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    • 22 agosto 2014 in Russia

    Saint Petersburg 2014 -Storia Di Un Innamoramento …E Di Puttane!

    Carissimi,

    scusandomi per la lunga latitanza mi riavvicino all’equipaggio con un racconto di una recente esperienza fatta di luci e ombre in terra Russa.

    Magari qualcuno di voi pirati conosce già questa storia…in tal caso passate pure oltre.

    Mi perdoneranno i guru in fatto di ex-Unione Sovietica per questo racconto che probabilmente non aggiunge nulla di nuovo a quanto detto e stradetto.

    Ovviamente so bene che 4 giorni spesi in città non sono che paragonabili alla fiamma di un accendino durante l’esecuzione di “Always” ad un concerto dei Bon Jovi…

    Tenterò comunque di essere il meno tedioso possibile.

    Arrivo in città tramite scalo da Monaco di Baviera per incontrarmi con il mio contatto precedentemente coltivato per un paio di mesi via siti di dating e via skype.

    Lei si chiama Anna (pronunciato Anja) bellissima, medico 32enne, originaria del Circolo Polare Artico.

    L’incontro a Pulkovo è subito molto piacevole. Mi viene ad aspettare con la sua amica Tanya ed insieme, dopo i convenevoli di rito, percorriamo via taxi la strada che conduce al mio hotel sulla Moskovski Prospekt.

    Sono ansiose di farmi conoscere la città, mi chiedono tantissime cose sulla mia vita…talmente tante che faccio difficoltà a tenere testa a tutte le loro curiosità. Anna è stata in Italia diverse volte (questo già lo sapevo in quanto era venuto a galla durante le varie videochiamate skype) col suo ex fidanzato russo, un ricco oligarca.

    Tanya è più silenziosa…forse perché ha meno dimestichezza con l’inglese. Mi regala comunque grandi sorrisi.

    Sento un aria familiare…forse una reminescenza di una vita passata.

    Arriviamo al mio hotel. L’Holyday Inn sulla Moskovski Vorota. Le ragazze salgono in camera con me…si mettono a chiacchierare mentre mi faccio una doccia.

    Mi aspettano per uscire in città. In un men che non si dica sono pronto….scendiamo e la stazione del subway di Moskovski Borota è a 30 secondi a piedi. In dieci minuti siamo sulla Nevsky Prospekt e ci avviamo verso un caffè dove mi fanno assaggiare dei tipici pancacke di cui ora non ricordo il nome….deliziosi comunque.

    Il pomeriggio vola in un baleno. Mi lasciano alla stazione del metro con la promessa di vederci verso le 23 per la serata.

    Torno in Hotel da solo…mi sento già a casa mia. Le strade sono enormi…larghissime…la mia Torino in confronto mi ricorda Pufflandia. Fa buio tardi, anzi tardissimo. Alle 23 la luce del sole fa ancora capolino negli spazi vuoti tra gli edifici imponenti.

    Ho fame…gli snack della Lufthansa e i pancake del pomeriggio non mi hanno soddisfatto per niente.

    Trovo un disco pub e mi ci infilo dentro. Semideserto. Due ragazze sui 20 anni mi si fanno incontro, una più bona dell’altra. La più simpatica delle due mi prende in consegna e mi alloggia ad un tavolo. Mi sorride sempre….quando le chiedo se i russi non fumino mi guarda sbigottita. Le spiego che non ho visto un tabaccaio in giro. Lei ridendo portandosi la mano davanti alla bocca mi dice che le sigarette si comprano nei chioschetti, o direttamente alle casse dei supermercati. La ringrazio sorridendole. In realtà sapevo già tutto, grazie ai suggerimenti di un amico che non mi ha mai abbandonato durante tutta la permanenza con continue consulenze in tempo reale via email ….Ma era solo per attaccare bottone…

    Consumo la mia cena e un paio di birre in attesa dell’ uscita serale.

    Il gancio è alla reception del mio hotel. Arriva l’ora “x”…Anna è nella lounge che mi aspetta. Mi prende sotto braccio e ci avviamo in strada dove la sua amica Tanya e due amici dall’aspetto molto poco rassicurante ci aspettano in macchina.

    Me li presenta. Uno è Aleksei, l’altro ha un nome impronunciabile…entrambi malati di boxe i cui fisici ipertrofici esplodono fuori dalle canotte indossate da entrambi. Niente inglese…solo russo stretto. Naturalmente non capivo nulla…ma grazie alle ragazze che mi facevano da interpreti sono riuscito a tenere un dialogo quasi decente.

    Durante il viaggio verso il centro città, gli shot di vodka da una bottiglia del supermercato non li riuscivo più a contare.

    I ragazzi lasciano me e le due fanciulle davanti ad un disco bar. Anna mi dice di aver celebrato il suo 30esimo compleanno in quel locale. Entriamo e sembrano conoscere tutti. Li dentro sembra casa loro.

    La vodka in circolo mi fa sembrare tutto bellissimo, dai colori all’interno, alla musica, alle ragazze immagine che ballano ai pali alle due estremità del bancone.

    La serata sembra volare. Anna mi tiene sempre per mano…mi presenta a

    tutte le sue amiche. Mi viene in mente un paragone impietoso. Percentuale di donne all’interno del locale 75%. Nemmeno accostabile all’Italia.

    Ad un certo punto la serata si mette male. Tanya è sparita. Non si trova più. Anna è preoccupata e mi chiede di aiutarla a cercare la sua amica. La vediamo uscire dalla toilette delle donne in evidente stato confusionale. Ubriaca persa.

    Ci tocca scappare a casa….Tanya sta veramente male. Saltiamo sul primo taxi e dobbiamo fare molte soste. Sono seduto dietro con Tanya…ogni tanto apre la porta…io le raccolgo i capelli mentre lei da di stomaco.

    Raggiungiamo il mio hotel. Anna nel salutarmi si dice dispiaciutissima…non se la sente di lasciare sola la sua amica…mi bacia e mi da appuntamento al giorno dopo. Me ne torno in camera, con ancora in mente il sapore di quel bacio…vodka probabilmente. Ma una vodka dolce…più dolce di quella alla quale sono abituato di solito….

    Mi butto a letto esausto. Nella mia mente molti pensieri…

    La luce che filtra dalle tende della camera mi sveglia il mattino successivo.

    La testa è un po’ pesante, gli occhi sono ancora assonnati…ma mi butto giù dal letto a forza. So che la giornata che ho davanti sarà bella piena. Non voglio perdermi attimi preziosi di questa città di cui mi sento già infatuato.

    Anna è in reception che mi aspetta. Ci muoviamo verso la stazione della metro. La linea è sempre la N°2 quella blu. Mi racconta di Tanya, mi dice di averla lasciata dormire a casa sua e di averla accudita al mattino. Le ha preparato una zuppa di pollo, che mi dice essere considerato un toccasana da quelle parti per smaltire i postumi di una sbornia. Questo mi fa ricordare che lo stesso rimedio è molto usato anche in Colombia…. ripenso alla mia ex-fidanzata che lo preparava dopo qualche serata un po’ alcolica e mi prende un po’ di nostalgia.

    Ma non c’è tempo per queste cose…c’è una città tutta da vivere.

    Siamo nuovamente in centro. Riconosco gli edifici già visti la sera prima e tutto mi sembra più rilassato, meno frenetico.

    Anna cammina al mio fianco, la sua mano è sempre nella mia. Mi conduce in un caffè per la colazione. Davanti ad una pinta di cappuccino (enorme…mai visto tanto cappuccino tutto insieme in vita mia) mi racconta un po’ della sua vita.

    L’infanzia, l’adolescenza, gli inverni a -50° nel suo villaggio natio, tra foche, renne e lupi artici. Mi dice di odiare il freddo, di averne preso così tanto che, appena riesce ad avere qualche giorno di vacanza scappa al caldo durante i glaciali inverni russi.

    Mi parla dei suoi (numerosi) viaggi in Italia, in diversi luoghi dalla Versilia alla Costa Smeralda, da Roma a Venezia, passando per lo shopping a Milano e infine Torino…la mia amata Torino. Ricorda il Duomo con la Sindone e il museo Egizio, ricorda Piazza Vittorio e naturalmente la Mole con il Museo del Cinema. Per un attimo mi fa sentire ancora più a casa mia…

    Questo mi da la conferma di quanto già avevo afferrato ancor prima di partire per questo viaggio. Non ho a che fare con una contadinotta ingenua delle steppe della Siberia. Mi trovo davanti una donna con la D maiuscola. Una che ha girato il mondo. Molte mete sono comuni ad entrambi…Messico, Brasile…

    una donna in carriera che sa quello che vuole dalla vita.

    Mi parla dei suoi numerosi corteggiatori da mezza Europa. Italia, Turchia, Germania…

    Mi racconta aneddoti divertenti riguardo agli Italiani. Uomini over 40 che la invitano ad andare a trovarli in Italia ma che vivono con la mamma…e ride divertita.

    Ascolto tutto senza fare una piega, ma molto rilassato…anzi, ammetto che gli aneddoti sugli italiani fanno sorridere anche me.

    Le faccio notare la sua somiglianza con Nicole Minetti…. non sa ovviamente chi sia. Le spiego un po’ la sua storia e si mette a cercare sul telefono. Trova qualche foto e nota anche lei la somiglianza….asserisce però di essere più bella e, soprattutto più fine….confermo il tutto e ridiamo insieme uscendo dal bar.

    Siamo di nuovo in strada. Camminiamo lungo il canale Griboedova dove le scatto alcune foto col suo iPhone. Ogni tanto, quando dobbiamo scansare le persone, mi lascia la mano e mi passa davanti….vedo le sue gambe lunghissime, scolpite da ore di allenamento a scuola di danza ed abbronzate dalla sua recente vacanza in Turchia. Mi reputo fortunato ad averla conosciuta. Bella, intelligente, divertente.

    Mi conduce alla piazza del Palazzo. La colonna di Alessandro si staglia nel centro. L’Eremitage è li di fronte. Uno spettacolo unico, che vale da solo il prezzo di questo viaggio.

    Purtroppo Anna deve scappare. Deve dare il cambio turno in clinica ad una collega e mi promette di portarmi a cena la sera stessa per farmi assaggiare la tipica cucina russa. La saluto e proseguo il mio giro da solo.

    Vedo donne ovunque. Alcune belle, altre bellissime. La giornata è meravigliosa, il sole è alto in cielo e la temperatura è prossima ai 30°. Vedo tutti quegli shorts, tutte quelle minigonne e vestitini trasparenti. Mi sembra di vivere in un sogno, anzi mi gira testa. Come vedo una fata delle fiabe, ne vedo subito un’altra più bella.

    Bambole. Tutte curate alla perfezione, mano nella mano con i loro uomini in ciabatte da mare e canottiera. Le coppie russe sembrano fotocopie una dell’altra.

    Sono in camera che guardo un po’ di TV.

    Mi sto guardando i Simpson doppiati in russo mentre mi arriva un messaggio sul telefono. Il mittente è “Anna Doctor” così come l’ho memorizzato sul mio cellulare…

    “Let’s see in 30min in your hotel! If you are not busy.. :P

    Spengo la TV e mi butto sotto la doccia. In 20 minuti sono vestito di tutto punto e profumato. Scendo nella hall ed aspetto nervosamente Anna che tarda ad arrivare.

    Quando si presenta all’ingresso la accolgo con un sorriso. Lei mi ricambia prendendomi a braccetto e chiedendomi come è stato il mio giro in centro in mattinata.

    Ci avviamo passeggiando verso il ristorante che ha scelto per la serata. Parliamo di tutto e di più. I nostri discorsi toccano gli argomenti più distanti tenendo sempre un filo logico. E’ una donna che ti prende “di testa” oltre che dal lato fisico.

    Mi dice di volere una relazione stabile, un uomo su cui poter contare per la vita, con cui costruire una famiglia. Sottolinea più volte di non essere in cerca di avventure. Se solo le cercasse ne potrebbe avere una al giorno. Le dico che non ha bisogno di spiegarmi tutto questo e che capisco benissimo il suo discorso.

    I minuti, le ore, con lei volano. Sembra che il tempo non esista.

    Siamo seduti al ristorante uno di fronte all’altra. La osservo. I suoi movimenti, le espressioni del suo viso….a tratti da donna sicura di sé, a tratti da bambina insicura.

    Cerco sempre di mantenere un atteggiamento il più possibile distaccato, ma mai serioso. Cerco di farla ridere e mi capita spesso di riuscirci.

    Scorriamo insieme le immagini dei piatti sul menù. Mi consiglia di provare alcuni tipi di zuppe, sia calde che fredde e dei ravioli di carne che dall’aspetto mi ricordano quelli al vapore del ristorante cinese dietro casa mia…

    Beviamo vodka e ci guardiamo negli occhi ogni volta, prima di buttare giù il bicchierino tutto d’un fiato.

    Le chiedo che cosa si aspetti da me, che cosa ritiene che questo nostro incontro possa regalare ad entrambi. Si tocca i capelli un po’ impacciata, quasi arrossisce…ma poi con fermezza mi dice che così pochi giorni insieme sono appena un assaggio e che le cose si evolveranno in modo naturale, senza forzare nulla.

    Sposa la filosofia buddhista crede molto nel destino.

    Mi spiega il programma per il giorno successivo. Il mattino sarà impegnata con il lavoro e quindi mi affiderà a Tanya la quale, ormai ripresasi completamente dal piccolo incidente della sera prima, avrà il compito di farmi da guida in città. In particolare mi spiega di averle già detto di accompagnarmi al Russian Museum. Nel pomeriggio lei ci raggiungerà per un aperitivo e successiva serata insieme.

    La vedo parecchio stanca. Le chiedo se voglia che le chiami un taxi per tornare anziché fare il lungo tratto a piedi….”No” mi risponde…. “No problem…I love walking”.

    Ormai è sera inoltrata. Le luci della città ci avvolgono in un abbraccio rassicurante mentre procediamo sulla prospekt verso la stazione del metro. Percorriamo la strada a passo lento, mano nella mano, un silenzio rotto solo da qualche rombo di motore e qualche clacson sporadico. Penso a mille cose. Al destino, ai casi della vita….per quale motivo il fato mi abbia fatto incontrare questa creatura tanto splendente quanto, a tratti, sibillina ed ermetica.

    Se riuscissi nell’impresa epica, sarei il primo italiano della sua vita. Questo mi fa riflettere…mi sento quasi una responsabilità sulle spalle che mi pesa e, se ci penso, un po’ mi spaventa. Mentre siamo quasi arrivati a destinazione prendo una decisione dentro di me, che porterò avanti sino alla fine. Non forzerò nulla. Voglio che, nel caso in cui dovesse succedere qualcosa tra di noi, sarebbe perché lo ha voluto lei.

    Siamo sulla soglia dell’entrata della subway. Ci guardiamo un po’ impacciati. Mi sento strano…non è da me. In mille altre situazioni simili non ci penserei un secondo a prenderla per mano, salire sul primo taxi che passa e portarmela in hotel….ma non me la sento. Qualcosa mi blocca. Non capisco bene cosa ma, forse, mi piace troppo. Non voglio commettere errori. Ho sempre pensato che una donna, se vuole farti capire qualcosa, ti mandi dei segnali, abbia mille modi per farti capire…sono confuso.

    Ci salutiamo con un bacio. Meno bello di quello della sera prima…un po’ più timido e meno spontaneo. Torno in hotel a piedi, solo. Non mi riconosco più.

    Non ho sonno. La notte è lunga. Devo tornare in me.

    Appena in reception, faccio un cenno al ragazzo al desk. Un ragazzotto biondino con un paio di occhiali dalla montatura nera e spessa….”Could you phone an outcall girl for me?”…mi fa un po’ serioso “Yes sir. Have you already seen anything?”…gli rispondo di fare lui ma “possibly blonde, please”…”Of course, Sir…”

    Salgo in camera e aspetto. In realtà non so bene che cosa stessi aspettando. Forse solo un attimo per riprendermi la mia vita, il mio essere, la mia normale natura.

    E’ già mattina.

    Sono nel letto e non ho nessuna voglia di alzarmi. Addosso ho ancora il profumo della ragazza della sera prima…Diana, se non ricordo male. Penso a quanto successo e mi scappa da ridere. Mi sento, per un attimo, di nuovo me stesso…il solito malato cronico di belle donne che non si ferma di fronte a niente e nessuno. Probabilmente sono e sarò sempre soltanto questo e, forse, non cambierò mai.

    Ma il tempo per le riflessioni filosofiche e l’autocritica non c’è.

    Devo fare veloce. A breve Tanya sarà da me.

    Scendo dal letto ed apro le tende della camera. E’ una giornata meravigliosa.

    Alla reception mi aspetta già Tanya, alla quale chiedo se si senta meglio.

    Mi risponde di sì con un sorriso bellissimo e mi chiede scusa per l’incidente.

    Tanya non è una top model. Un po’ sovrappeso, ma con un viso acqua e sapone, due occhi azzurri come il cielo d’inverno ed un sorriso che ti uccidono. E’ anche lei medico. Medico dentista. Ha un figlio di dieci anni avuto da una relazione sbagliata quando era appena ventenne.

    Ci avviamo insieme verso la metro. Non è di molte parole. Io cerco di tenere vivo il dialogo (sono un chiacchierone) e scherzo il più possibile per vedere quel sorriso e quegli occhi che brillano.

    Siamo in centro città. Mi chiede di scattarle delle foto col suo iPhone.

    Gliele mostro e lei mi rimprovera in modo gentile di non aver inquadrato le sue gambe. Errore imperdonabile!. Mai tagliare le gambe ad una russa! Mi dice, ridendo di gusto.

    Chiedo scusa e ripeto l’operazione. Gliele mostro nuovamente ed ora mi dice che sono sono capolavori…

    Siamo di fronte al Russian Museum. Ci mettiamo in coda per i biglietti.

    Durante l’attesa mi dice che dal primo momento che mi ha visto non le sono mai sembrato italiano. Dice di non aver mai visto italiani come me.

    Le sorrido dicendole che è una cosa normale ormai per me. Quando sono all’estero nessuno pensa mai che io sia italiano. Le dico che quasi tutti mi prendono per Americano. Un “gringo” le dico. Lei si porta la mano alla bocca e scoppia a ridere, annuendo…

    Siamo all’interno del museo, percorriamo i grandi saloni in silenzio.

    Tutta quell’arte. Troppa. Non sono un fanatico di quadri e statue ma alcuni dipinti racchiudono in loro tutta l’essenza e la storia di un popolo. Altri ne tratteggiano la bellezza naturalistica. Paesaggi brulli e steppe sconfinate. Il disgelo imprigionato su tela, il mare scuro e burrascoso, simboli di una terra dai grandi contrasti.

    Ad un tratto vedo Tanya quasi avere un sussulto. La vedo abbracciarsi con una donna e con una giovane ragazza. Sono sua sorella maggiore e sua nipote che, casualmente, si trovano lì anch’elle. Non si vedono da anni e la sorpresa è enorme per tutte. Una coincidenza che le rallegra e un po’ le commuove. Me le presenta. Parlano solo russo. Grandi scambi di sorrisi. Si fermano a parlare un po’ ed io attendo paziente. Poco dopo ci salutiamo e sorella e nipote si allontanano per proseguire il loro giro.

    Terminiamo la nostra visita ed usciamo nei giardini. Tanya è ancora un po’ in fibrillazione per l’inatteso incontro. Troviamo una panchina all’ombra e ci sediamo un attimo. Mi mostra un sacco di foto sul suo telefono. Mi parla del suo ex-fidanzato greco. Capisco che ne è ancora innamorata e le chiedo se il mio presentimento sia vero….Arrossisce e mi risponde “Maybe…”.

    Lui vive in un altra città. Si sentono spesso. Mi confida che lui sta meditando di trasferirsi a SPB… Ho come l’impressione che presto torneranno insieme e glielo dico. “Maybe…” mi risponde questa volta col suo sorriso luminoso.

    Le dico di avere fame e le suggerisco di spostarci verso qualche chiosco o ristornate. Tanya accetta di buon grado e ci avviamo.

    Lungo il piazzale lastricato di porfido i suoi tacchi ogni tanto rimangono incastrati e la sento rimanere indietro mentre si recupera la scarpa. La prendo in giro dicendole che è una vera russa DOC…che i tacchi a casa non li lascerebbe nemmeno durante l’Armageddon! Se la ride annuendo…

    Poco dopo siamo seduti nel dehor di un ristorante del centro. Mi suggerisce di prendere delle polpette di polle e verdure ricoperte, come impanate, con crostini di pane. Decido di seguire il suo consiglio e faccio bene. Sono ottime!

    Ci scoliamo due belle birre grandi e gelide. Le racconto qualche aneddoto buffo della mia vita e la vedo divertita.

    Quasi non ci siamo accorti che sono già le 16. Tra un’ora ci dobbiamo incontrare con Anna. Decidiamo di muoverci subito….pago il conto e ci incamminiamo verso il metro.

    Arriviamo in hotel.

    Tanya è stanchissima.

    Le fanno male le gambe da tanto camminare. Le dico che se vuole usare il bagno non deve fare complimenti…

    Mi prendo una birra dal frigo bar e mi siedo sulla poltrona di fronte al letto, mentre aspetto per poter usare il bagno a mia volta.

    Guardo l’altra poltrona di fianco, una poltrona di colore chiaro. Mi vengono in mente alcune evoluzioni con la ragazza della sera prima e, istintivamente, mi scappa un sorriso da idiota.

    Non ho voglia di accendere la TV. Voglio godermi quel silenzio. Quel silenzio condito dal solo scroscio della doccia.

    Chiudo gli occhi e sorseggio la mia birra.

    Tanya esce dal bagno avvolta in uno degli asciugamani. Ha un espressione molto più distesa ora. “Can I go?” Le chiedo….”Yes, yes…of course!” mi risponde con uno dei suoi sorrisi splendenti.

    In pochi minuti sono pronto a mia volta. Esco dal bagno e Tanya è al telefono con Anna. Parlano russo….non capisco nulla ma sento Tanya che se la ride divertita.

    Le chiedo che cosa si siano dette. “Nothing…nothing…please don’t be afraid” mi risponde continuando a ridacchiare…

    Mi spiega che Anna sarà in hotel da noi tra dieci minuti. Sta portando una specie di aperitivo “russian syle” da consumare noi tre insieme. Dopo di che, lei toglierà il disturbo e ci lascerà soli.

    Annuisco cercando di interpretare i suoi sorrisini.

    Decidiamo di scendere alla reception per aspettare la nostra amica dottoressa.

    Ci sediamo nella zona wifi e continuiamo a chiacchierare.

    Anna appare dall’entrata girevole. E’ bellissima. Rimango incantato a guardare quella sua espressione sempre un po’ sognante, al punto che, quasi non mi accorgo delle due borse pesantissime che sta portando a fatica con il suo fisico da lap dancer.

    Mi viene in contro e me le molla in mano. “Take this! You are the man…” quasi un po’ seccata. Le soppeso e le chiedo se contengano sassi…finalmente vedo un sorriso su quel volto fino ad un attimo prima un po’ teso. Penso a quanto debba aver faticato nel portarsi tutta quella roba da casa fino al mio hotel.

    Mi dice di aver fatto la spesa per me. Per farmi assaggiare dei tipici sapori della Russia. Sono realmente ansioso di vedere che cosa ci sia dentro le borse dei “sassi”.

    Le ragazze si avviano verso gli ascensori. Io le seguo come un ombra.

    Siamo già dentro la mia camera ed Anna mi dice di mettermi comodo e di non muovere un dito. Lei e Tanya cominciano a spacchettare tutta quella roba. Le vedo estrarre dalle borse vari contenitori con dentro diversi tipi di insalate. Una la riconosco…è inconfondibile. Si presenta quasi uguale all’insalata russa che consumiamo anche noi in Italia. Ci sono inoltre dei funghi che lei chiama “russian mushrooms” e un’ altro tipo di insalata che dall’aspetto ricorda la verza tagliata a liste con germogli di soia. Più tardi scoprirò avere un sapore completamente diverso dal cavolo. Vedo anche del pesce, già sfilettato e tagliato a liste sottili. Ci sono patate lesse e dei cetrioli sottaceto interi.

    Un pane di colore marrone scuro, già affettato completa il tutto e poi, naturalmente…la vodka e un cartoccio di succo di ribes.

    Tutto è appoggiato sul tavolo della mia stanza. Scatto una foto per immortalare quel momento.

    Faccio saltare il sigillo della bottiglia di vodka e tutto è pronto per cominciare.

    Siamo tutti e tre seduti con i bicchieri in mano. Sorseggiamo il primo e via…si comincia.

    Assaggio tutti quei sapori, alcuni già conosciuti, altri nuovi e un po’ da assimilare.

    Il pesce su tutti è quello che mi rimane più impresso. Veramente buono!

    La vodka ci aiuta nel far correre le parole. A Tanya scappa un “so…are you ready to marry Anna?” …rimango un istante in silenzio e mi guardo intorno. “I was searching for my lawyer…” esordisco dopo alcuni secondi… e tutti ridiamo fragorosamente.

    Le ragazze si guardano e sembrano darsi un cenno d’intesa. Subito dopo Tanya ci comunica che per lei è tempo di andare. Mi faccio lasciare il suo numero di telefono e l’aggiungo su whatsapp dicendole che le avrei mandato le foto fatte insieme durante la giornata. Mi ringrazia. Ci abbracciamo e baciamo. Con tre baci. Sempre tre mi dice, come usano fare da quelle parti.

    Saluta anche la sua amica, si dicono qualcosa in russo e lascia la stanza. Vedo la porta chiudersi dietro le sue spalle.

    Nella camera soltanto io, Anna e una bottiglia di vodka ancora quasi a metà. .

    Nella stanza suonano le note di un canale musicale russo.

    Non conosco nessuno di quei brani e nemmeno gli artisti, ma è tutta musica commerciale ed orecchiabile.

    Fino a quando non arriva un brano delle Serebro. Queste le conosco anche io.

    Dico ad Anna di averle viste dal vivo in Turchia durante un loro show in una grande discoteca. Mi dice di averle viste anche lei, ma in un’altra occasione.

    Non ha una bella opinione di loro. Fanno uso smodato di cocaina, sono bruttarelle senza trucco e basse di statura mi dice…

    Rendendomi conto che ne è quasi infastidita cambio discorso. Riempio i nostri bicchieri di vodka e le propongo un brindisi (che ormai sarà il quinto o il sesto della serata…).

    Anna mi sorride. Vedo nei suoi occhi color nocciola scuro quel luccichio che solo qualche bicchiere in più è capace di innescare.

    E’ il momento!

    Decido di baciarla.

    La bacio a lungo. Per niente al mondo mi fermerei ora. Sono esattamente nel posto in cui vorrei essere, in compagnia della persona che più vorrei.

    Tutto sembra perfetto.

    Le prendo le mani nelle mie. Mi metto in piedi e la faccio alzare a sua volta. Non lasciando mai le sue mani, la invito a seguirmi per sederci sul bordo del letto.

    Siamo uno di fianco all’altra.

    La spallina caduta del suo top mi mostra la sua spalla abbronzata. Mi avvicino per baciarle il collo quando lei, improvvisamente, si alza…

    “Let’s go for a walk” mi dice stiracchiandosi, riportando la spallina nella corretta posizione.

    Rimango di sasso. Non so che fare. Istintivamente le rispondo “Of course…Let’s go!”.

    Mentre lasciamo la stanza e ci avviamo per abbandonare l’hotel, la mia mente non riesce a smettere di pensare a quel brusco stop.

    Che cosa è successo? Dove ho sbagliato? Mille domande affollano la mia testa.

    Siamo ormai per strada. Camminiamo mano nella mano.

    Anna parla continuamente. La vodka le facilita il compito.

    Mi rendo conto che non sto prestando attenzione a quello che mi dice ed è la prima volta che mi capita da quando sono qui con lei a SPB.

    Ricordo appena qualcosa sul femminismo, che lei detesta, e nulla più…

    Gli interrogativi si susseguono nel mio cervello, non lasciandomi spazio per le sue parole.

    Sento il rumore dei suoi tacchi sul lastricato dell’ampio marciapiede, quasi a scandirne il tempo.

    La sera è di quelle calde e limpide. In cielo non c’è una nube e il tramonto è ormai prossimo.

    Le coppie camminano mano nella mano lungo la Moskovski prospekt. Qualche ciclista ogni tanto le costringe a scansarsi.

    Transitiamo di fronte all’ingresso di una discoteca. E’ ancora molto presto.

    Lì davanti , poche persone che chiacchierano.

    Un buttafuori da in cima alla scala ci grida qualcosa. Anna gli risponde in russo e tiriamo dritti per la nostra strada.

    Arriviamo di fronte ad un bar con un dehor esterno. “I love this cafè..” mi dice “Let’s have something to drink here…”. Le rispondo di sì e ci accomodiamo nel dehor.

    La guardo scorrere con gli occhi le immagini dei drink sul menù.

    E’ di una bellezza da togliere il fiato, con quell’espressione da liceale concentrata, quasi dovesse preparare una verifica per il giorno dopo…

    Si sofferma su di una specie di caffè freddo aromatizzato alla cannella.

    Tira su gli occhi e, nell’incrociare i miei, rimane come un po’ sorpresa…

    Non oso immaginare l’espressione da ebete che deve aver visto sulla mia faccia in quell’istante…

    “This one is very good! I am gonna take it…Do you want it..?” Mi chiede. Le rispondo “OK..let me try that one too…”.

    Mentre attendiamo i nostri caffè, le scatto un paio di foto.

    “Why do you take so many photos?” Mi chiede ridendo…”Are you afraid not to see me anymore???”…

    Per un attimo mi sento un po’ in imbarazzo. Non mi ci ero mai sentito con lei prima di quel momento. “Just in case…” le rispondo “in life we never know…and, however, I like keepin’ pictures about beautiful things”.

    La sua espressione cambia da scherzosa a lusingata. Mi regala un lungo..”Oooooooh..!”

    Mi sento di nuovo, per la prima volta quella sera, padrone della situazione.

    I caffè arrivano. Il profumo intenso della cannella mi riporta in mente le serate in un locale vicino casa mia. Serate passate con un altra bellezza straniera qualche anno indietro.

    Li finiamo abbastanza velocemente e decidiamo di ordinarne altri due.

    Le chiedo “Are you working tomorrow…?”.

    “Yes, in the afternoon…by the way…I am so sorry I can’t take you to the airport…”

    Già…il mio aereo parte è alle 17:30.

    “But I will come to your hotel to tell you goodbye in the morning…” mi tranquillizza con un sorriso.

    Mi dice di essere stanca e di voler andare.

    Ormai è notte inoltrata e le luci della città disegnano corridoi sterminati che paiono quasi proseguire all’infinito.

    Pago il conto. Stavolta è un conto amaro.

    Ho come l’impressione che, dopo quei caffè tutto finirà.

    Ci avviamo verso la stazione del metro, silenziosi entrambi.

    Anna è insolitamente silenziosa.

    Sono quasi cinque minuti che camminiamo senza che abbia aperto bocca.

    Le chiedo se ci sia qualcosa che non va…”Everything Ok..” mi risponde “I was thinking about my friend Olga”.

    Improvvisamente mi ricordo di Olga. La sua migliora amica. Quella che mi aveva sempre detto essere come una sorella per lei.

    Perchè da quando sono in città non l’avevo ancora vista?

    Capisco subito il perchè.

    Anna mi spiega che Olga ha gravi problemi di salute. Non si sbilancia a dirmi che cosa abbia con esattezza, ma capisco qualcosa di serio riguardo le malattie della donna.

    Mi dice che la vuole chiamare un attimo ed io, naturalmente, le dico di farlo subito.

    Anna parla veloce al telefono. La sua cadenza è ritmata ed io la osservo mentre cammino al suo fianco.

    La chiamata dura un paio di minuti, al termine dei quali, Anna mi chiede se non ci siano problemi per me nell’accompagnarla un attimo a casa di Olga, che abita nei paraggi. Acconsento senza problemi.

    Ora sento Anna più rilassata. Mi spiega che non parlava con la sua amica dal giorno del mio arrivo. “After Olga you will have seen all my friends…” mi dice sorridendo..

    Il suo sorriso. Quanto mi mancava! Mi sento come rinascere dopo quel gesto tanto spontaneo quanto, per me, inestimabile.

    Anna riprende in mano il telefono…siamo sotto casa di Olga ormai.

    Giusto il tempo di dirle che siamo arrivati e la sua amica è già di fronte a noi, nel piccolo giardinetto antistante il palazzo in cui vive.

    Olga è una ragazza di 28 anni carina e minuta, con i capelli legati, biondi come il grano d’estate e gli occhi azzurri come la carta da zucchero. E’ vestita con una tuta sportiva. Non è truccata ed intorno ai suoi occhi si notano i profondi segni di una stanchezza sofferente. Il suo sorriso è tanto bello quanto tirato. Non sta bene e lo si vede.

    E’ felice però. In quel momento, vedere la sua amica, deve essere come rigenerarsi per lei.

    Anna me la presenta ed io, lusingato nel conoscerla, le spiego quante parole meravigliose abbia sentito sul suo conto.

    Olga questa volta ride…ride con spontaneità al pensiero che qualcuno, a migliaia di kilometri di distanza, sapesse della sua esistenza e del suo rapporto fraterno con Anna.

    Fruga nelle ampie tasche della sua tuta. Ne tira fuori un pacco di sigarette sottile e colorato dello stesso blu dei suoi occhi. Ne estrae una e se l’accende. Sta per rimettere il pacchetto via quando lo ritrae e me lo porge…”Yes, yes…you know…he’s a smoker!” le dice Anna tirandomi un pugno su di una spalla. Mi metto a ridere e prendo una sigaretta dal pacco. Mai visto quella marca. L’accendo e, mentre le ragazze continuano a parlare fra loro la mia mente comincia nuovamente a viaggiare…

    Penso ancora al destino.

    Se due persone, nella vita, si ritrovano sulla stessa strada ci deve essere un perchè.

    Se da un villaggio di 300 anime a nord della cittadina di Vorkuta, nell’Europa Artica, una ragazza mi viene portata dal fato in questa meravigliosa estate pietroburghese, voglio credere che sia per un motivo preciso.

    Ma non ho il tempo di fantasticare a lungo. Anna mi chiede di sedermi su di una panchina del giardino. Vuole chiedere ad Olga di scattare una foto di noi due insieme.

    Tiro le ultime due boccate e mi siedo al suo fianco. Siamo pronti…Olga ci scatta un paio di foto.

    Voglio un ricordo di Olga. Una foto insieme. Le chiedo di venire vicino a me. “Nooo…please! I look very ugly..” mi risponde imbarazzata. Le dico che non importa…ma poi la capisco. Deve essere un grande disagio per lei apparire con i tratti segnati dalla malattia…”OK you’re right…no problem. But I want a promise…We will take a photo together when we will see next time…when you’ll feel better!”

    Lei mi fa il gesto di “OK” con la mano e mi strizza l’occhietto.

    Ancora qualche minuto e le due ragazze si salutano. E’ già parecchio tardi ed Anna vuole lasciare riposare la sua amica.

    Saluto anche io Olga e le do appuntamento al mio prossimo giro a SPB.

    Ci incamminiamo verso la stazione del metro che dista pochi minuti a piedi.

    Vorrei che quei minuti non finissero mai. Vorrei non lasciare più quella mano.

    Anna rompe il silenzio. “I am very serious!” Mi dice di botto con tono austero.

    Rimango un po’ sorpreso da quell’uscita e le rispondo di non avere alcun dubbio in merito.

    “I am not a toy for womanizers” Questa volta rimango di sasso.

    Oddio. Che cosa avrà voluto dire? Che c’entro io con questi playboy? Cioè…no, lo so che ci sono dentro fino al collo in questa categoria…ma lei come fa a saperlo?

    Comincio a sentire i brividi lungo la schiena. Non è che per caso mi sono tradito in qualche cosa, in qualche gesto. Penso velocemente a tutte le cose che posso aver fatto trapelare con il mio comportamento durante i giorni passati insieme. Non ne ho la più pallida idea. Magari qualche foto sul mio telefono…ma no! Impossibile! Come avrebbe fatto a vederle?

    Siamo ormai davanti all’ingresso della subway..

    Anna pronuncia il mio nome. Lo fa con quella cadenza, tipica della sua lingua, che mi fa sciogliere come la neve a primavera.

    “I really would like to see you again, but I am afraid that after this night, it will be so hard…”

    Capisco tutto. Dentro di me tiro un lungo sospiro di sollievo.

    La abbraccio forte. Guardo dentro i suoi occhi un po’ impauriti, dicendole di stare tranquilla.

    “I didn’t expect anything from you…don’t worry baby… everything is OK”

    Le tengo le mani. La abbraccio di nuovo. Mi sussurra con gli occhi lucidi “May be I am making a big mistake…”. “It doesn’t matter…” la tranquillizzo ancora.

    Le dico che la voglio sentire tutti i giorni e che farò il possibile per rivederla presto, molto presto.

    “I hope…” mi risponde “If you ‘ll be patient… it will be different next time…but now I can’t…”

    Le dico di non avere dubbi e che non sarà un peso per me aspettare i suoi tempi.

    La accompagno al cancelletto, quello in cui si infila il gettone per far muovere la sbarra e scendere ai treni. Ci salutiamo con un bacio, dandoci appuntamento al mattino seguente per gli ultimi saluti.

    Sono rimasto solo. Ripercorro la strada verso l’hotel. Penso che se solo l’avessi conosciuta sei, sette anni fa a quest’ora saremmo già insieme sotto le coperte. Non mi interessa. Incredibilmente …non mi interessa.

    Non voglio la studentessa, magari un po’ facile, dopo qualche bicchiere…

    La voglio così. Io voglio la dottoressa Anna…e sono pazzo di lei.

    Raggiungo l’ingresso dell’hotel. Il girevole mi si apre davanti.

    Volgendo lo sguardo verso il reception desk vedo il ragazzotto biondo, che mi riconosce… “May I help you Sir?”

    “Humm…Yeeeah! But today I’d like to try a dark one..!”

    “Of course, Sir!”

    Sono stanco morto.

    La ragazza dai capelli scuri mi ha lasciato dei segni rossi sui pettorali. Mi butto sotto la doccia mentre la vedo chiudersi la porta dietro.

    Che stronza! Perché ferirmi con le unghie? Penso.

    La doccia mi sveglia di nuovo e cancella in parte i segni di quell’amplesso comprato.

    Mi sento uno schifo.

    Se il ragazzo del desk non mi avesse rivolto la parola mai e poi mai mi sarei sognato di chiedere compagnia quella notte.

    Non c’è che dire…. Mi complimento con me stesso.

    Nemmeno di fronte ad un emozione così forte e pura sono riuscito a mettere da parte i miei istinti animali.

    E’ sempre stato così. In queste cose mi ci faccio tirare dentro con una corda di burro…

    Può essere che io sia malato? E se anche fosse? Chi se ne frega…dico tra me e me.

    Il sonno mi è passato per intero. Infilo i jeans ma non trovo la cintura.

    La mia camicia è li sul letto. La prendo e faccio per infilarmela ma quel profumo dolce mi infastidisce a morte.

    Lo conosco bene. E’ Orange di Hugo Boss. Quante volte me lo sono sentito addosso dopo le serate brave negli strip club della mia città o dopo qualche servizio in camera negli hotel di mezza Europa.

    Stasera non lo sopporto. Butto la camicia in terra, vicino alla mia valigia ormai quasi pronta per la partenza.

    Vedo la mia maglietta con su scritto “Solo Puffin ti darà…. forza e grinta a volontà”.

    La indosso e sono pronto per scendere in strada. Cammino nella notte con una meta precisa. Sono davanti al club in cui sono finito la prima sera. E’ notte fonda ormai.

    Entro e mi siedo ad un tavolo. Riconosco la bella ragazza che mi aveva portato da bere giorni prima.

    Avrà forse 21 anni. Si avvicina e mi chiede se desidero ordinare qualcosa…

    Insieme ad una birra le chiedo la sua età. “Twenty-four” mi risponde allegra.

    “Ooooh…I was thinking you were younger!” le dico di botto.

    “Thank you!” mi replica con un sorriso.

    Il locale è pressoché deserto. Quando la ragazza torna con la mia ordinazione le chiedo quale sia il suo nome. “Oksana” mi fa… quasi imbarazzata.

    Le chiedo se abbia da fare e se non si voglia bere qualcosa con me.

    “Oh..Thank you but I can’t… I am still working..”

    Recepisco il messaggio e non insisto per non metterla ulteriormente a disagio.

    Quando torna al bancone la vedo parlottare con un ragazzo sulla trentina, completamente rasato. Sembra ci sia del tenero tra i due.

    Mi porta il conto al tavolo e in quell’occasione le domando se quello al banco sia il suo ragazzo. “You are very curious…” mi risponde con un sorrisone. “Where are you from?”

    “Piedmont” le replico immediatamente.

    Non avevo voglia di dire Italy e vedermi immediatamente idealizzato con un piatto di spaghetti davanti, un mandolino nella mano sinistra e una lupara nella destra…

    Ogni tanto faccio questo scherzetto alle ragazze straniere per vedere la loro reazione.

    “Piedmont? Where’s Piedmont???” mi chiede curiosa.

    “It’s a very small region between United States and Canada…on the Atlantic Coast” le rispondo serio.

    “Oooh…I understand”.

    Scoppio in una risata cretina e le dico che sto scherzando.

    “Piedmont is a region in the nothern Italy”…

    “Ooooh Italy!”

    “Do you like SPB?” What are you doing here?”

    Le spiego brevemente la storia dei miei pochi giorni in città.

    Le dico anche del motivo del mio viaggio e della dottoressa Anna.

    Rimane ad ascoltare paziente il mio racconto.

    “If she’s a true russian… she ‘ll come back to you!” commenta mentre mi alzo e la saluto.

    “We will see…” le dico con un pizzico di malinconia.

    Raggiungo l’hotel e la mia camera. Sono le ore 4:15.

    Crollo letteralmente sul letto e prendo sonno immediatamente.

    Sento bussare alla porta della camera e una voce femminile che dice qualcosa da fuori la porta. Non riesco subito a realizzare che è già mattina.

    Apro gli occhi e vedo la stanza parzialmente illuminata dalla luce del sole.

    Guardo l’ora sul telefono che tengo sul comodino. 09:51.

    Penso che le donne delle pulizie siano impazzite a voler fare la camera così presto…

    Sento pronunciare il mio nome.

    No! Non ci credo! Riconosco quella voce…Anna è dietro la porta!

    Le dico di aspettare un secondo.

    Mi guardo allo specchio. Sono impresentabile!

    Mi sciacquo il viso, infilo le prime cose che trovo e le apro la porta.

    E’ bella come il sole. Come il primo momento in cui l’ho vista. Come sempre.

    “Surprise!” mi dice con una faccina che non dimenticherò mai.

    La faccio entrare, chiudo la porta e qui cala il sipario di questo racconto.

    Quello che accade in quella camera è e sarà per sempre solo mio e della dottoressa Anna.

    Il telefono suona alle 12:10. E’ la receptionist che mi avverte che devo lasciare la camera e, di li a poche ore, questa meravigliosa città.


    Magic_mirror ha scritto anche:



      • Zest
      • Zest

      • 23 agosto 2014 at 10:43

      @Magic_Mirror

      Hai voluto far la parte del bravo ragazzo gentiluomo perche’ e evidente che sei preso e cotto quasi ad abbrustolirti. Non so come sia andata a finire dopo che hai chiuso quella porta e sei rimasto solo per l ultima volta con anna ma mi auguro per te a buon fine perche andare fino li per incontrarla e non aver concluso nulla per 5gg lascierebbe un po di amaro in bocca…. che dire se ti prende cosi tanto questa donna vai avanti ma renditi conto che donne di questo tipo non vivono di due cuori e una capanna sopratutto se prima era gia abituata ad un certo stile di vita come hai raccontato tra ex bf oligarchi e viaggi a gogo. Tu in tal caso saresti pronto a farti carico di spese future consistenti ? Se si vai avanti pure e goditi il momento se invece non hai la forza economica per mandare avanti questo tipo di relazione ti consiglio di lasciare perdere perche ti potresti solo bruciare innavertitamente. Complimenti anche a te per questo bel racconto e averlo condiviso qui con noi.

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      • Zest
      • Zest

      • 23 agosto 2014 at 10:52

      Quando lei ti dice che “cerca un uomo su cui contare per la vita” cerca di decifrare bene questa frase perche non e detta li per caso…. a buon intenditore poche parole e se ci sei arrivato cerca di capire a quanto ammonta il tuo conto in banca….

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    • Ottimizzo ™ @Zest :dreaming :)) :clap

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      • dionisio
      • dionisio

      • 23 agosto 2014 at 11:51

      Ben ritrovato caro @magicmirror …..
      Che dirti …..la vita di noi pirati ci porta a desiderare porti tranquilli dove far riposare l’equipaggio e sarcire le vele.
      Non per rompere l’ idillio ….ma concordo con l’amico @zest …..fai bene i conti …
      Una Donna … a qualsiasi latitudine …. offre molto ma pretende troppo ..
      Poi concordo con te sul fatto che NOI in certe situazioni ci facciamo tirare dentro con una corda di burro ….e questo nel prosieguo di una relazione ha il suo peso.
      Bel racconto …..mi hai fatto camminare con te per S.P.

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      • Stenka
      • Stenka

      • 23 agosto 2014 at 11:52

      Bah…in questi casi non so mai cosa dire, forse perché io pure sono stato Vittima di situazioni del genere che, lo confesso, mi hanno preso fino in fondo, forse perché, come mi dice qualche amico, sono troppo Passionale. Va però comunque detto che queste sono situazioni che ti trascinano alla grande e la forte Emozionalità non ti lascia il tempo di fare Calcoli di qualsiasi natura. Ti ci butti e amen. In tema di Russia ho vissuto una cosa simile con una meravigliosa Valentina, anche lei frequentatrice dello Smart Set di Mosca. Un mese circa di follie e di passione fortemente ricambiata, per poi capire, io per primo, che quella strada ci avrebbe portato verso un disastro. Per una serie infinita di ragioni. Ho radunato tutte le mie forze e, con grande pena, ho chiuso la storia. Forse ho sbagliato, perché lei era veramente innamorata di me, ma sentivo qualcosa dentro di me che mi diceva di chiudere. Ripeto, forse ho sbagliato, ma ho preferito mettere la storia tra i più bei ricordi della mia vita. Anche se quando ci ripenso mi chiedo sempre se ho fatto bene a chiudere. E mi viene sempre un groppo in gola.

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      • dragodoro
      • dragodoro

      • 23 agosto 2014 at 12:49

      «Non ho mai trovato un vero amico. Con le donne, ogni volta era una nuova speranza, ma quello succedeva i primi tempi. Lo capii subito, smisi di cercare la ‘ragazza dei sogni’; me ne bastava una che non fosse un incubo.»
      “CHARLES BUKOWSKY”

      Un caro saluto ;-) :heyhey

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 23 agosto 2014 at 13:53

      Grandi ragazzi!
      Grazie @Zest e capitano @LittleTruths per i vostri warning. ..
      Io lo ammetto. ..sono cotto perso di questa DONNA e sono combattuto fortemente tra continuare la sua frequentazione …con tutti i rischi annessi e connessi oppure sparire nella tundra come nella migliore tradizione ex soviet…è dirigere le mie attenzioni su realtà più Easy e meno impegnative…per ora questa seconda ipotesi e però solo un porto di rifugio e non una vera e propria volontà. …

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      • luporosso
      • luporosso

      • 23 agosto 2014 at 14:16

      @magic_mirror Bello ritrovarti e piacevoliSSimo Racconto che mi ha trasportato a SP. cittá che per me é fra le piú belle del mondo.
      Anche il carattere degli abitanti mi é sempre sembrato piú aperto che a Mosca.
      Ammazza amico , che cotta ti sei preso!!!
      Sintomatico della intensitá delle tue emozioni é l’uso delle outcall girls in una specie dei “esorcismo” che motli di noi forse hanno usato in occasioni(o siamo solo io e te i pervertiti su questo legno?eheheh) come terapia davanti al rischio d’innaMMoramento.
      Che dirti, amico, a parte di ottimizzare @Zest per il lato economico della cosa, ti posso solo mandare un forte abbraccio di solidarietá ed augurarti che, vada come vada, “naufragar ti sia dolce in questo mare” di Leopardiana memoria.

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 23 agosto 2014 at 14:25

      Grazie anche a te amico @luporosso
      Non posso negare tu abbia ragione…qui ci ho preso una sbandata veramente senza precedenti. ..
      Saremo soli io e te i pervertiti. ..ma fidati che a volte questi stratagemmi sono molto efficaci per allontanare certi rischi…
      Poi io ho una mia personale teoria che molti usino certi tipi di diversivo. ..ma che siano pochi che hanno il coraggio di dirlo … :Whis

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      • DeeJay
      • DeeJay

      • 23 agosto 2014 at 15:50

      CaVo @magic_mirror dobro pojalova v rossia! La russia e le sue barbie sono cosi’ le ami o le odi B-)
      Le borse della spesa di una tonnellata per la citta’, i cetrioli (non sottaceto ma in salamoia con aneto e aglio), le ragazze sbronze al limite del coma alcolico, le foto in posa book, il sesso con le unghie… c’e’ il timbro soyuz sovietski sozialistickcy su tutta la tua bellissima storia d’aMMore.
      Purtroppo in fronte alla tua anya mi sembra di intravedere anche il timbro della gold digger.
      Quindi come si suol dire Vnimanie! Vnimanie!
      :ar

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      • DeeJay
      • DeeJay

      • 23 agosto 2014 at 15:56

      Io quando mi innaMMoro di solito faccio cosi, “ma certo che ti amo aMMore, in italia abito solo soletto, vieni a trovarmi, pero’ sono disoccupato e e senza una lira, quindi il visto e l’aereo non te li posso pagare io; ma vieni pure quando vuoi”
      ::-I
      Di solito l’aMMore finisce con me che vado all’areoporto.
      :ar

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 23 agosto 2014 at 16:03

      Caro @DeeJay
      La Gold digger nel mio caso potrebbe essere una sand digger. ..non c’è niente da succhiare. ..io trito tutto fino alle fondamenta…e lei lo sa…sono stato molto onesto in merito al mio stile di vita hollywoodiano. ..fino a prendere il fondo a tutto…ma c/c sempre a 0 (zero)…
      Questo è lo specchio magico…fino alla fine. Se mi scarichera. ..me ne farò una ragione e….avanti tutta col vento in poppa!

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      • CCSP
      • CCSP

      • 23 agosto 2014 at 16:41

      Il racconto è veramente bello! :clap
      Non ho dubbi che porterai avanti la cosa…nella situazione attuale il tuo cuore non può fare altrimenti. Da persona intelligente quale sei credo capirai cosa lei è, e se può farti del bene o del male, anche se a volte l’ innamoramento acceca….
      Mi han fatto ridere @LittleTruths @DeeJay @Dragodoro ma soprattutto @Zest…..la disillusione delle Vecchie Volpi! :ar

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 23 agosto 2014 at 17:02

      Grande @CCSP
      Ti voglio bene bro!

         0 Mi Piace


      • Zest
      • Zest

      • 23 agosto 2014 at 17:21

      Anna non e’ una stupida a quanto sembra di capire, e una dottoressa affermata e russa , ha gia’ assaggiato cosa significa vivere bene e non sara’ di certo una scopata andata a buon fine a farle cambiare idea su cio’ che vuole lei dala vita, quindi ho si e disposti ad accettare compromessi che andranno a ledare le proprie finanze oppure parla chiaro e fargli capire che tu non sei figlio di onassis e che se vuole continuare questa bella avventura di accettarti per quello che sei, ma sopratutto per quello che hai. tu la conosci e tu puoi sapere che risposte puoi ricevere , quindi consigli in questo caso non ce ne sono , guarda, senti e valuta , ma come dissi poc’anzi cerca di capire se hai la possibilita’ di giocare ad un tavolo da poker con tanti gettoni perche’ questa come la vedo io sara’ una lunga partita a chi rilancia di piu’. Se vivi da solo in itaglia invitala a casa tua, ovviamente viaggio e visa a sue spese, se accetta, da li in poi come giusto che sia fatti carico del take care nei suoi confronti. in quel second step cerca di verificare se puoi sul serio instaurare una relazione con lei oppure si trattava solo di un infatuazione….

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 23 agosto 2014 at 18:22

      Caro @zest
      Le mie finanze al momento mi potrebbero permettere di pensare a portare Anja a casa mia e di offrirle un assaggio di Itaglia…
      L unica cosa che un po mi spaventa e la nutrita schiera di morti di figa amici e conoscenti che , nel caso in cui io la portassi al bar sotto casa, farebbero a gara per rompere le palle facendo leva sul fatto di quanto io sia puttaniere. ..
      E anche vero che al bar di quartiere non c’è la porterei nemmeno morto…

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 23 agosto 2014 at 20:48

      Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il @DrMichaelFlorentine di tutta questa storia zzo. .. ;-)

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      • DrMichaelFlorentine
      • DrMichaelFlorentine

      • 24 agosto 2014 at 2:13

      CaVo Magic ben ritrovato su P.V. , mi fai venire a mente quelli che spariscono e poi tutto ad un tratto ti chiamano per vedersi per bere una cosa insieme perché hanno bisogno di parlare (di pene di cuore ovviamente) ;-)
      Ho letto il tuo racconto molto particolareggiato, mi hai fatto tornare alla mente tante piccole cose dell’amata Russia e mi hai fatto anche ridere con la storia delle sigarette, in effetti ora che per legge non le possono più esporre se non sai dove andare diventa anche difficile trovarle, nella Mokba non le trovi più nemmeno nei chioschi, tra un po’ non trovi più nemmeno i chioschi, li stanno levando quasi tutti.
      La tua Ahha ti ha fatto girare la testa, sei stato fin troppo chiaro, poiché lo chiedi ti dirò esattamente che cosa penso, a 32 anni in Russia (medico o no) ci sono tutti gli allerts e campanelli di allarme vari attivati già da tempo, la situazione inizia anche a diventare perfino imbarazzante, soprattutto se non ci sono casini pregressi, che cosa cerchi lei mi sembra più che evidente e te l’ha anche detto.
      Anche l’approccio è stato molto strutturato e pianificato, intendo la manfrina del Cecco toccami, Mamma Cecco mi tocca, in genere riescono ad essere anche più spontanee quando gli interessi e punto.
      Le Anne sono pericolose, io come sai ne so qualcosa, a volte però la vita è fin troppo piatta e noiosa perfino a Torino ed un po’ di mission impossible non guasta, ti fa sentire vivo. Quindi vivila, senza farti tanti problemi, anche perché in questo momento non potresti fare diversamente, un po’ alla prova magari mettila, accertati che quello che senti sia effettivamente ricambiato nella stessa misura e che la voglia di sistemarsi non sia per lei troppo condizionante, per il resto non ti preoccupare, se la tua natura ti porta da altre parti questa cosa dopo l’ammore viene comunque fuori e sei sempre in tempo a fare un passo indietro, in caso contrario ne farai un altro avanti e dopo sei comunque sempre in tempo a farne due indietro :))
      Per i diversivi però la prossima volta organizzati meglio, farsele chiamare dal portiere mha… :-?

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      • CCSP
      • CCSP

      • 24 agosto 2014 at 4:18

      @DrMichaelFlorentine è vero….. però che portiere, ce ne fossero!
      Quello è uno di quei portieri che se al 90esimo stai ancora pareggiando, su calcio d’ angolo viene su! :))

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      • Matt
      • Matt

      • 24 agosto 2014 at 9:11

      Molto bello il tuo racconto caro @magic_mirror ma, sulla base di quello che ho vissuto anche io, ho la sensazione che piu’ che della tua bellissima Anjuska tu ti sia innamorato del modo in cui l’hai incontrata, del viaggio, dell’esperienza che hai fatto. Prova a pensarci, prova ad immaginartela inserita nel tuo ambiente, nella routine quotidiana di casa tua (vedo che in parte lo hai già fatto e ti ha turbato). Detto questo, io sono dell’idea che è sempre comunque meglio lasciarsi andare, è giusto “illudersi”, è bello innamorarsi. Il disincanto e il cinismo rappresentano certo uno status piu’ maturo e sicuro, ma anche infinitamente piu’ arido.

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      • Matt
      • Matt

      • 24 agosto 2014 at 9:15

      P.S. complimenti per la foto della Ziguli’ giardinetta con interni tigrati! Bellissima!

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    • Ottimizzo ™ i two cents del Dottor MiHele e colgo l’occasione per rilanciare; questa fatina che ti ha mandato fuori di brocca è;
      – una vecchia paracula di 32 anni
      – high maintenance
      – con un bel po’ di giri di pista all’attivo ed il cui contachilometri segna almeno 300.000 e forse (ergo moooolto probabilmente) di più
      – alla ricerca di un contesto in cui inquadrarsi (altrimenti detta “cerca-fortuna”)
      – troppo “buona” per essere riuscita a trovare un povero diavolo che aderisse ai di Lei high standards e se ne facesse carico (o forse troppo matta? o troppo psicotica? lo scopriremo solo vivendo, questo è il bello)
      – ha condotto la partita della tua visita come un giocatore di scacchi (ricordati che 99 volte su 100, quando in una situazione non riesci a capire chi è lo “scemo” il rischio concreto è che lo “scemo” sia tu)
      :-?
      Insomma, che mi venga un colpo se non sono anche io uno di quelli che non può non cedere alla tentazione di scoprire quanto è profonda la tana del bianconiglio, ma ecco, visto che hai perso la testa cerca almeno di buttartici dentro tenendo un promemoria di cos’è che TU cerchi in questa situazione.
      Scrivilo su un post-it ed attaccalo sullo specchio in bagno così che ogni giorno quando ti alzi puoi farti un esame di coscienza e comparare il dove vuoi andare con il dov’è che stai andando, perchè altrimenti questa zia russa finisce per mandarti alla deriva.
      …e in culo alla balena!
      :dreaming

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      • il sindaco
      • il sindaco

      • 24 agosto 2014 at 20:36

      Condivido il pensiero del proprietario di qsto multibloggo il sig.littletruths la suddeta ha kilometraggio elevato e data l eta’ anche la convergenza sbilenca, cmq caro specchiomagico io credo che la tua intelligenza e arguzia ti fara’ capire cosa fare, senza consigli. Fagli olio filtri insomma la revisione cmpleta…..auguri.

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 25 agosto 2014 at 8:06

      Grazie a @tutti per i vostri consigli spassionati.
      Per ora lascio che le cose vadano avanti senza forzare nulla.
      Mi sono reso conto anche io che forse mi sono lasciato TROPPO trasportare dall’enfasi del momento, senza trascurare l’effetto che le magiche atmosfere di questa città, sanno creare come contorno.
      Sto organizzando una vacanza di una settimana con la dottoressa…così…per vedere come possono essere le cose in un contesto più rilassato.
      E’ anche vero che la prova al banco sarà quando le chiederò di venire a godersi la nebbia autunnale torinese a sue spese….e lì ne vedremo delle belle… :-?

      P.S. Ma il maestro @epicuro che fine ha fatto? Ancora in vacanza in qualche lido sperduto?

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      • dionisio
      • dionisio

      • 25 agosto 2014 at 9:42

      @magic_mirror … @epicuro ha problemi a raggiungere la quota trasmissione …. nonostante i suoi sforzi …nella natia terra pugliese la linea non regala certo momenti di gioia ….e dirla che il poverino s’impegna per poter amplificare il segnale escogitando sempre nuovi metodi …… l’ultima volta con uno scoglio conficcato in culo era riuscito ad inviare qualche messaggio …breve ma gaudente .
      Poi ha provato anche inAnando un riccio …ma nulla di piu’ e’riuscito ad inviarci .
      Ultime notizie ….voci di pirati scampati a tempeste ..e di sirene sugli scogli …… lo davano alle prese con murene anali e remi conficcati nel culo che correva sulla scogliera ululando ……ma nulla e’pervenuto a questo legno.
      Secondo me ………ci sta’provando gusto .. e la FdD lo attanaglia …
      Ma questa e’una storia ricorrente che oramai pervade il legno del veliero e lo sCuote dalla sentina al albero maestro..

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 25 agosto 2014 at 9:54

      Murene anali!
      :)) :)) :))

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      • onegold
      • onegold

      • 25 agosto 2014 at 10:11

      Ciao Bello, come tutti, ti dico occhio alla penna, però immagino che non hai bisogno di consigli ridondanti.
      Io al solito quando mi innamoro vado fino in fondo è sò da quanto scrivi ce anche tu farai così. in piemontese si dice “cariitè nen ed bosc verd!” Tradotto non caricarti di legna verde.

      Un abraZo! ;-)

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 25 agosto 2014 at 11:54

      @onegold
      ;-)
      Quel detto piemontese lo conosco bene!

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    • Caro @dionisio mi fa ancora male il culo, l’ho tenuto vergine fino a 48 anni e poi ho dovuto rassegnarmi :))
      Splendido racconto caro magic, è la sintesi dellinfinito potere che una donna incantevole esercita su ogni homus italicus dotato di minchias duram e di sentimenti.
      Concordo in piena linea con i precedenti interventi (Little mi hai fatto piegare in due :rotfl ), ho aspettato in particolare l’intervento di Michael per la sua maggiore esperienza.
      Segui il tuo istinto avvalendoti dei consigli dei valorosi pirati, senza peli sulla lingua tranne dopo una bella leccata di fica. Da fuori sembra la recita di un copione, da dentro se mi ci fossi ritrovato io al posto tuo le avrei chiesto di sposarla subito, per poi magari piangere lacrime amare.
      Lei è consapevole della sua persona, le russe ti fanno girare la tessa (Abramovic ha alasciato moglie e figli per una stupenda), ma conosco anche una modella della Rep Ceca, stesso stile, che ha sfanculato il ricchissimo proprietario di una tele privata nel Salento per sposarsi col cameraman a 600.000 lire al mese e vivere una lietissima storia d’amore che dura dal 90. E’ pero’ l’unica eccezione

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 29 agosto 2014 at 15:07

      Caro maestro @epicuro,
      grazie del tuo graditissimo contributo su questa storia che si aggiunge a quelli degli altri illustri e valorosi amici.
      Queste eccezioni sono quelle che ti danno la speranza e ti fanno credere che partire per un viaggio di migliaia di km non sia una follia…ma un sogno da vivere fino in fondo.

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    • Razionlizzare è impossibile amico mio, ti è entrata nel sangue, hai potuto fre prgoni con tutte le stupide della tu città che ti prlano di rossetti, creme depilatorie e tronisti, sul piano fisico e mentale russia 10 italia zero, inizia questa storia con la consapevolezza che puo’ trattarsi di cosa durtura o di brevi momenti, in entrambi i casi vivrai attimi favolosi purchè tu sappia aconservare la lucidità.
      Se non dovesse andare, avrai sempre rricchito la tua cultura,
      :yay La prossima volt andate a Peterhof, un sogno

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 30 settembre 2014 at 12:29

      Faccio un piccolo up-date di questa discussione che da molti è stata seguita con passione ed interesse.

      Nel corso di questi due mesi le cose con la dottoressa Anja si sono evolute nel modo in cui desideravo. Si è sempre dimostrata amorevole e premurosa. Non ha sbagliato veramente nulla.

      Abbiamo trascorso una vacanza insieme la settimana scorsa (che si è pagata di tasca sua) e sono stati giorni meravigliosi con la promessa di rivederci a metà ottobre in Turchia per un weekend insieme.

      Ho deciso che non ci andrò. Nonostante il suo comportamento ineccepibile mi sono reso conto che non è la donna per me. Non so esattamente che cosa me lo abbia fatto capire….forse il fatto che non sono riuscito a provare le stesse emozioni del mio viaggio a SPB o forse il fatto che sono io che mi stufo presto.

      Sta sera la vedrò su skype e le dirò che è finita. So che ne soffrirò e che la colpirò con un fulmine a ciel sereno ma non mi sento di tirare a strascico una cosa in cui non credo più.

      E’ stato bello, anzi bellissimo e conserverò un ricordo indelebile di questa DONNA ma la mia strada è un’altra e, onestamente, non so bene nemmeno io quale sia.

      Grazie a tutti.

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    • :clap :clap :clap

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      • dionisio
      • dionisio

      • 30 settembre 2014 at 14:29

      Meglio essere sinceri e comportarsi da uomini ….
      A volte e meglio un colpo nello stomaco che continuare a farla illudere.
      E brutto …ma chest’e’….
      :unlov

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