• AtiLeong
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    • 25 maggio 2014 in Morte

    L’infanzia di piombo

    Era un sabato sera di Marzo. Non doveva fare troppo freddo perché la finestra della cucina era aperta mentre si giocava a risiko tutti attorno al tavolo. Una palazzina di periferia, un appartamento al 1º piano.

    Se da quella finestra mi sporgevo e guardavo in alto a sinistra potevo scorgere l’ombra di un alto palazzo che dava sull’ arteria principale del quartiere dove tre anni prima era stato tenuto sequestrato dalle BR e liberato da una brillante operazione dei NOCS il  Generale JL Dozier, al tempo comandante della NATO per l’Europa Meridionale.

    Uno dei giocatori della partita anni prima aveva sofferto un cinematografico arresto in un aula di tribunale mentre assisteva al processo di alcuni vecchi amici e compagni di scuola che avevano fatto una rapina in banca per finanziare non so quale gruppo armato rivoluzionario: fu ingannevolmente riconosciuto da un maccellaio testimone e additato quale il complice sfuggito alla cattura nel bel mezzo della testimonianza: fu ammanettato sul posto e trascinato via dall’ aula. Lo salvarono gli alibi schiaccianti che aveva e la totale estraneitá a qualunque gruppo politico che il tipo manteneva. Si fece comunque qualche settimana di galera.

    Avevo 15 anni cresciuti tra amici e conoscenti arrestati e manifestazioni, occupazioni e perquisizioni : un atmosfera di violenza ma anche odorsa di un vitale fermento, un odore secco di ciclostilato che negli anni seguenti seguenti non ho sentito mai piú.

    Non si pensi che voglia fare l’apologia di quei tempi che han visto troppa gente morire per misteriose bombe esplose o in efferati agguati, tempi gonfi di tristi e cretini furori ideologici.  Una specie di “guerra civile a bassa intensitá” come qualche storico ha scritto. Forse un’ occasione perduta per avere un paese diverso da quello che é l’Italia oggi, forse causa di questa “mancata crescita”  del paese. Non lo so dire, é una faccenda complessa che é meglio lasciare ad altre sedi. Qui voglio solo condividere le mie esperienze e sensazioni: senza buoni e cattivi; senza condannare, glorificare o assolvere nessuno.

    Ma oramai miei compagni di liceo, quelli fighi intendo, avevano perlopiú ciuffi ingellati, piumini a colori berranti, scarponcini grossi  e cinture com grosse fibbie pacchiane. Ascoltavano una musica che non riuscivo a farmi piacere, usavano un linguaggio in cui faticavo a riconoscermi. Mi ritiravo allora tra gli sfigati, i figli della puttana all’ angolo o i prigionieri di qualche lugubre follia familiare. Quelli erano i miei amici. Oppure continuavo a fare il cucciolo della compagnia di quelli piú vecchi di me, della generazione anteriore, come stavo facendo quella sera allettato dalla mia passione per il giouco del risiko.

    Una faccia alla finestra. Alza il mento per chiamarci. Una faccia che sappiamo adusa allo  scherzo e al lazzo ma stasera pare pallida, smarrita e desolata :

    “Tosi, i ga copá Pedro….” ( tradotto per chi non capisse il veneto: ragazzi, hanno ucciso Pedro ).

    Pedro. Ricordo bene la prima volta che lo vidi. Una polverosa discesa di uno sterrato tra bassi arbusti arsi dal sole dell’estate della regione delle coste dell’ Asia Minore un tempo  chiamata Licia e oggidí parte della repubblica di Turchia. Un paio di automobili di bassa cilindrata si son avventurate lí provenienti dall’ Italia. Stracariche di  tutto e pure io, fanciulletto della 3ª elementare, dentro. Si cercava un gruppo di amici e parenti partiti tempo prima e presumibilmente da quelle parti. Non ci era mica il feisbuc o il cellulare a quei tempi lí. Telefonare dalla Turchia era na mezza impresa. Si sperava quindi di trovarli. Sennó pazienza.

    In mezzo gli arbusti qualcuno lo vede. Le macchine si fermano. Ne sento per la prima volta il nome cui corrisponde un tipo sui 30 anni con un fazzoletto in testa per proteggersi dal sole cocente della tarda mattinata inquanto raccoglieva capperi. Una faccia coi baffoni un po’ di messicano da spaghetti-western eran causa del soprannome di questo professore di matematica  di calabrese stirpe da qualche anno trasferitosi al nord.

    C’ era qualcosa di selvatico e arcaico in lui: raccoglieva piante tra gli arbusti, pescava polpi e murene tra gli scogli con l’aqua che gli arrivava in vita. Rustico e greve nelle caratteristiche bestemmie che ancor ricordo candenzare il suo parco discorrere, non vi ho mai familiarizzato particolarmente. Rimaneva ai margini del gruppone ammantato peró di un un riverente rispetto e non mancava di affascinare un po’ pure me. Ma non gli ho mai detto di aver sopreso il gattino bianco e nero magro e spelacchiato che le donne avevano adottato a leccare la zuppa di murena che stava preparando. Non volevo vedere la bestiola a volo di pedata per il campeggio. E a me il sugo di murena faceva oltretutto schifo e quella sera se lo sono mangiati gli altri.

    Poco o niente lo vidi negli anni che seguirono quell’ estate.

    Il movimento cui apparteneva fu duramente attaccato nell’ aprile dell’ anno seguente e finí arrestato con centinaia di altre persone. Scarcerato dopo un annetto e nuovamente sotto accusa poco dopo, si diede alla latitanza e fuggí in esilio a Parigi con molti altri, ma per qualche ragione che non conosco era rientrato in Italia e si trovava a Trieste.

    Qualche soffiata ne riveló la localizzazione alle forze dell’ ordine e tre elementi della DIGOS e del SISDE lo andarono a prendere. Aveva imputazioni che al massimo gli avrebbero fatto fare 3-4 anni di galera e la sua situazione processuale, malgrado la latitanza, era in miglioramento:  i co-imputati allo stesso processo saranno tutti assolti l’anno seguente.

    Ma quando lo andaro a prendere, quel sabato mattina alle 11, fu preso a pistolettate. Era disarmato, forse han confuso per un arma l’ombrello. La dinamica dei fatti há varie ricostruzioni ma di certo si sa che lo si vide correre in strada, forse giá ferito, urlando: “aiuto, mi ammazzano!” e che li fu abbattuto da dietro, con tiri al torace. Moribondo fu ammanettato e portato all’ospedale dove spiró poco dopo.

    Per qualche ragione assolutamente idiota non riesco a strapparmi dalla testa l’associazione tra l’immagine di Pedro atterrato di spalle su un marciapiede di Trieste com quella di Dersú Uzala abbattuto sulla neve della taiga alla fine del memorabile film di Kurosawa.

    I movimenti di estrema sinistra che si erano assopiti da qualche anno si risvegliarono e ricomparvero pure nelle scuole medie. Scioperi e qualche corteo. Non partecipai a nessuna manifestazione pubblica. Forse dovrei vergognarmente. Ma non c’entravo niente con quella gente, studenti come me,  che ne fecero una specie di icona: il negativo di una foto a effige simil Che Guevara con le scritte sui muri della cittá: “PEDRO VIVE”. E qualche pezzo di merda, magari di quelli col monclear, a farci battute sopra o pure a scriverci sopra qualche aggiunta ironica. Non dissi mai a nessuno dei miei coetanei che lo conoscevo personalmente. Come se quella parte della mia vita fosse n’altra cosa che con loro non volevo e non sapevo condividere.

    Qualche tempo dopo naque il Centro Sociale Occupato “Pedro” , che tuttora esiste.

    Mi é capitato di andarci qualche volta negli anni, per vedere qualche concerto o roba simile. Vi era un’ angolo dedicato alla sua memoria che, forse mi sbaglio, ma mi pareva sempre piú piccolo col passare del tempo. L’ultimo volta che andai in quel “CSO” fu per veder suonare il grande musicista nubiano Ali Hassan Kuban. Percussioni magnifiche. E benché mi vestissi perlopiú da straccione in gioventú, quel giorno mi misi una giacca. Non c’ era nessuno tranne gli abituali del centro a parte me e la mia  esotica amica (indiana) . Mi guardavano male. Se avessi avuto una Keffiah  al collo ho idea che sarebbe stato diverso. Che tristezza.  Ho dato un occhiata al site nell’ internett del CSO Pedro proprio adesso mentre scrivo. È un feisbuc. Non ho trovato una foto o altro che lo ricordasse. Niente postato neppure nei giorni in cui ricorre la sua morte o il suo compleanno


    AtiLeong ha scritto anche:




    • :dreaming :dreaming :dreaming
      Sono un suo fan, Signor Attilio Leone… :youdaman

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      • aurelius
      • aurelius

      • 25 maggio 2014 at 7:00

      Sa’ Sig @AtiLeong …a volte parlavamo di empatia, qui su PV con @luporosso ed altri. Beh, le dico che sono un paio di giorni che volevo scrivere qualcosa su queste questioni. poi ho rinunciato, dicendomi che tanto sono solo fango in fondo ai fiumi della storia.
      ma e’ una storia che molti di noi hanno vissuto. hanno visto, anche da molto vicino.
      E non so’ se si fara’ mai una disamina, seria, obiettiva delle cose.
      Io so’ solo una cosa, dopo averci riflettutto a lungo: che hanno ingannato una generazione. Che hanno sfruttato e rubato i sogni a molti. A molti anche la vita.
      E forse anche per questo, per questa disillusione atavica che in fondo, a volte si e’ sconsolati di fronte al molto nulla proposto oggi.
      A torto o ragione, da una parte o l’altra, alle cose ci si credeva. ma come al solito, troppe cose oscure circondavano quei pensieri, quelle ideologie. Quegl’attimi di illusione di poter cambiare qualcosa. E’ stata una splendida prova d’intenti generazionale. Anche ad estremismi opposti.
      Ecco perche’ e’ lecita, e’ stata lecita la ricerca d’una caverna, di una possibilita’ di sentirsi Liberi e Leggeri.
      Sempre nel ricordo di quelle idee pero’, di alcune forme d’impostazione mentale e caratteriale che ci debbono continuare ad illuminare il cammino nella vita.
      Principi base di comportamento che son buoni su tutte e due le sponde dei fiumi.
      Sempre nel ricordo. Di noi, degli amici morti, dei momenti ai ferri, anche delle delusioni. Della strada comunque intrapresa, cambiata: magari anche con piccole vittorie, forse grandi.
      Condivido, per varie ragioni storiche ed oggettive, il suo scritto. Complimenti, forse scrivero’ anch’io.

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      • DeeJay
      • DeeJay

      • 25 maggio 2014 at 7:39

      :youdaman

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      • pelato
      • pelato

      • 25 maggio 2014 at 10:33

      :youdaman la tua storia @Atileong è commuovente pero senza offesa mi rende ancora piu fiero di essere stato bambino negli anni 80 ed adoloscente negli anni 90 mi fan troppo ridere quando sento i vecchi al barre che dicono si stava mglio prima mahhhh come disse un mio benzinaio der mi paesello sai perchè i vecchi dico che stavano meglio 50 anni fa??perchè avevano 50 anni meno ;-)

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      • Matt
      • Matt

      • 25 maggio 2014 at 15:46

      Avendo quasi la stessa età ho vissuto anche io di riflesso l’atmosfera di quei tempi. Mi ricordo quando rapirono Aldo Moro: percepivo l’angoscia degli adulti senza capirla appieno, ma mi fece molta impressione anche perchè i miei genitori erano lontani in quel periodo. Poi al liceo, la scuola era politicizzata, era quasi un obbligo schierarsi e adottare comportanenti, letture e perfino musiche conformi. Io forse perchè molto occupato a fare sport ero piuttosto indipendente e anticonformista, con amicizie eterogenee che resistono tuttora.

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      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 25 maggio 2014 at 17:57

      Bel racconto Sig. AntiLeong, l’ho letto davvero volentieri, non ricordo niente degli anni di piombo, ero alle elementari, mi ricordo di Moro quello si, lì ero già alle medie, comunque è riuscito a rievocate atmosfere ed immagini di quei tempi.
      Sono contento, in tanti Le avevamo detto, scrivi, scrivi Sig. AntiLeong e vedo che di tanto in tanto lo fa ed io La leggo sempre con piacere.

      P.s. @tutti qui siamo su Piccole Verità bisogna dire la verità come dai Carabinieri (vi ricordate il Dante Benigni con la banana rubata quando va dai Carabinieri :)) ), la mail che ho registrato su PV e che vedete è quella che usavo a suo tempo sui dates per le fighe, ho scalato qualcosina anche se ormai è già diventata vecchia pure quella, altrimenti i conti non tornano con quello che ho scritto nel commento :ar

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      • dragodoro
      • dragodoro

      • 25 maggio 2014 at 18:33

      Mi associo ai complimenti del @DrMichaelFlorentine Sig,@AtiLeong anni veramente pesanti…e ho detto tutto!

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      • Bombolo
      • Bombolo

      • 25 maggio 2014 at 22:43

      Mi avete fatto ricordare un episodio abbastanza assurdo di circa 30 anni fa. Penso fosse il 1983, ma non ne sono certo, ricordo vagamente che avevo 13 o 14 anni, o forse meno, vivevo al quinto piano, hinterland di Milano, forse erano le 3 del pomeriggio di una calda giornata estiva, e passavo come al solito il mio tempo in casa leggendo fumetti. A un certo punto dalle finestre aperte arriva il boato più forte che avessi mai sentito, sembrava una bomba. Ed era davvero una bomba. Una bomba a mano da esercitazione era esplosa nei giardini sotto casa tra le mani di un gruppo di ragazzini appena più piccoli di me, e che erano tra i miei amici, le mie frequentazioni quotidiane. Pare fosse andata così, un passante indica ai ragazzini una scatola di bottoni vicino a un cassonetto di rifiuti e li invita a prenderli per giocarci, o qualcosa del genere. E questi lo fanno davvero, prendono la scatola, si mettono a frugarci su una panchina dei giardinetti, e per qualche ragione, mossa, azione inconsapevole, la bomba esplode e spara bottoni in gira ferendo seriamente i ragazzini. Uno di questi perderà un occhio, un altro di questi avrà serie ferite a un braccio e pochi anni dopo sarà un giovanissimo tossicodipendente, con la testa completamente fusa e un’eterna espressione da ebete stampata sulla faccia. Mi sono sempre chiesto come fosse andata davvero, se quell’uomo avesse intenzionalmente cercato una strage o almeno un morto, o chissà cos’altro, forse era solo un sadico. La bomba, dissero poi i carabinieri, era probabilmente da esercitazione e quindi studiata per fare sopratutto rumore e non veri danni. Nessuno saprà mai la verità, sul come e perché fini in mano ai miei amichetti.

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      • CCSP
      • CCSP

      • 26 maggio 2014 at 7:50

      Molto bello questo scritto AtiLeong, argomento finora inedito in questa sede… :clap

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 28 maggio 2014 at 0:16

      Leggo con piacere che gli argomenti su PV si sono ampliati…
      Grazie per lo spunto che ci hai regalato con questo pezzo, sopratutto per chi come me non ha vissuto gli anni di piombo, ma solo studiato qualche pagina tra i banchi di scuola. Commovente.

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 30 maggio 2014 at 18:04

      Cara signora @whitestyle , non puó esser che un piacere il poter condividere con siffatta dotta e cortese audienza questi ricordi di un lontan passato.
      L’ inspirazione la devo al signor Capitano che scrisse un toccante racconto, quello in cui cercava una notte il Noce di Benevento.
      Attendo che al signor @aurelius venga un di questi la voglia di raccontarci qualcosa di quei tempi, di come li ha vissuti lui.
      Quello che mi rimane di quei giorni é la sensazione che ci vosse una voglia di esserci, magari sguaiata, sbagliata e pure violenta, che adesso non riesco a sentire ne vedere piú.
      E con ESSERCI intendo esserci nella societá come parte attiva : essere cives nella res-publica, individuo che cresce e si forma nella e CON la Polis.
      Il sogno “ateniese” che le moderne democrazie hanno tradito.
      Quel che sono oggi, un esule che la sospirata patria ha perduto é dovuto anche alla cruda disillusione della sconfitta che rappresentarono quei tempi.
      Mi chiedo a volte cosa si sarebbe potuto fare se tutta quell’ energia e quell’ entusiasmo fossero stati meglio utilizzati e incanalati, capiti da chi li doveva capire e non finir trasformati in orrenda brutalitá che non ci lascia nessuna nostalgia.
      Vabé

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      • luporosso
      • luporosso

      • 30 maggio 2014 at 20:01

      Senhor @AtiLeong, oggi il mio applauso per il Suo magnifico Scritto glielo faccio in punta di piedi, con il cappello in mano , in segno di rispetto per Pedro e tutte le vittime di quegli anni.Complimenti.

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 30 maggio 2014 at 20:07

      Io invece le do un “rumoroso” bentornato, señor @luporosso che non la si vedeva da qualche tempo da ste parti. Qualcuno, il Capitano in persona mi pare, chiedeva di lei…
      :-)

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      • luporosso
      • luporosso

      • 30 maggio 2014 at 20:25

      Grazie, approfitto per dire che ho un problema di salute, non grave ma sto facendo un trattamento che mi lascia sfiasncato e mi impedisce concentrarmi con quele due uniche neurone che mi sono rimaste.Niente di grave comunque, in un paio di settimane dovrei stare bene.Vi leggo, non pensate male eheheh.
      Un abbraccio a tutti.

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      • aurelius
      • aurelius

      • 30 maggio 2014 at 20:51

      Prima di tutto un Caro saluto al fratel @luporosso al quale auguro pronta risoluzione dei problemi fisici; che’, sperando non gravi, so’ danno sempre comunque fastidio, sia psicologicamente, che nei movimenti, impegni, vita etc… facci sapere e…in gamba !!! :D
      CaVo Sig. @AtiLeong che dirle…sa’, a volte mi vien voglia di dire, scrivere cose. a volte mi passa la fantasia…altre volte vedo i miei pensieri alla fine, riportati e sviscerati piu’ o meno allo stesso modo da altri; e quindi aggiungere sembra superfluo. Ma capisco bene che pero’ le esperienze personali non sono ripetibili comunque, anche se hanno fatto parte di sensazioni e momenti di vita, tempo o storia comuni ad altri.
      Si, lo faro’, quando mi salira’ veramente dal profondo raccontare, ricordare qualcosa. A volte sa’, sviscerare momenti di Piccole Verita’ fa’ bene; un po’ come confessarsi col prete, e prenderci l’assoluzione. per quel dato momento, anche se il peccato resta.
      Beninteso, non che siano stati mortali, o voluti. ma a volte si pecca anche in senso buono, per ignoranza, fiducia, ingenuita’, miscredenza, gioventu’ etc etc…peccati veniali, insomma.
      Ma solo che il rifocalizzarli, ricordarli e riviverli beh…abbisogna di riflessione vera.
      Le dico che ad esempio, la sua foto di copertina ha gia’ un suo significato molto stringente, per me.
      Ma scrivero’, lo faro’.

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 30 maggio 2014 at 22:28

      aurelius,

      PV, o meglio, la vostra compagnia e i vostri racconti mi funzionano invece a me piú come una specie di psicanalisi che mi fan venir in mente storie e sensazioni che erano buttate lí in qualche canto impolverato della memoria.
      Naturalmente ha ragionissimo sul fatto che poi certe cose bisogna scriverle quando e se ce lo “dicono le trippe” . Solo cosí escon fuori bene. Almeno a me.
      Le confesso che la foto l’ ho scelta un po’ alla CDC…non mi andava di metterci qualcosa di troppo “padovano” e quell’immagine Romana c’haveva un “respiro” che mi piaceva, oltretutto mi pare che sia nelle vicinanze dei Fori Imperiali….

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 30 maggio 2014 at 22:29

      luporosso,

      ci migliori presto. si riposi e mandi notizie…non ci faccia preoccupar…

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      • luporosso
      • luporosso

      • 31 maggio 2014 at 23:01

      Grazie @AtiLeong e @aurelius, e non vi preoccupate, é solo una ferita di striscio eheheh. Mi faccio coccolare, soprattutto dalla mia santa signora e da sua sorella che é medico.Veramente é pediatra, ma io sono un bambinone…

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 1 giugno 2014 at 12:45

      AtiLeong:

      Quello che mi rimane di quei giorni é la sensazione che ci vosse una voglia di esserci, magari sguaiata, sbagliata e pure violenta, che adesso non riesco a sentire ne vedere piú.
      E con ESSERCI intendo esserci nella societá come parte attiva : essere cives nella res-publica, individuo che cresce e si forma nella e CON la Polis.
      Il sogno “ateniese” che le moderne democrazie hanno tradito.

      Oggi manca la partecipazione attiva è vero, ma sopratutto sentire forte e chiaro un interesse verso qualcosa di diverso dall ‘ultimo modello di Iphone o qualsivoglia minchiata materiale da possedere. Sempre connessi, iperattivi eppure così spenti. Incapaci di relazionarsi al prossimo se non attraverso un like o uno smile. Il confine tra reale e virtuale è talmente confuso che sono sicura, desterebbe più smarrimento se domani mattina facebook chiudesse battenti che se ci fosse un colpo di stato. Organizzato da chi poi, mi verrebbe da pensare… i miei coetanei? Gente senza passioni, disperatamente tristi, lamentosi, passivi, viziati…. L’evoluzione di una democrazia non controllata? E’ possibile… ed è così agghiacciante.
      Grazie per lo spunto @AtiLeong, è sempre piacevole scambiare due chiacchiere con qualche testa pensante… :) e aspetto anche il contributo del nostro @aurelius, che sicuramente sarà capace di regalarci altri spunti, quando giungerà l’ispirazione naturalmente… senza fretta insomma:)

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      • aurelius
      • aurelius

      • 1 giugno 2014 at 13:02

      Sig. @AtiLeong …beh, quella e’ piazza del Popolo, vista da Porta Flaminia. Davanti abbiamo la Chiesa degli Artisti, cosi chiamata perche’ vi fanno esequie per molti attori, scrittori e gente di Cultura a Roma residente. La chiesa altresi divide poi Via del Corso, un tempo via di Nobili palazzi e di passeggio con Barocche carrozze, a tutt’oggi tempio di shopping e struscio coatto.
      Al lato, la famosa Via del Babuino, ancor perlomeno integra, fatti salvi notissimi Alberghi di moda e i suoi danarosi e vocianti turisti; anche se sede di molte case di Moda, ma soprattutto di preziosissimi negozi d’Antiquari; da li si dipana Via Margutta, tempio di pittori, case d’asta e gallerie d’arte. Vi dimoro’ Fellini che nelle sue notti insonni, scendeva a bere all’Osteria Margutta li sotto. Financo il Maestro, rapiva ignari barboni o gente di passaggio e cominciandogli a raccontare storie e fole, appoggiato alla fontana del Mascherone.Il muraglione che si vede, porta al parco del Pincio in Villa Borghese.
      Questa Roma manca, molto. A me soprattutto; e anche se in quei tempi sbagliare e morire era facile, sognare e vivere era dato a tutti e non costava nulla. Nonostante tutto.
      Si Sig.na @whitestyle …ci sto’ pensando. Davvero. Penso al modo migliore per farlo, senza approfonditi particolari ne’ inutili tristezze. Soprattutto, penso a come farne davvero valer la pena.E sara’ tutto, rigorosamente, in bianco e nero.
      A presto

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 1 giugno 2014 at 21:23

      aurelius,

      E vero…mi son confuso di bbrutto…
      Solo adesso che mi fa notare i riferimenti topografici me rendo conto.
      Manco di prestar visto all’ Urbe da qualche annetto ( 3 ?- 4 ? ), ma sto giá per rimediare. Vi passeró per qualche giorno a Luglio.

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        • aurelius
        • aurelius

        • 1 giugno 2014 at 21:56

        Ma certo, si figuri Sig. @AtiLeong e’ comprensibile, essendo lei foresto, e’ scusato !!! ;-)
        Ho solo ricordato, tra me e me, quei luoghi; molto familiari tra l’altro. Conoscevo e salutavo per nome i sampietrini della piazza at uno at uno, si figuri !!!
        Ecco…si chini dolcemente sul ” serciato” e accarezzi un sampietrino, o se gira per Fori tocchi un marmo, un capitello…e gli dica che Aurelius ci pensa. Baci Roma per me, Sig. @AtiLeong . Grazie

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 1 giugno 2014 at 23:56

      aurelius,

      Sará fatto senza dubbio,
      pur non essendo romano ho per la Cittá Eterna un “carinho especial” .
      La passeggiata per “Via di Corsa” trad. dall’ italiano di mia moglie- Via del Corso – credo interpreti la velocitá che cerco di dare a questo rituale al quale non potró scappare. Come lei a una salita al Campidoglio per salutare Marco Aurelio e quindi lo sguardo al Foro da dietro l’ Arco di Settimio Severo.

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