• In nave da Genova a Buenos Aires e ritorno – Ricordi di viaggio.

    Istruzioni per l’uso: Ho navigato come Ufficiale di coperta per 2 anni, 79 e 80 e non avevo mai buttato giù su carta (si fa per dire) i miei ricordi.

    Non so se ci potrete fare qualcosa quindi .. In Brasile ci sono tornato poi come turista nel ’95 e nel ’99. Agosto 1980.- Mi presento al direttore del personale e gli chiedo se sia possibile cambiare nave. Sono abbastanza stanco di fare la rotta del nord-america (12 mesi su una porta containers) e mi piacerebbe andare su una nave “merci varie” sulla Genova/Buenos Aires per fare un po’ di esperienza. Il direttore è una brava persona e, dopo un rapido consulto con gli impiegati, mi dice che potrebbe avvicendarmi con un allievo ufficiale che, nella mia stessa situazione, avrebbe piacere a passare sulla rotta nord-america.

    Nel giro di una settimana mi ritrovo imbarcato sulla motonave “Mazzini”. E’ una nave un po’ vecchiotta ma accogliente . E’ stata costruita dai danesi circa 15 anni prima e in cantiere hanno fatto largo uso di legnami per gli interni delle cabine e tutti gli altri arredi. Il ponte di comando è bellissimo: è fatto a tavoloni di tek e gli ottoni sono luccicanti. Mi presento al comandante e questi mi presenta al 1°Ufficiale con cui lavorerò a stretto contatto. E’ quasi l’ora di pranzo è il 1° Ufficiale mi invita nella sua cabina a prendere un aperitivo. Ci sono tutti gli Ufficiali e vengo presentato al gruppo: hanno tutti facce simpatiche e penso che mi troverò bene. Il 1°Uff.le è un estimatore del Brasile e prepara per i presenti una buona Caipirinha in verità un po’ carica e mi ritrovo quasi brillo.

    L’indomani partiamo per Livorno: dobbiamo fare un carico postale e imbarcare un po’ di elettrodomestici per l’Argentina. Riusciamo a stare poco in rada (1 giorno) e nel giro di 48 ore riprendiamo il mare. Niente scali in Spagna, questa volta, e quindi andiamo dritti: primo porto di destinazione Rio de Janeiro. La navigazione fino a Gibilterra non rivela sorprese ma dopo il faro di “Tarifa” troviamo un po’ di buriana. Non ho ancora provato questa nave con mare grosso ma sembra che se la cavi egregiamente. Costeggiamo le coste marocchine a circa 5 miglia di distanza. E’ pieno di pescherecci e infatti dobbiamo fare un po’ di slalom. Il fondale, per essere così distanti dalla costa, è sorprendentemente basso (la piattaforma africana). Costeggiamo le Canarie e poi giù fino alle isole di Capo Verde (veramente brulle e desolate! Chissà come mai ci va tanta gente). E’ sorprendente il numero di pesci volanti che ad ogni onda escono dall’acqua: sembra quasi si rifiutino di accettare la loro vita acquatica e vogliano spiccare il volo per davvero.

    Ogni mattina il cuoco si fa un giro sul ponte a recuperare i pesci che hanno volato un po’ troppo e quindi abbiamo pesce fresco a volontà (sono davvero buoni). Passiamo l’equatore. E’ obbligo per ogni marinaio o ufficiale che passi il… di offrire da bere all’equipaggio. Conosco già questa storia. Ho dovuto pagare da bere anche la prima volta che sono uscito da Gibilterra. Ma tant’è, in nave la cambusa è a buon mercato e quindi ogni occasione è buona per festeggiare con i colleghi. Intanto si inizia a vedere sempre più marcata, giorno dopo giorno, la “Croce del Sud”. Per me questo cielo è completamente nuovo e per chi naviga le stelle sono la mappa con cui orientarsi e trovare la strada (ora ci sono, per fortuna, altri strumenti come il GPS).

    Oramai siamo in pieno Atlantico ma l’aria è molto calda. Sembra che qualcuno abbia acceso un grosso termoconvettore e lo abbia puntato contro la nave. La nostra rotta prevede di avvicinare il Brasile all’altezza di Recife e quindi troviamo sulla nostra rotta le isole di Fernando de Noronha, che all’epoca erano ancora una colonia penale. Passiamo molto vicino e ci mostrano un paesaggio veramente splendido. Una macchia di verde in mezzo al blu. Le isole Fernando de Noronha sono diventate meta del turismo miliardario del Brasile (e naturalmente dei loro politici corrotti): sono veramente uno dei pochi paradisi rimasti (ma non ditelo a nessuno). Finalmente siamo in Brasile. Posso sentire le canzonette alla radio e cosi faccio un po’ l’orecchio al portoghese. Dopo un paio di giorni arriviamo a Rio de Janeiro dove staremo poco tempo: 1/2 ^giornata. L’arrivo nella baia di Rio è comunque emozionante. La baia di Guanabara è’ sicuramente la baia più bella che abbia mai visto (mi dicono che è la più bella del mondo insieme ad un’altra in Madagascar ma non ricordo il nome).

    Arriviamo al mattino e la giornata e tersa. Passiamo tra i due forti che dominano l’ ingresso della baia . Ammiro il “Corcovado” e il “Pan di Zucchero” ma non c ‘è tempo. In porto “le mani” si mettono subito al lavoro (per loro è inverno – 20 gradi- e qualcuno ha anche una giacca a vento) io ho solo il tempo di andare in un “botequim” a farmi preparare una “Vitamina” (un succo di frutta misto). Vedo solo i dintorni del porto, la “Casa del caffè” e Praça Mauà( ci saranno altre occasioni penso). A Pranzo l’Agente generale della compagnia ci aggiorna sulle ultime novità del Brasile. La sera partiamo per Santos e alle prime ore del mattino mi svegliano per dare fondo in rada. La mattina con le prime luci do un occhiata alla città e mi sembra ci sia qualcosa che non và: i palazzi sulla spiaggia (dei piccoli grattacieli) sono tutti storti. Il 1°Ufficiale mi spiega che si è costruito in fretta e non ci si era resi conto della cedevolezza del terreno e quindi… Lo spettacolo è strano. Dopo 24 ore si entra in porto risalendo il fiume. Arriviamo e iniziamo subito a sbarcare merce. Staremo 4 giorni perché dobbiamo imbarcare 11.000 sacchi di caffè. Possiamo uscire e si va a fare un po’ di spese. Andiamo in una specie di bazar dove i colleghi fanno incetta di “tronchetti brasiliani”: ne compro qualcuno anch’io. “O gerente” mi vuole convincere a comprare un “Gatto Montes” (una specie di Lince) un po ‘ troppo grande per i miei gusti (40 chili di gatto!). Ci sono anche tutta una serie di pappagalli tra cui i bellissimi “Arara Azul” e dei Tucani che mi piacciono molto. Ma le leggi di importazione di questo genere di animali in Italia sono molto ferree. Ai giorni nostri il governo brasiliano sta cercando di proteggere queste specie dal bracconaggio, ma se andate nel nord del paese a Belèm potrete acquistare queste specie protette senza difficoltà (ma non fatelo vi prego!). Andiamo in giro per la città e, specie nei bar, mi rendo conto della socievolezza dei brasiliani. Il Santos (la squadra di calcio) sta giocando una partita molto importante e tutti vogliono commentare le prodezze del giocatore di punta della squadra (Socrates). Come scoprono che siamo italiani si scatenano in commenti sul calcio (che a me non piace). Ma i brasiliani sono fatti così: non cè niente di meglio di un buon “batè-papo” (una chiacchera). La sera andiamo da assaggiare la “feijoada” in un buon ristorante del centro. Alcuni Ufficiali, che conoscono meglio la lingua, fanno subito amicizia con delle ragazze vicino al nostro tavolo mentre io, l’allievo ufficiale di macchina e l’agente della compagnia che è un simpatico ragazzo brasiliano, decidiamo di andare nella via dei bordelli. Si chiama “Rua General Camarà” ed è impressionante. Una strada lunga e fitta di locali “equivoci” uno attaccato all’altro. Santos è il porto principale dello Stato di San Paolo, che a sua volta e la regione più ricca del paese.

    Ci sono centinaia di navi ormeggiate provenienti da tutto il mondo e i marinai sono tutti in libera uscita! Ci sono alcuni marinai che bevono fino allo stordimento. Uno a fianco a me (norvegese) cade a faccia a terra dopo l’ennessima “Caipiroska”. Noi entriamo in un locale dal nome che è tutto un programma “Love Story”. All’interno gli spettacoli si alternano: spogliarelli, show di “chibungos” (travestiti) e altro. Rientro in nave alle 9 del mattino, il comandante mi guarda in faccia e mi manda a dormire (avrà avuto anche lui 20 anni dopotutto). La sera ceniamo in nave e con l’allievo di macchina ci ripromettiamo di “fare da bravi”. Comunque, pensiamo, nulla ci vieta di uscire a bere “uma cerveja bem gelada” . Si va dal cuoco, che grazie al suo remunerativo business del contrabbando di liquori e sigarette, è sempre pieno di valuta locale (all’epoca cruzeiros), ed usciamo. Non c’è niente da fare. Abbiamo 20 anni e rientriamo di nuovo alle 9 del mattino. Intanto imparo un po’ di portoghese e inizio a cavarmela. Dopotutto trovo molti punti di incontro con i dialetti della Sardegna da cui provengo. Sono un appassionato di musica brasiliana (Chico Barque, Gal Costa, Tom Jobim, Elis Regina) e chiedo all’agente di procurarmi della musica nuova, ma con mia sorpresa mi accorgo la maggior parte dei brasiliani ascolta solo “canzonette” che durano una stagione: sono molto orecchiabili e dopo averle sentite una volta le canticchio. La musica più sentita in assoluto alla radio è quella di Roberto Carlos. Lasciamo Santos e partiamo per Itajaì a caricare tabacco. E’ una cittadina piccola e silenziosa. Io e l’allievo di macchina siamo un po’ delusi ma la sera proviamo a uscire. Dopo aver passato la serata in una “boite” senza riuscire a scambiare una parola con nessuno, chiediamo a un taxista di portarci in qualche luogo per “marinai”. Ci porta in una specie di villaggio sulla spiaggia fatto di soli bordelli (circa 20) scappiamo a gambe levate perché siamo, apparentemente, i soli clienti in circolazione. Lasciamo Itajaì e andiamo a Riogrande do Sul. Per entrare in porto si risale un fiume e quà la corrente è piuttosto forte. Dobbiamo fare un carico di graniti pregiati da portare a Massa Carrara per la lavorazione. Lo stato di Rio Grande è una immensa miniera, dove potete trovare un po’ di tutto: dal topazio di Rio Grande (famoso), all’oro, ai graniti particolari. La città è piccola ma carina, ha anche un mercato all’aperto diventato una specie di museo dove fino al secolo scorso vendevano gli schiavi importati dall’ Africa. La sera andiamo in una “boite” del centro dove prendo una sbornia colossale. Non tanto per la quantità di alcool bevuto ma per la sua cattiva qualità. In Brasile la acquavite di canna “cachaça” viene fatta anche artigianalmente e se è fatta male sono dolori! Comunque i colleghi si prendono cura di me e mi mettono all’ingresso del locale a prendere aria mentre i Gestori mi mettono su una sedia a staccare biglietti di ingresso (questo me lo raccontano i colleghi il giorno dopo perché io non ricordo nulla). La notte vengo riportato a bordo tra le braccia a peso da uno dei mariani più forzuti. Il giorno dopo il comandante si congratula con me e dice che sono proprio un “uomo di mare”.

    Partiamo per l’Uruguay. Il clima inizia a rinfrescare. Al passaggio tra le acque brasiliane e quelle uruguayane dobbiamo metterci sotto il controllo radar della marina. Nel paese c’è l’ennesimo dittatore da strapazzo e il controllo su chi entra ed esce dal paese è ferreo. Arriviamo nel Rio della Plata che è una specie di mare color fango (dove l’avranno visto l’argento è un mistero) e diamo fondo di fronte a Montevideo. Sotto bordo vengono a salutarci delle orche e rimango molto impressionato. Nel porto staziona la flotta da guerra dell’Uruguay ch è una specie di ammasso di ferraglia arrugginita. Chi dovrebbero spaventare con queste navi? Gli argentini o i brasiliani? A bordo arrivano in ordine sparso: polizia marittima, immigrazione, vigili del fuoco, guardia di finanza. Tutti devono avere la loro dose di stecche di sigarette e casse di liquori altrimenti sono dolori (un motivo per fare una multa salata lo si trova sempre). Tutto bene, ma dopo un paio d’ore vengo chiamato dal marinaio di guardia in coperta e devo scendere di corsa con un 5 stecche di sigarette in mano per convincere un tenente a non metterci una multa di 15.000 dollari per non aver messo un pararatti. Il paese è tutto così. I colleghi mi dicono che in argentina il clima non è migliore. La sera usciamo e vedo la città. La prima cosa che noto è che il tempo sembra essersi fermato al secolo scorso. Non c’è nessun indizio di modernità. Anche le macchine risalgono agli anni ’20. I colleghi mi spiegano che c’è un regime autarchico e le importazioni sono bloccate. La città è molto bella ma il clima che si respira è grottesco! Hanno fatto una legge che vieta di farsi crescere la barba (i barbudos sono criminali e rivoluzionari). La notte andiamo a vedere il celebre locale notturno “Cubilete” ma non mi piece per niente. Nel giro di 2 giorni carichiamo 400 tonnellate di carne congelata che dobbiamo portare in Spagna (Barcellona). L ‘agente ci comunica che è arrivato un telex da Genova e al ritorno dobbiamo fare scalo a Bahia per fare un carico di Sisal (una fibra tessile). L’idea mi stuzzica poiché ho letto qualche libro di Amado e mi pare già di conoscere la città. Partiamo per Buenos Aires e risaliamo il Rio della Plata. Dobbiamo stare in rada un paio di giorni e in porto staremo circa 10. Nei due giorni in rada proviamo, al tramonto, a vedere il raggio verde ma io non vedo un bel niente (forse non ho abbastanza immaginazione). L’ufficiale telegrafista afferma di averlo visto distintamente. Entriamo in porto e abbiamo libera pratica. Buenos Aires è una bellissima città ma la dittatura ha trasformato il carattere della gente.

    Gli altri ufficiali che hanno viaggiato in questo paese per anni mi dicono che una volta era un paese allegro come il Brasile. In giro c’è molta polizia e il costo della vita è assurdamente alto. Si vedono in giro solo macchine nuove americane (poi si scoprirà che i soldi anche nostri che provenivano dall’FMI per dare impulso all’economia se ne erano andati per larga parte in consumi per le classi vicine al regime). Ci sono delle vie centrali “Florida”, pedonale, e Coriente (se non ricordo male) che brulicano di caffè e locali: sono quasi tutti vuoti. La gente non ha molta voglia di divertirsi. Ceniamo quasi sempre in un ristorante che credo esista ancora “L’Estancia”. Ho ancora vivo nella mia mente il sapore di quella carne: mai mangiato niente di più buono e saporito. All’ingesso c’è una specie di cucina all’aperto con dei “Gauchos”, vestiti in maniera tradizionale, che preparano l’asado. A tavola venite serviti, seconda di cosa ordinate, con un barbecue portatile che viene messo sul vostro tavolo. Mano a mano che la carne cuoce vi servite. Le operazioni di carico e scarico della nave procedono con lentezza. Dobbiamo trasportare un carico di scarti di lavorazione della macellazione ( ossa piene di mosche: uno schifo!). Le ossa verranno poi trasformate in Italia in grasso animale per i più vari scopi: cosmesi, additivi alimentari (come credete che facciano la nutella e i dadi per il brodo?). I dieci giorni passano presto perché per noi sono proprio una pacchia. Infatti si lavora poco e in più posso riposarmi dal tour de force brasiliano. Partiamo per Bahia e, dopo una tempesta e qualche giorno di navigazione arriviamo. L’arrivo nella “Bahia de todos os santos” è proprio bello. A destra il “Farrol da Barra” a sinistra la bassa l’isola di Itaparica (dove i bahiani ricchi passano il fine settimana). Entrando in porto si vede la città snodarsi verso l’alto e si nota subito “o elevador” per andare dalla città bassa alla città alta. Staremo 3 giorni e in nave non ho molto da fare. Prima vado a vedere “o mercato modelo” nella “cidade baixa” che è il centro principale in cui comprare artigianato, soprattutto legno e pietre semipreziose. L’ artigianato brasiliano è molto bello e ora (’99) anche economico. Alcuni colleghi vogliono comprare “pedras” da portare a casa. Andiamo da “Gerson” (se volete comprare pietre in Brasile compratele o da Gerson oppure da Stern, sarete sicuri di quello che avete comprato). Gerson è produttore ma allo stesso tempo taglia le pietre e le vende. In particolare hanno miniere di smeraldi e di acquemarine. La sera andiamo a vedere il “Pelourinho” (il centro storico di Bahia che all’epoca era piuttosto pericoloso e in mano alla delinquenza. Oggi c’è un poliziotto ogni 10 metri ed è stracolmo di bahiani e turisti). Vado a vedere la casa di Amado che è stata trasformata in museo (è proprio sulla piazza del “Pelourinho” di fronte al ristorante “Senac” che vi consiglio caldamente). Più tardi finiamo la serata in una “boite”. Conosco una ragazza che mi spiega un po’ di loro credenze religiose (Oxum, Xangò, Jemanjà, che a Cuba chiamano Yemanjà). Mi dice che devo procurarmi una “figa” (un amuleto consistente in braccio miniaturizzato. La mano è chiusa con il pollice tra l ‘indice e il medio), mi da anche un nastro do “Senor do Bonfim” che mi lega con tre nodi stretti (vengono chiamate “fitas bentas” traduzione: fette benedette). Mi dice che quando si rompe realizzerò tre desideri (facile: desidero tornare a Bahia e rivederla e tra un mese sarò di nuovo qua).

    I tre giorni a Bahia passano presto e partire per l’Europa è cosi triste (tenho ja muita saudade). Riprendiamo il mare con destinazione Barcellona ma la mia mente è di nuovo in Brasile!


    Obroni ha scritto anche:




    • :dreaming :dreaming :dreaming
      :ar

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      • CCSP
      • CCSP

      • 26 aprile 2014 at 13:49

      Alla terza riga ho pensato ” Con questo il Capitano si esalta!” :))
      Bello! Un viaggio vero e proprio, mete guadagnate con fatica e col mutare del paesaggio, e non soltanto imbarcandosi in aereo. Immagino siano stati anche due anni duri….ma senz’ altro grandi esperienze da ricordare!

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    • :dreaming Grazie per aver condiviso questo affascinante racconto con la ciurma, Compare…
      E non ti nascondo che é stata per me una piacevole sorpresa saperti uomo di mare (bellissima quella del Comandante che si congratula con te per essere un uomo di mare dopo che la sera prima ti hanno riportato a bordo a braccio! :D )…
      Quanto ai pesci volanti, non ne ho mai mangiati ed anzi mi avevano detto che erano pessimi…anche se ho sentito di altri che ne hanno mangiati e quindi é facile che mi abbiano detto una cazzata.
      Tra l’altro una volta uno bello grosso si ammazzò sbattendo di testa contro una barra di ferro a manco mezzo metro dalla mia faccia mentre io ero al timone e lui volava come un missile.
      Quanto ai raggi verdi, solo raramente se ne vedono e solo in una occasione mi é parso di vederne uno…sono un po come i bei tramonti colorati, che si verificano solo in determinate condizioni…ma quali siano questa condizioni non é dato sapere.
      Ad ogni modo te ne posto quì una foto trovata su internet…

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    • CCSP:
      Alla terza riga ho pensato ” Con questo il Capitano si esalta!” :))
      Bello! Un viaggio vero e proprio, mete guadagnate con fatica e col mutare del paesaggio, e non soltanto imbarcandosi in aereo. Immagino siano stati anche due anni duri….ma senz’ altro grandi esperienze da ricordare!

      …ed avevi ragione! :D :yea

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      • obroni
      • obroni

      • 26 aprile 2014 at 14:08

      E’ stata una bellissima esperienza fatta in gioventù ma la passione per il mare è rimasta molto forte. Con amici negli anni ’90 abbiamo fatto molta vela nel circuito locale sardo prima YOR e poi IMS. Il sogno nel cassetto rimane quello di una barca a vela capace di mollare gli ormeggi per paesi lontani :-)

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      • …a chi lo dici bello mio…una barchetta a vela, quattro cazzate, e via verso il tramonto… :dreaming …che poi tra l’altro é un sogno accessibile a molti, se non a tutti;
        barchette a vela tipo il folkboat che hanno portato gente in giro per il mondo già innumerevoli volte sono più che a buon mercato ed in questo periodo dell’anno le danno via per tre soldi.
        http://www.ifboat.com/index.php?q=visa-annonser
        :ar

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      • Zest
      • Zest

      • 26 aprile 2014 at 14:47

      quanti ricordi vissuti sulla MSC, come Sous di cucina , emozioni a non finire e grandi trombate a gogo maremma mia, correva l’anno 2007, e poi un altra esperienza su Royal Carribean come stagista appena diplomato , na faticaccia a quei tempi in galley a pelare frutta e ortaggi e lavare pavimenti….stikazzi….

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      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 26 aprile 2014 at 15:08

      Zest,

      Ed eri pure un bel ragazzotto Zest, Aurelius lo ha sempre detto “Bello Zest” “Mandarino bello Zest” e così via e lui di Fatine a quanto ho visto se ne intende :Whis

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      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 26 aprile 2014 at 15:10

      Bel racconto obroni, ah il Brasile, chi non lo ricorda, mi è piaciuta davvero tantissimo la motonave “Mazzini”.

      Qui se avrai la pazienza di leggerti anche qualche vecchio 3D vedrai che in molti sono anche uomini di mare, sei nel posto giusto :ar

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      • Zest
      • Zest

      • 26 aprile 2014 at 15:19

      si nel 2006/2007 ero peso forma, poi nel 2009 la Norvegia mi ha disintegrato avevo messo su la bellezza di 20 kili , ora sono sceso giu’ di oltre 10kg, anche se ne dovrei perdere altri 10 per ritornare quello di prima,ahahhaha, comunque persevero’ visto che l’agopuntura mi sta aiutando parecchio.
      Il Timone in mano ? vedessi quante ragazze hanno preso il mio di timone ,ahahahhah, un abbraccio ragazzi :-)
      ps: Aurelius mi chiama sempre a bello de zio perche’ so che mi vuole bene, ora da oggi ho scoperto che mi chiama anche a bbello mandarino,ahahha, limortacci sua ;-)

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        • DrMichaelFlorentine
        • DrMichaelFlorentine

        • 26 aprile 2014 at 19:52

        Vedi CaVo Amico Zest, lo so che a te piacciono le mandorlate in particolare, però ti dico una cosa che ho sentito dire da tante ragazze russe, compresa mia moglie, nella Russian Federation ad esempio un uomo in perfetto peso forma non lo vedono mica tanto bene, dicono : “questo magari è malato”.

        Quando invece vedono quello bello grosso con la testa senza collo, direttamente attaccata al busto, dicono : “questo è sano, è uno che lavora e che può mantenere una famiglia”.

        Quindi come sempre la bellezza è sempre molto relativa, almeno quella esteriore, quella interiore invece è importante, lì davvero non ci sono frontiere, la regola è sempre valida ;-)

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    • Mi unisco ai complimenti Obroni, mi piacciono i racconti con l’indicazione dettagliata dei toponimi come hai fatto tu.
      Le due volte che ho oltrepassato Gibilterra, con le navi da crociera, ho trovato mare incazzatissimo,sia prima di arrivare a Santa Cruz de Tenerife che a Madera, a Funchal. Grazie a te so che esistono le isole Norohna e che se andavi in Uruguay con la barba si incazzavano, oltre a tutto il resto.
      Per te forse potrebbe essere traumatizzante tornarci da turista a causa delle numerose costruzioni nuove, almeno ne hai visto l’originale
      La baia del Madagascar di cui parli credo sia quella di Diego Suarez, mai stato ma ne ho sentito parlare.
      :clap :clap :clap

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      • obroni
      • obroni

      • 27 aprile 2014 at 13:52

      epicuro,

      In Madagascar ci vorrei andare ma alla fine mi faccio smontare dai prezzi dei biglietti che sono assurdi, sempre sui 1.000 euro a cui dovrei aggiungere circa 140 per muovermi dalla Sardegna.

      L’altra faccia della medaglia è però che il turismo di massa sta alla larga :-)

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      • Matt
      • Matt

      • 28 aprile 2014 at 10:48

      Bellissimo questo racconto Obroni, complimenti per l’esperienza e per come sei riuscito a descriverla. Scusami se faccio solo una precisazione: sono stato a Fernando de Noronha, è un posto meraviglioso è non è per miliardari. Lo gestiscono con molta cura per preservarlo, ci sono poche strutture ricettive: solo pousadas con 5-10 camere ciascuna, prezzi dai 100$ in su, e vige il numero chiuso, quindi il problema è trovare posto, e non ti puoi imbarcare sul volo se non hai la prenotazione. Mi hanno detto che nessuno puo’ comprare terreni e costruirsi ville private e tantomeno grandi alberghi. E’ veramente un paradiso, il mare e le spiagge sono incredibili, e senza turismo di massa e speculazioni

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