei buttafuori. Il locale era pieno. Suonavano i soliti autoreferenziati/acculturati/la-musica-la-conosco-solo-io-e-voi-siete-dei-coglioni-e-mi-dovete-pure-ascoltare. Per fortuna ero in temperatura e non li caco proprio a quei cazzoni che cantavano della solita protesta, il solito moralismo, le solite pippe. Se penso che fanno tutto cio’ per diventare rock-star ed iniziare finalmente a scopare mi viene ancora piu’ da ridere. Giro tipo pallina del flipper da una parte all’altra del locale. Vedo il bancone … vedo la preda. Solito giubbino verde pisello (maddai..) con la bandiera dei crucchi, polacchine, capelli legati con il solito tred e birra in mano. Mi avvicino, recito il solito copione. Vinco anche questa volta. Iniziamo a baciarci e inizio a farle capire che devo spruzzare. Non mi sembra contrariata. Anzi…. Inizia a parlarmi della gente che non pensa, che la vita è cosi, i sogni colà e bla bla bla. Resisto, ho una missione piu’ importante da compiere. Nel mentre ci dirigiamo verso l’uscita adocchio il Giga che nel frattempo becca la solita tipa per parlare di filosofia e le minchiate che ogni tanto gli riempivano il cervello e da buon moralista non sia mai che una donna poteva solo essere una spruzzata. No, il Giga era platonico ma ci piaceva anche per questo in fondo. Era una specie di grillo parlante per me ed il Perletta. Già… Il Perletta … Ad un tratto mi chiedo dove diamine poteva essere finito. Mi giro e lo vedo seduto al bancone con un bicchiere di Bombay in mano e la mano sul culo di ogni tipa che passava beccandosi ovviamente qualche passamano. Rido. Che tipo il Perletta. Esco. Andiamo verso il solito parchetto vicino al solito Covo. Inizio i palpeggiamenti del caso con la cretina della serata. Era inverno, motivo per cui dopo almeno 3 maglie, una maglietta intima, i collant e finalmente le mutande, riesco ad infilarle il dito. La tipa inizia a ricambiare la cortesia palpandomi. Ad un tratto lo squillo del cellulare. Lo ignoro. Alla fine, chi cazzo poteva essere a quell’ora della notte. Gli squilli diventano sempre piu’ insistenti, fin quando la cretina mi chiede se fossi fidanzato. In effetti mi vedevo con una tipa ma definirla fidanzata o capace in quel periodo di scenate di gelosia mi sembrava impossibile più che improbabile. Il momento comunque era stato interrotto. Il telefono risquilla. Lo sfilo dalla tasca del jeans, leggo sul Display il nome. Era il Giga. Rispondo semplicemente cosi: Oh, ma che cazzo vuoi?.
    Lui: Corri, Corri.
    Io: Dove?
    Lui: Corri!
    Io: Si, ma dove?
    Lui: Vieni qui!
    Ora… Cari Amici, dovete sapere che il Vostro AffezZzionatissimo, quando è in temperatura è fighissimo. Arrapato ancor di piu’… Il prato, la neve, le pillole del mal di testa, quella merda di Jack un po’ mi offuscavano la mente. La cretina si mette apposto il jeans e mi chiede cosa fosse successo. Le dico: Cazzo ne so? Tutto arrapato quasi mi innervosivo. Capisco pero’ che qualcosa di grave poteva esssere successo. Nonostante lo sballo, cerco di ragionare e quasi come un flash ricordo il Perletta al bancone con fare molesto. Penso… ecco qua. Un’altra rissa, un’altra scopata persa.
    Scappo verso l’entrata e trovo in effetti 2 cazzoni gonfiati e rasati con il bomber nero e la scritta Staff. Eccoli qui, penso. Sti coglioni. Portavano il Perletta tra le braccia quasi fosse un ferito di guerra tutto barcollante e gli occhi socchiusi alla Bud Spencer. Vedo il Giga, mano nella mano con la tipa con cui parlava poco prima probabilmente del mondo e delle sue cose meravigliose. Forse erano già fidanzati.. ahhaah! Un’altra tipa dietro che piangeva. Ecco quest’ultima figura ancora oggi non me la spiego. I 2 coglioni chiedono: Ve lo portate o no a sto porco? In quel momento, cerco di capire e mi limito a dire semplicemente: Si. Nient’altro.
    Lo prendiamo in consegna io ed il Giga. Nel frattempo le tipe si fanno di nebbia come 2 stronze che hanno capito di non poter essere piu’ spruzzate e comunque come 2 zoccole che non volevano rogne per quella sera… Capito le care moraliste dei miei coglioni? Mi girano ancora di più i coglioni ma vabbè un amico rischiava il coma etilico e solo Dio sa cos’altro… Il Perletta perde l’equilibrio. Inizia a vaneggiare. Dire cose confuse. Parla della tipa… la Va con la quale aveva problemi. Accenna a vomitare si dimena. Tira la testa indietro. La riporta in avanti. I capelli rimangono indietro. Molto più indietro. Tutti molto dietro. Cadono per terra. Tutti. Io ed il Giga ci guardiamo immediatamente. Eravamo comunque stra-fattissimissimi. Iniziamo a ridere in silenzio ma potentemente. Io ero piegato e dovevo fare attenzione a non far cascare dalla mia parte il Perletta. Il Giga era combinato peggio di me ma trova la forza per prendere a terra tutti i capelli del Perletta e rimetterli in testa. Ridendo potentemente cerchiamo di arrivare verso la macchina traballando tra tutto ciò che avevamo in corpo, il peso del Perletta e le risate. Finalmente la macchina… Dio ci perdoni per quello che abbiamo fatto. Lo carichiamo in macchina, lo stendiamo tra i sedili. Chiudiamo la macchina. Senza dire una parola ci allontaniamo ed iniziamo a dare fiato alle urla di risate per sta cazzo di scena allucinante.
    Cerchiamo di consumare le risate. Cerchiamo di finirle. Ci ripensiamo. Ridiamo ancora. Erano ormai le cinque. Ci chiama la Va, la tipa del Perletta. Ci chiede: Dove siete? Arriviamo rispondiamo. Arriviamo dalle parti di Via San Vitale. Prendiamo di peso il Perletta. Lo portiamo a casa. La Va ci apre la porta. Non so cosa fosse successo, o forse era semplicemente frutto della sintonia del periodo ma prima ancora di farci entrare la Va ci chiede: L’avete scoperto?

    Esiste una morale? Cazzo ne so, ma come al solito non si puo’ mai dire di conoscere una persona fino in fondo. Mai!


    Squartoon ha scritto anche:




    • :)) :)) :)) ….beh, direi che abbiamo tutti qualche scheletruccio nell’armadio, no? :skull :skull :skull
      Mitico quel “Se penso che fanno tutto cio’ per diventare rock-star ed iniziare finalmente a scopare mi viene ancora piu’ da ridere.” :rotfl
      Che dire…Benvenuto a Bordo Figliuolo! E grazie per il prezioso contributo… :D

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      • Conte di Cesa
      • Conte di Cesa

      • 9 gennaio 2013 at 0:53

      :rotfl :rotfl :rotfl ….

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    • :)) :)) :)) Immagino che recuperare il gattino di perletta non sarà stato facile tra aspirine e polvere bianca di stelle. :-) . Complimenti, bel trio, il bello (tu) il brutto (Perletta) ed il cattivo (Giga) perchè non voleva comprare i fiori.

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      • Mostro…anche io li chiamo gatti le parrucche che quelle di pelle scura si mettono in testa.
        Gatti morti, per la precisione.
        A primo acchitto di solito rimangono un po’ spiazzate, poi ci prendono anche gusto ed é capitato in più di una occasione che magari le chiamavo mentre erano o stavano andando a farsi i capelli e alla domanda “che combini?” rispondevano qualcosa tipo; “niente di che…quì, cercando un gatto da ammazzare per mettermelo sulla testa!” :dreaming

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