• La luce dell’Est (Tashkent tanti anni fa)

    La nebbia che respiro ormai si dirada perché davanti a me un sole quasi bianco sale ad est 

    La luce si diffonde ed io

    questo odore di funghi faccio mio

    seguendo il mio ricordo verso est

    Tashkent anni 90, inverno. 10 gradi sottozero, odore di metano in strada, per via della benzina scadente e povera di ottani bruciata male dai carburatori delle scassate Ziguli’ (la nostra vecchia Fiat 124).
    E’ quasi mezzanotte e cammino da solo, ansioso sulla neve ghiacciata. In giro neanche un anima, a parte i poliziotti in mimetica: spero che a nessuno di loro venga in mente di fermarmi, e affretto il passo. Attraverso un parco e giungo all’Hotel Uzbekistan, dove mi hanno detto che c’è vita. L’androne quasi buio non è incoraggiante con il suo cupo silenzio e il suo stile sovietico-decadente. Ma sento la musica: al piano di sotto c’è un bar-discoteca.
    Scendo e mi siedo al bancone, ordinando una coca cola. Il locale è mezzo vuoto e nessuno balla. Guardo le ragazze sedute ai divanetti di velluto, sono carine ma con l’aria annoiata, e vestite fuori moda. La maggior parte di loro è già in compagnia. Qualcuna mi si avvicina ma declino gentilmente. Mi piace l’aiuto barista, giovanissima, ha un’aria acerba molto diversa da tutte le altre ragazze presenti. Lei mi guarda con gli occhioni dolci e mi sorride. Ma non parla una parola di inglese. Il barista naturalmente capisce le mie intenzioni e mi spiega che non posso portarmela via perché deve lavorare fino alle 3.
    Resto li’, faccio amicizia con lui e intanto curo lei, che continua a incantarmi con i sui sguardi e i suoi sorrisi. E’ difficile corteggiarla tramite interprete, ma loro stanno al gioco e ci divertiamo.  Poi con una mancia convinco il barista a liberarla. Lei ride, ma dice che non vuole venire via con me, ha vergogna. Ci mettiamo un po’ a tranquillizzarla e a convincerla.
    Finalmente usciamo io e lei, è bellissima nel suo cappottino striminzito e la tengo stretta per riscaldarla. Lei mi parla in russo io rispondo in italiano. Non possiamo capirci, ridiamo e basta. Fermiamo una Ziguli’ che per un dollaro ci porta al mio hotel ma una volta arrivati lei mi fa capire che non vuole salire in camera, e fa proseguire il “taxi” fino a casa sua.
    Entriamo in silenzio, credo ci sia qualcuno che dorme nell’altra stanza, forse i suoi genitori. Mi fa calzare delle pantofole e mi guida alla sua cameretta, che è modesta ma calda e accogliente, con le coperte e le tendine rosa e piena di orsacchiotti. Ci stringiamo nel suo lettino. E’ dolcissima. Resto fino all’alba, e prima che gli altri si sveglino la saluto malinconico perché devo partire nel pomeriggio.
    Me ne vado sperando di vederla ancora quando tornero’ a Tashkent, di li’ a qualche mese.

    La andro’ a cercare al bar dell Hotel Uzbekistan.

    Le mani rosse un poco ruvide

    la mia bocca nell’abbraccio cercano

    il seno bianco e morbido tra noi

     

    “Dimmi perché ridi amore mio

    proprio così buffo sono io?”

    la sua risposta dolce non seppi mai


    Matt ha scritto anche:




    • …dimmi la verità; non l’hai mai più vista, vero?

         1 Mi Piace


        • Matt
        • Matt

        • 28 aprile 2014 at 0:58

        Mai piu’. Dopo qualche mese tornai e non ebbi tempo di andare in quel bar. La volta successiva lo trovai chiuso. Quasi una Alina

           0 Mi Piace



        • Lo sapevo. Come da copione…succede sempre così, maremma maiala infame.
          :-(

             1 Mi Piace


      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 28 aprile 2014 at 1:58

      Bellissimo pezzo Matt, sei risuscito a fotografare immagini e perfino atmosfere, tutto ciò che è nella passione di coloro che amano questi luoghi e tutto ciò che chi sa vedere è in grado di apprezzare :dreaming

      Mi dispiace per la tua Alina che non hai più avuto modo di rivedere, il segno lo ha lasciato, altrimenti non la ricorderesti così in dettaglio :-(

      Meno male che te ne sei andato prima che gli altri si svegliassero, immaginati se trovavi pure l’omone in cannottiera con i peloni sotto le ascelle nel corridoio o che andava a pisciare :))

      La Ziguli’, Oh, Alina ! Alina pure quella anche per me :dreaming

         1 Mi Piace


        • Matt
        • Matt

        • 28 aprile 2014 at 2:13

        Grazie Michael!
        In effetti l’emozione era mista a un po’ d’ansia e imbarazzo, non sapendo chi c’era di là.
        Bella la vostra invenzione delle Aline, credo che almeno una l’abbiamo avuta tutti, io diverse, secondo me ci devono essere e sono importanti nel bagaglio di una vita.

           3 Mi Piace


      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 28 aprile 2014 at 2:25

      Guarda Matt qui su P.V. le Aline abbondano, credimi, io pure quelle in soffitta :))

      La tua emozione mista a un pò d’ansia e imbarazzo l’ho provata esattamente anche io, una ragazza di Kiev, io avevo l’appartamento in centro, con la mia camera, in un’altra però c’erano due amici.

      Le mi disse che era meglio se andavamo a casa sua, sua madre e sua sorella erano via, era sola, mi fidai.

      Si usci abbastanza fuori dalla città, quando arrivai mi cagai sotto, soliti palazzoni verandati, gruppetti un po’ nascosti nel buio della notte con le bottiglie in mano, in più acensore guasto, siamo dovuti salire a piedi, completamente al buio perchè si era guastata pure la luce delle scale, cinque piani, mentre si saliva abbiamo trovato anche uno con la bottiglia in mano che pisciava in un angolo di un pianerottolo (forese la moglie non lo voleva fare rientrare a casa ubriaco immagino). L’appartamento invece come succede spesso era molto carino, ben curato, si vedeva che era abitato soltanto da donne, anche ben arredato.

      Oh, ex Soviet Union ! :dreaming

         1 Mi Piace


      • aurelius
      • aurelius

      • 28 aprile 2014 at 7:19

      Matt…sono rimasto a bocca aperta, mi aspettavo di leggere altro; cercavo altre righe ma non le ho trovate, ma forse volevi cosi. Meglio cosi…
      Bell’atmosfera, parole semplici. Scene basi, che forse in molti abbiamo visto; e vissuto. E, molto probabilmente con le stesse ovattate consapevolezze…molto bello.

      …”Piccoli stivali e sopra lei
      una corsa in mezzo al fango e ancora lei
      poi le sue labbra rosa e infine noi
      Scusa se non parlo ancora slavo
      mentre lei che non capiva disse bravo
      e rotolammo fra sospiri e “da”…”

      ps: splendida scelta http://www.youtube.com/watch?v=04ZPpAy47ok

         1 Mi Piace


      • Zest
      • Zest

      • 28 aprile 2014 at 7:41

      Ho passato un anno in Georgia, anche li e’ Est europa molto profondo come piace nominarli voi con i vari sottoboschi et compagnia bella…. esperienza fatta di alti e bassi, grandi scopate, alcune aline sfuggite, e clima da vecchia stalingrado o da dopoguerra anni 50 qui in itaglia. Forse il grigiore, il colore cupo delle case, l’aria triste nel vedere le faccie delle persone…. certo che poi viene compensato dalla quantita’ di belle donne con cui uno si puo relazionare… bel racconto Matt ;-)

         1 Mi Piace


      • Matt
      • Matt

      • 28 aprile 2014 at 7:57

      Grazie Aurelius, grazie Zest. Sono contento se ho reso un po’ l’atmosfera. Quella canzone capolavoro mi commuoveva ancora prima di aver messo piede in Est, e adesso descrive bene anche i miei ricordi. Mike, i palazzoni verandati, il contrasto tra lo squallore e la sporcizia delle parti comuni e la calda accoglienza degli appartamenti…A Tashkent le case sono ancora quasi tutte cosi’.

         2 Mi Piace


      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 28 aprile 2014 at 22:46

      Che posti….bella storia, letta stamattina col caffé.
      Ho visitato una Uzbeka alle 3 di mattina, sabato notte. 36 anni, un po’ sfatta da una vita dura.
      ma un qualche striscio di charme le rimaneva.
      Ci aveva il panico, ci aveva. porella.
      E mi é venuto in mente lei, Sr.Matt.
      Quasi ci chiedevo: “conosci Matt?”
      :-*

         2 Mi Piace


        • Matt
        • Matt

        • 29 aprile 2014 at 7:52

        Caro Sig.AtiLeong che aspetto e discendenze aveva la signora? Pura Uzbeca o contaminazioni slave, o coreane, o mongole? Se le avesse detto che era mio amico si sarebbe tranquillizzata…

           2 Mi Piace


      • oasiall

      • 28 aprile 2014 at 22:56

      Bella storia davvero peccato non ci sia il lieto fine :-)

         2 Mi Piace


        • Matt
        • Matt

        • 29 aprile 2014 at 7:49

        Caro Oasiall forse è stato meglio cosi, quella ragazza oggi avrà quasi 40 anni e magari somiglia alla Catalina Bagasincheva della foto che ci ha mostrato Dragodoro…
        oasiall,

           1 Mi Piace


      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 29 aprile 2014 at 14:52

      Matt,
      La pelle abbronzata, faccia schiacciata e occhi di taglio….”semiasiatico” , nome con di odori islamici ma terminante col classico slavo “ova” tipo “Mukammetova” ( per dare l’idea ). Credo fosse proprio uzbeka.
      o forse qualche altra etnia turcomanna minore di quell’ area.
      La prossima volta che viene non gli do piu il diazepam allora, gli dico “Matt” :D

         2 Mi Piace



    Post a Comment!