• La DOTTORESSA DELLA CASERMA DEGLI ALPINI

    PREFAZIONE

    Questo scritto, che mi ripropongo di pubblicare a episodi qui su PV, risale a circa 7-8 anni fa e da allora dormiva quieto in una cartella del mio PC, placido e negletto.
    Questo “progetto” che poi si e arenato aveva avuto la sua origine dalla mia vecchia passione per il cosidetto “cinema basso”, la cinematografia popolare italiana degli anni ’70. Comicitá pecoreccia, scurrilitá, culi e tette dal buco della serratura: tutto quel genere di film che son stati prodotti a decine fin dall’ esplosione dei “decamerotici” nel 71-72 per arrivare all’ epopea immortale di Alvaro Vitali- Pierino e dei suoi emuli “apocrifi” che caratterizzarono il fulgido tramonto di quest’ epoca nella prima meta della decade seguente.
    Condivido questa passione col mio vecchio compare “Il Tenente” e un giorno ci trovammo a ricordare di come nel film ” arrivano i gatti” del 1980 ( non propriamente ascrivibile in questo genere ) i protagonisti, giovani attori in cerca di successo, a un certo punto sono scritturati per partecipare a un film il cui titolo suonava tipo “la dottoressa della caserma degli alpini”. Le brevi sequenze che illustrano il “making of” di questo tipico titolo del nostro genere cinematografico prediletto erano molto meglio del film stesso. Sicché sospirammo di come forse si trattasse del piú bel film “mai fatto”.
    Allorché il Tenente mi sfidó a scrivere una sceneggiatura con questo titolo approfittando di un altro mio diletto: la scrittura. Pur conscio di non aver certo la penna di Dostojevsky mi sono imbarcato in questa impresa: nessuna pretesa pertanto se non divertirmi, al pari dei milioni che corrono dietro a un pallole nei campetti di periferia senza avere aspirazione alcuna a diventare calciatori professionisti.
    Presto trovai noioso l’ esercizio di scrivere una sceneggiatura ( di un film che non sarebbe stato mai fatto..) e gli diedi forma di romanzo.
    Romanzo che piú che un propriamente un omaggio a quel cinema divenne un affresco del mondo segaiolo e in cui sono vissuto coi suoi personaggi, tutti reali e solo leggermente cammuffati per renderli un po’ meno riconoscibili, dissepolti dalle memorie del passato. Vecchi amici e conoscenti, creature umane con le quali ho incrociato il mio cammino un giorno e che la corrente incessante della vita ha trascinato altrove. Lontano. Chissadove. Gente che probabilmente manco si ricorda di avermi mai conosciuto e che pure io credevo di aver dimenticato….una specie di “Recherche” insomma, perché confesso che aspiro segretamente al titolo
    di “Proust de noiartri” …. :dontsee


    AtiLeong ha scritto anche:



      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 18 giugno 2014 at 0:47

      Prologo:

      Notte tra Domenica e Lunedí di metà Novembre.
      Nebbia nella periferia di una grigia cittá ai piedi delle alpi Venete.
      Vialoni di una circonvallazione dal traffico pigro ma incessante.
      La luce del neon di una anonima pizzeria che non si capisce se abbia già chiuso o no.
      Mura fiocamente illuminate da umidi lampioni e il portale giallognolo-bianco della caserma “Vitali”.
      Al posto di sentinella una recluta dal fisico periforme che arrabatta una poco credibile rigidezza marziale che vacilla inverecondamente quando gli azzurri occhi famelici rimpiccioliscono a fessura e si disegna un ghigno cupido tra i radi baffetti biondastri mentre ammira il caracollare scomposto sopra di smisurati tacchi di una mastodontica prostituta dalle fluenti chiome corvine che pare cercare qualcosa per terra.
      Come guidata da invisibile mano del destino, distratta, parlando tra se a alta voce in uno oscuro idioma balcanico, gli occhi incollati all’umido suolo cosparso di foglie secche, si avvicina sempre più al posto di sentinella, con percorso irregolare ma inesorabile.
      Il viso della recluta si contorce pian piano in una maschera di satiro man mano che le prospere forme della giovane, strette in un improbabile vestito rosso-fuoco si fanno più distinte coll’avvicinarsi di questa.
      A un cinque metri dalla guardiola si ferma e, come sorpresa, alza uno sguardo sbigottito sulla nostra recluta. Dallo sguardo perso pare che sia fatta di qualcosa, o ubriaca.
      Sbotta qualcosa di incomprensibile, poi si corregge e con la voce seria delle esteuropee dice “perso….coso orecchi” toccandosi il lobo auricolare sinistro. Ha enormi occhi gelidi verdechiaro e allucinati e un viso ovale un po’ volgare da contadina, ma le prospere e fresche forme di ventenne la fanno sembrare alla nostra povera recluta una dea. Quindi, malgrado i 2-3º gradi, sotto l’uniforme un sudorino gli scorre infido giú dalle ascelle. Non sa cosa fare.
      Gli esce fuori una vocina flautata “hai perso un’ orecchino?” gli occhi sono di candida empatia, non v’é piú traccia della lussuria che il glorioso anonimato concede al segaiolo, adesso la tipa sta qua davanti perdavvero…
      Abbozza un sorriso innocente e scruta il suolo con ostentato interesse. Ma lei pare averlo giá dimenticato e spazza nervosa le foglie umidicce con le mani, mani grandi con lunghe unghie smaltate di rosso. Si curva sul suolo e dá le spalle alla recluta che inghiotte secco e osserva vorace le procaci forme che si offrono alla sua avida vista. “Aiutami a cercare” dice all’improvviso. Si scuote, come sorpreso, il povero milite e gli esce un “va bene”: comincia a spazzar via le foglie intento, col suo scarpone e si allontana dalla guardiola con un senso di strana e illecita libertá verso un triste pino dell’ aiuola a destra della porta della caserma: quando avverte il morbido manto d’erba bagnata sotto i piedi si rende conto che “se mi beccano son cazzi…” ma ormai é l’eroe di una avventura e un istinto antico lo guida sicuro sotto l’albero dove tra aghi caduti appare il brillio dorato di un orecchino. Vittorioso lo ostenta, vorrebbe esibire una battuta brillante, ma viene solo un “eccolo, guarda, é qua!”. Finalmente ritta, sorridente, ancheggiante e enorme la tipa si avvia alleviata verso di lui; guardandolo dritto negli occhi, riconoscente. Imbarazzato, lo sguardo gli scivola al suolo dove proprio ai piedi del pino lo aspetta un preservativo rossiccio usato. Ma ormai lei gli é addosso: morbida e profumata gli stampa un bacio su una guancia paralizzata, mentre un formicolio eccitato si impadronisce delgl’ inguini del milite.
      Pulisce e si mette l’orecchino, lí a pochi centimetri da lui, con una paradisiaca fragranza da supermercato LIDL lo inebria, i suoi capelli lo sfiorano, il membro é giá mezzo duro, ma lui é completamente anestetizzato e incapace di connettere: “signore dí soltanto una parola e 22 anni di pippe saranno cancellati” gli dice la vicinanza corpo della fanciulla. Ma lui non dice niente, i preziosi secondi sfumano con un allegro “ciao! grazie bello soldato!” e si allontana guardandolo e invitandolo ancora, mentre lui sente che é giá tutto perduto, un bel ricordo, meritevole di una serie di seghe, peró magari alla prossima guardia notturna la vedo ancora….e allora….
      Fantasticando il prossimo incontro il turno passa, lei é dall’ altra parte della strada, piccola e lontana come fossero chilometri. Sta lavorando, l’ha giá scordato, parla con macchine che si fermano, poi mentre é distratto con fantasticherie romantiche, sparisce lasciandolo alla solitudine della notte fredda e pare che le automobili sempre piú rare pestando l’umido asfalto gli cantino una cupa canzone di rimpianto, nostalgia e occasioni perdute.
      Il cambio arriva e lo sorprende lontano e distratto: solo quando rientra tra le mura della caserma e l’odore di strada, di nebbia e di lei lo abbandonano all’ odore acre e minaccioso di maschio si ricorda del preservativo abbandonato sotto il pino forse solo la sera prima, lá dove ha trovato l’orecchino: chi era di guardia ieri notte? Una fitta di gelosia lo trapassa mentre si immagina Benazzi Loris , alpino di Cesena, smargiasso e chiaccherone, che incolla i suoi nudi inguini a quelli di lei, lussurioso e beffardo. Un dolore gli percorre l’affannoso petto ma al tempo stesso peró il perdurare dell’ immagine della furtiva copula lo eccita morbosamente obbligandolo a appartarsi in un cesso per consumare una rapida e rabbiosa sega.

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      • luporosso
      • luporosso

      • 18 giugno 2014 at 1:14

      Sr. @AtiLeong, aspettiamo con interesse le prossime puntate! :clap :clap :clap :dreaming :dreaming :dreaming

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    • :dreaming :dreaming :dreaming
      Semplicemente M E R A V I G L I O S O
      :clap :clap :clap

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      • aurelius
      • aurelius

      • 18 giugno 2014 at 7:35

      Atmosfera. Immagini nette, precise. Si “guarda” proprio come un film, se ci fossero i dialoghi a mo’ di sceneggiatura, sarebbe bello comunque ( ma impegnativo per i non addetti…), Sig. @AtiLeong . Ed almeno da quest’episodio beh, ci vedo Bunuel, quasi un silente Antonioni. O forse visto il pathos erotico, un Pasolini. A proposito Sor @AtiLeong …si dice ” Noantri ” !!! ;-)
      Eehhh si…i ” Gatti” del famoso vicolo, I Decamerotici e Giovannona coscialonga. Montagnani e la Bouchet…e cosi via fino a Pierino, e la Sacra coppia Bombolo&Cannavale. Quei giorni c’hanno regalato qualcosa di buono, in effetti.
      Bene Sig. AtiLeong aspettiamo e ancora complimenti per l’idea, impostazione, soggetto et atmosfera. Scriva, scriva che le fa’ bene. Ci fa’ bene !!! :-)

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      • Matt
      • Matt

      • 18 giugno 2014 at 10:59

      Caro Signor AtiLeong mi ricordo il film Arrivano i Gatti, molto divertente, di recente un po’ tutto il filone dei film italiani pecorecci è stato rivalutato (e fin sopravvalutato) grazie alla nota passione di Quentin Tarantino. Ma il suo racconto è su un livello superiore, a me ha ricordato Piero Chiara. Bravo! Anche io attendo le prossime puntate :clap :clap

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      • pelato
      • pelato

      • 18 giugno 2014 at 12:04

      :youdaman :youdaman

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    • :clap :clap :clap

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      • dionisio
      • dionisio

      • 18 giugno 2014 at 15:10

      Sir @atileong …… :doubleup

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      • blackfox
      • blackfox

      • 18 giugno 2014 at 15:24

      Stupendo! :clap

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      • piranha
      • piranha

      • 18 giugno 2014 at 17:53

      @Atileong,mi scusi,ma cosa aspetta a scrivere il resto,ho una pausa di 4 ore,porca puttana ho rotto il trattore ed ora cosa mi leggo?la prego sig Atileong scriva il resto della storia,sono qui in attesa.

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 18 giugno 2014 at 21:29

      Bellissimo pezzo @AtiLeong :clap :dreaming Avanti il prossimo episodio :dreaming

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 20 giugno 2014 at 14:24

      Ringrazio le vostre signorie illustrissime per i gentili incoraggiamenti.
      Ho di fatto ancora vari pezzi di questa storia che ho continuato per un po prima di abbandonare anche perche non mi piaceva piu tanto man mano che avanzavo.
      Ma vincero i pudori e vi pubblichero a puntate tutto quello che ci ho scritto.
      Solo abbiate un po’ di pazienza che ci do una rilettura rapida e semmai una “sistematina” prima di inviarlo.
      Spero che il trattore del signor @piranha sia tornato a ruggire e solcare i campi, intanto :-)
      Se poi qualcosa non vi piace non mi dispiacerebbe se qualcuno si desse la pena di farmelo presente, che non mi offendo mica…anzi, gli sarei grato e lo metterei nei ringraziamenti dopo la pubblicazione :)) :)) :))
      Er Prouste de “Noantri” ( mi si scusi, mi avventuro nelle pittoresche espressioni romanesche senza aver studiato abbastanza l’idioma, un ringraziamento lo ha quindi gia guadagnato er sor @aurelius , romano di boemia :-)

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      • piranha
      • piranha

      • 20 giugno 2014 at 16:44

      @AtiLeong,è per me sempre un gran piacere leggerla,il trattore ringrazia per il suo interessamento.

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