• Dal Sudafrica alla Turchia in barca a vela

    Splendeva il sole in quella tarda mattinata di metà gennaio in cui lasciammo il porto di Città del Capo a bordo del catamarano che doveva essere consegnato a Fethiye, in Turchia.  Avevo dato un’ultima botta di addio alla mia fidanSata color ebano un paio d’ore prima, nella luce fioca del mattino che filtrava tra le fessure della persiana della stanza da letto, sulle lenzuola bianche.  Mi ero alzato dal letto e senza nemmeno andare a lavarmi mi ero infilato mutande e pantaloni sperando che l’odore del sesso mi sarebbe rimasto addosso quanto più a lungo possibile e mi avrebbe accompagnato, assieme al ricordo, nella solitudine e le avversità delle settimane di navigazione che mi si prospettavano davanti.  Il bagaglio era già pronto sul pavimento, e quando attraverso la finestra vidi l’auto che mi aspettava aldilà del cortile mi infilai una maglietta addosso, mi chinai sul letto senza lasciare che lei si alzasse, le diedi un bacio ed un semplice ciao prima di voltarmi per afferrare il bagaglio e scomparire dietro la porta che si richiudeva.

    I Pirati che hanno salutato troppa gente troppe volte in troppi angoli del mondo finiscono tutti per sviluppare prima o poi un’avversione verso i classici commiati; in fondo è triste dirsi addìo ed in fin dei conti non si sa mai cosa ci riserva il futuro perciò ci si saluta sempre e solo con un semplice Ciao; che ci si riveda tra cinque minuti oppure alla fine dell’Arcobaleno, o in un posto qualsiasi tra qui e lì.

    Lasciai così la penombra e l’intimità della stanza da letto per fare la mia comparsa nella luce del giorno che mi aspettava lì fuori assieme a questa nuova avventura…l’ennesimo di una lunga serie di quei momenti che sono un po’ nascere ed un po’ morire allo stesso tempo…sappiamo quando ce ne andiamo e cos’è che ci lasciamo dietro ma non sappiamo né sé né quando torneremo e né tantomeno che cos’è che troveremo.  Quello in barca a vela è comunemente riconosciuto come il più lento, scomodo, costoso, pericoloso e difficile modo di viaggiare; ed è proprio per questo che lo si ama o lo si odia, senza mezzi termini.  Ovviamente c’è anche da dire che navigare le acque dei mari e degli oceani è un qualcosa che fa parte dell’essere umano sin dagli albori della civiltà e che rappresenta il viaggio e l’avventura per antonomasia; questo dona all’intera faccenda una solida e sacrosanta aura di romanticismo e poesia.  In fin dei conti, governare un’imbarcazione a vela è come suonare uno strumento, e la forma d’arte che ne deriva non è né musica né colori ma puro e semplice movimento; ergo, il viaggio.

    Le prime quattro settimane di navigazione attraverso l’Oceano Atlantico del sud trascorsero lente, tra la spossatezza dell’acclimatamento al moto ondoso ed il distacco dalla società e da tutto ciò che esiste solo sulla terra ferma ma che in mare non è nient’altro che un ricordo.  Attraversammo la linea dell’equatore, e visto che era la mia prima volta tradizione volle che ci fermassimo ammainando le vele, e dopo un breve cerimonia in cui il sottoscritto finiva con un paio di uova schiacciate in testa ed una generosa spolverata di farina ed altra roba ci concedessimo un momento di svago bevendo un paio di birre e facendo un paio di tuffi in mare.  Facemmo quel giorno il bagno nell’acqua più blu che si sia mai vista, nel bel mezzo dell’oceano, esattamente sull’equatore, a metà strada tra l’Africa ed il Sudamerica.

    LittleTruths Cerimonia Equatore

    Cpt. LittleTruths a metà strada tra Africa e America durante la cerimonia di attraversamento dell’Equatore.

    La cosa più strana del vivere in viaggio su una barca in mezzo al mare è che nonostante le ore di sonno siano poche, esse sono oltremodo piene di sogni estremamente realistici.  In cinque ore di sonno in barca in mezzo al mare si sogna più di quanto non si faccia in una settimana di nottate intere di sonni tranquilli nel letto di casa propria.

    Passavamo le giornate tra avvistamenti di tartarughe marine, la navigazione, il preparare quell’unico pasto caldo quotidiano, la speranza di catturare un tonno o qualche altro pesce con le esche finte che trainavamo di continuo, i ricordi della vita che ci eravamo lasciati dietro le spalle a terra, esercizi di navigazione celeste e fantasticherie su ciò che avremmo fatto una volta approdati.  Scrivevamo anche delle mail, due volte a settimana connettevamo il pc attraverso l’uso di un telefono satellitare ed un programma apposito inviava tutte le mail presenti nella cartella di uscita e scaricava tutte quelle in arrivo, oltre a scaricare i weather reports d’interesse.

    Il giorno in cui finalmente intravedemmo le lugubri sagome delle isole dell’arcipelago di Capo Verde all’orizzonte fu una grande emozione.  Eravamo stati esattamente un mese in mare ed avevamo voglia di vita.

    Capo Verde

    Una veduta di una delle isole di Capo Verde.

    Tutto d’un tratto la radio iniziò a riprodurre il segnale di una delle stazioni locali che trasmettono perlopiù zouk e kizomba, ovvero i generi più in voga in quelle isole…musica che non avevo mai ascoltato prima e che in quel momento mi sembrò a dir poco paradisiaca…così fummo accompagnati nel nostro ultimo giorno di navigazione dal dolce e sensuale sottofondo musicale di queste aspre ed inospitali isole perennemente spazzate dal vento.

    Non fui molto impressionato da Capo Verde, o perlomeno dalla zona di marina Mindelo sull’isola di São Vicente dove eravamo approdati e sbarcati senza nemmeno passare dalla dogana a farci stampare i passaporti.  Non ci pesò tanto dire addio a queste isole dopo un paio di giorni; ricordo Capo Verde come il buco del culo dell’Oceano Atlantico, generalmente poco interessante ed inospitale ed abitato perlopiù da gentaglia.  Appena fuori dalla marina avvistammo anche un enorme squalo bianco che nuotava tranquillo ed imponente a fior di superfice; era così grosso che da lontano l’avevamo preso per una fottuta balena e lo inquadrammo definitivamente solo quando per caso ci passammo proprio accanto con la barca.

    Nemmeno una settimana di navigazione fuori Capo Verde il mare si fece grosso sul serio…le onde divennero delle vere e proprie colline d’acqua su cui salivamo con la barca per poi riscendere dal lato opposto.  Sapemmo che c’era una bassa pressione molto forte che dal continente americano stava attraversando l’Atlantico e pur di non trovarci nel bel mezzo di questo poco invitante fenomeno meteorologico sinonimo di tempesta riducemmo al minimo le vele ed ingranammo la marcia nel motore spento così che le eliche non girassero a folle ma offrissero un po’ di resistenza piuttosto, al fine di frenare e rallentare ulteriormente la marcia.  Furono giorni di navigazione piuttosto impegnativa, ma niente di catastrofico.  Un pomeriggio mentre ero di guardia sentii lo schioccare deciso del campanello di allarme artigianale (un barattolo di latta vuoto con dentro un cucchiaino arrugginito) che era collegato alle lenze della traina.  Sapevo che per suonare in modo così secco e deciso l’affare che aveva abboccato doveva essere bello grosso.  Guardai alla lenza ed era in tensione, così saltai dal timone e feci segno attraverso il vetro ai miei compagni che avevamo preso qualcosa di grosso, per poi dirigermi a poppa ed afferrare la lenza tesa.
    Tesa un cazzo.  Non appena l’afferrai mi resi subito conto che non c’era un bel niente all’amo del polipetto di silicone colorato che trainavamo da miglia e miglia.  Iniziai a tirare mano a mano mentre con l’occhio seguii la linea della lenza fino ad individuare l’esca e fu esattamente in quel momento che vidi uno squalone grigio di almeno un paio di metri di lunghezza che virava verso l’esca e con un morso ed uno strattone me la levava da mano mentre io rimanevo a bocca aperta tra gli spruzzi d’acqua salata portati dal vento in quella fredda giornata grigia di tempesta.
    Il bastardo non abboccò comunque, ma lo spettacolo fu qualcosa.

    Atlantico

    Un tramonto roseo incastrato tra il grigio piombo dell’Oceano Atlantico e quello del cielo.

    In quei giorni di tempesta, e soprattutto in quelle notti, sognai in modo chiaro ed inconfondibile che mia madre sanguinava dal ventre ed era in fin di vita.  Non ero in contatto con la mia famiglia tramite mail ma solo con la fidanSata che mi ero lasciato dietro in Sudafrica, così che non ebbi modo di appurare la situazione ma il sesto senso non m’inganna e sapevo che c’era qualcosa che non andava.  Quando una settimana dopo approdammo finalmente in Andalusia chiamai a casa e per prima cosa domandai cosa fosse successo a mamma, mi dissero niente di strano.  Era una cazzata, e me la dissero solo per non farmi stare in pensiero, ma quando tempo dopo finalmente ritornai in Italia seppi che c’era mancato poco che non ci rimettesse le penne, e che era stata operata d’urgenza per qualcosa che nemmeno ricordo cosa fosse ma che effettivamente si trovava nel ventre e quasi la mandò all’altro mondo proprio mentre io sognavo che stava accadendo.

    La gamba di viaggio tra Capo Verde e la Spagna fu la più dura e miserabile in assoluto, con il mare in burrasca che rendeva la vita in barca paragonabile a quella che si potrebbe fare all’interno di una lavatrice in funzione.  Era addirittura scarsamente possibile dormire in quelle condizioni, perché gli sbalzi provocati dal saliscendi delle onde e del mare che furieggiava attorno a noi facevano si che il corpo assopito nel sonno rimbalzasse continuamente da un lato all’altro della cuccetta.  Spesso per trovare un po’ di relativa pace ci si doveva puntellare con le gambe contro una parete ed il torso contro l’altra, ed anche in quel modo rimaneva l’eterno assillo del freddo.  I pantaloni erano pieni di sale raccolto qua e là durante le migliaia di miglia di navigazione fatte fino ad allora, e finché fummo in aree tropicali non ci fu problema, ma quando arrivammo al freddo europeo di febbraio ed il livello di umidità salì, il sale tra le fibre dei miei pantaloni assorbì tanta ma tanta acqua, ed era acqua che non c’era modo di far evaporare.  Alla fine del mio turno mi andavo a mettere nella cuccetta bagnato fradicio e tremando di freddo ma il calore del corpo nulla poteva e dopo sei ore di break mi rialzavo per tornare di guardia altrettanto freddo e bagnato quanto lo ero prima.  Questa fu una sofferenza a dir poco disumana.  Ricordo il trascorrere lento delle ore di guardia notturna nel freddo pungente ed assillante, al buio scrutando le luci all’orizzonte, oppure nelle prime luci dell’alba in mezzo al mare quando mezz’ora prima di finire il mio turno mettevo l’acqua a bollire e mi preparavo una tazza di noodles istantanei e sentivo che sarei morto senza il prezioso calore portato a me da quella tazza di roba calda.
    L’ora più gelida della notte è in genere il momento che precede lo spuntare del sole all’orizzonte.

    Alba fredda in nord Africa

    Alba rosea a gelida nel Mar Mediterraneo a largo delle coste dell’Algeria.

    Una delle cose che venimmo a sapere quando arrivammo in Spagna fu che alla bassa pressione che avevamo tenuto quanto possibile alla larga nel bel mezzo dell’oceano era stato dato un nome, quel nome era Xynthia ed aveva portato morte e distruzione in Europa per poi essere classificato uragano.  Potevamo così vantarci anche di aver avuto a che fare un uragano in mare aperto adesso.  Niente male.

    La terza ed ultima gamba di questo viaggio di circa ottomila miglia nautiche attraverso l’Atlantico ed il Mediterraneo fu quello preso più a cuor leggero da tutti noi.  Costeggiammo il nord Africa e poi il sud della Sicilia, dedicammo un giorno poi a girare attorno e dentro all’isola di Santorini in Grecia.
    Il Mar Mediterraneo era calmo da sembrare l’acqua della vasca da bagno, o almeno così lo percepivamo noi dopo aver assaggiato l’impeto e la potenza dell’Oceano Atlantico in modalità uragano.  Facemmo porto a Fethiye in Turchia in un bel giorno di sole tiepido dell’ultima settimana di marzo.  Avevo perso circa dieci kg ed avevo nel corpo e nella mente una stanchezza che ci vollero mesi per recuperare.  Questa traversata rimane l’impresa più disumanamente impegnativa e stancante in cui io mi sia mai cimentato, e non so se la consiglierei mai a nessuno ma so per certo che se dovessi tornare indietro nel tempo per quanto mi riguarda lo rifarei ancora.

    Il ricordo più bello di questo viaggio rimarranno le notti intere trascorse in solitudine sopra coperta ascoltando musica attraverso le cuffiette mentre guardando le stelle sopra di me e tutto intorno a me sapevo perfettamente dove eravamo diretti.


    LittleTruths ha scritto anche:



      • whitestyle
      • whitestyle

      • 8 novembre 2012 at 0:01

      Che esperienza p-a-z-z-e-s-c-a…
      Io con le barche ho sempre avuto un rapporto di odio – amore.. ho sofferto per tanti anni navi, barche, barchette, rompevo i coglioni persino in gommone.. ma amando immensamente il mare mi ci avvicinavo sempre, nonostante tutto, nonostante mi faceva star male.. col tempo ho imparato a stare a bordo senza rompere le palle, anche con il mare mosso , a fare lunghi respiri durante gli ondeggiamenti e a guardare in basso senza troppi attacchi di panico.. ed è meraviglioso! in compenso però mi è sempre piaciuto pescare e so farlo abbastanza bene principalmente pesca subaquea , con tanto di muta e fucile eh.. ho anche il brevetto per scendere a 40 mt ..mica robette da femminucce:D ..naturalmente io ti parlo di esperienze di comuni mortali, ordinaria amministrazione… (non ho mai tirato con la lenza gli squali) Le tue appartengono al mondo dei pirati e hanno dell’ incredibile… viene proprio voglia di raggruppare quattro cose e partire per respirare almeno 1 volta nella vita quest’aria di avventura allo stato puro mista a magia :dreaming

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      • Madòooo…non mi dire! Pesca subacquea? :victory
        L’ho fatta da piccolo per diversi anni, fino all’adolescenza…poi più niente, ma proprio quest’estate ho deciso di ricominciare (comprato un super fucile in carbonio e tutto il resto tranne la muta) ma ancora non ho avuto il tempo di tornare in mare!
        40 mt. …come al solito sei un mito! Tra l’altro anche @Dionisio quì fa immersioni.
        Quanto al mal di mare, ti confesso che anche io ne ho sofferto molto, però é un disturbo che con il tempo va irrimediabilmente a scemare fino a scomparire. Alcune persone non lo soffrono mai, altre lo soffrono una sola volta e via…mentre poi ci sono quelli come me e te che lo soffrono ripetutamente e solo poco a poco la situazione migliora… :vomit
        Siamo fortunati, insomma! :D

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 8 novembre 2012 at 0:26

      LittleTruths,

      eh già! pure subaquea.. preso il brevetto in Sardegna 9 anni fa… ero partita con il basic poi in corso d’opera ho optato per proseguire io adoro il mare e i fondali… con l’immersioni è nato anche l’amore per la pesca subacquea.. mazza sono proprio un maschiaccio.. una volta ricordo di aver pescato un polpo molto grande quasi 1,5kg ero alle prime armi si stava attorcigliando al braccio e stringeva anche forte.. risalgo velocemente in riva: polpo in una mano e fucile nell’altra, muta nera mi infilo i miei zoccoli da spiaggia tacco 9 e sbatto con forza (tanta) il polpo sullo scoglio per far ammorbidire le carni .. i bagnanti erano basiti, attoniti dalla scabrosa scena:D di solito le signorine sono sulla battigia a prendere il sole oleate e guai se un granello di sabbia gli urta la gamba:D hhahah

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      • :dreaming …famiglie tranquille sulla spiaggia in un giorno d’estate, una signorina in muta da sub emerge dalle acque con un fucile da sub ed una piccola piovra attorcigliata ad un braccio, dopodicché procede senza indugio a schiattare la testa della piovra su uno scoglio, ma non senza aver prima indossato il tacco 9 eh! :ar
        :rotfl

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 8 novembre 2012 at 0:31

      ps per il mare mi consola che c’è a chi è definitivamente passato.. ho sempre questa speranza.. poi dipende.. dipende dai periodi, dal mare incontriamo, da quanto sono predisposta.. è anche una questione di testa ! adesso nn voglio sempre parlare per deformazione professionale.. ma in parte è così.. la testa da sempre i migliori comandi, influenza gli stati fisici ed emozionali e non il contrario:D

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      • Ste74
      • Ste74

      • 8 novembre 2012 at 18:14

      Questo thread e’ stupendo, massima stima

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      • DeeJay
      • DeeJay

      • 11 novembre 2012 at 11:00

      Comincio a comprendere la stima che LittleTruths ha della nostra beneamata WhiteStyle.
      Intendiamoci, non avevo dubbi sulle capacità di valutazione del Captain, ma devo dire che la Signorina ha dei numeri.
      Cara WhiteStyle, da adesso godi transitivamente anche della mia ammirazione.
      Il tacco 9 è un po corto: spero sia solo per la spiaggia! :rotfl

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      • whitestyle
      • whitestyle

      • 15 novembre 2012 at 21:54

      Grazie buon DeeJay :ar
      In effetti il 9 è solo per la spiaggia e nemmeno sempre, a volte azzardo anche oltre.. di buona norma prediligo i tacchi 12-13 cm B-)

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      • uomodimare
      • uomodimare

      • 17 aprile 2014 at 16:33

      Racconto fantastico a dir poco per chi,come me,ama l avventura,il sogno, le donne, la vita e la libertà.sono onorato di essere su questo sito con voi gentiluomini (e donne) e mi auguro di contribuire presto sperando di allietarvi così come lo sono stato io legfendo questo, e altri racconti. Signori….

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      • Caro Uomodimare, è un onore per me darti il benvenuto a bordo a nome non solo mio ma di tutto l’equipaggio.
        Se e quando vorrai deliziarci condividendo con noi i tuoi pensieri e ricordi, sappi che quì c’è una intera ciurma di marinai di valore pronti ad accogliere questo dono prezioso ed a custodirlo con cura.
        Di nuovo benvenuto a bordo da tuo umile servitore. :ar

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      • CCSP
      • CCSP

      • 18 aprile 2014 at 9:24

      Mi associo al Capitano dandoti il benvenuto! E festeggeremo aprendo bottiglie del migliore Rum della cambusa attorniati da donne di facili, facilissimi costumi! :ar

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      • aurelius
      • aurelius

      • 21 aprile 2014 at 7:33

      Un grande benvenuto anche da me, o Uomodimare, che porti in Avatar il personaggio a tutti noi caro, ovviamente. Et una domanda sirge spontanea al Cpt LittleFigl’ e ‘Ndrocchia…ma dove l’hai nascosta la Signorina StileBianco…in quale recondita cella l’hai segregata !!! :1234
      Suvvia, falle prendere un po’ d’aria, su quella liscia e profumata pelle color della Vaniglia… :dreaming Eehhh, come acchiappava il Polpo lei…non l’acchiappava nessuna !!! :rotfl
      :ar

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      • obroni
      • obroni

      • 30 aprile 2014 at 19:47

      Bello lo Zouk. Mi ha fatto venire in mente una serata travolgente a Ziguinchor a “Le Bombolong” dove sono stato molestato sessualmente da molte ragazze senegalesi. Alla fine sono stato salvato da Mame Diallo con la quale ho ballato un sensualissimo Zouk tutta la serata :unlov

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      • :dreaming :dreaming :dreaming Fantastico…
        Mi manca un sacco l’Africa…son ormai tre anni che manco, e non vedo l’ora di ritornarci.
        Qual’è stata la tua impressione riguardo al Senegal, CaVo @obroni ?

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      • obroni
      • obroni

      • 1 maggio 2014 at 10:39

      LittleTruths,

      Non vedo l’ora di tornarci :unlov
      Prometto di scrivere qualcosa di dettagliato nelle prossime settimane per i fratelli della filibusta :ar

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      • dionisio
      • dionisio

      • 9 ottobre 2014 at 23:58

      Un’altra perla ripescata dal fondo del baule …….
      Anche questa la conoscevo ed ero sicuro di averla commentata ….. ma nulla .
      Qui mi sto a rincoglionire di brutto …..
      Che racconto di viaggio caro capitano ……
      Vai in pole position de plano

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      • magic_mirror
      • magic_mirror

      • 10 ottobre 2014 at 8:06

      :dreaming :dreaming :dreaming

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      • aurelius
      • aurelius

      • 10 ottobre 2014 at 8:21

      Eehhh si CaVo Dioniso e’ sempre bello rileggere di viaggi, luoghi. Pezzi di vita…Emozionante, le mitiche avventure di ErCa ™ … :)) :dreaming :))

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      • CCSP
      • CCSP

      • 10 ottobre 2014 at 11:26

      Bellissimo racconto scritto nel tuo stile, viaggio per me inusuale e per questo anche più interessante….
      Credo e lo dico onestamente, che me la scagherei un po’ a farmi un viaggio in barca del genere, incrociando una tempesta! :))

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    • :skull :bz :ar

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      • dionisio
      • dionisio

      • 10 ottobre 2014 at 14:15

      Caro @ccsp io mi cagherei di piu’ a stare su una barca in mezzo all’oceano in preda a forte FdD …. hahahhaah
      Scherzi a parte quando sei li’ o abballi o abballi …. ci stanno pochi caxxi ….puoi solo pregare.
      Cmq. il capitano la sa’lunga ….. per fare una cosa cosi’ devi tenere le skill’s trapeziodali …

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      • AtiLeong
      • AtiLeong

      • 11 ottobre 2014 at 19:16

      Caro Signor Capitano, la lettura di tale sua impresa mi é cagione di ammirazione e invidia: ho sempre avuto una certa attrazzione per la vita di mare.
      Ho avuto una breve esperienza anni or sono, ero ancora un ragazzino, nel tirreno dove ho veleggiato dalla Toscana meridionale fino alle Eolie.
      Stare al timone di notte durante le traversate, tutto solo schiacciato tra i neri flutti e l’imponente volta celeste e qualcosa che non riesco a dimenticare.

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    • Esimio Dottor Leone, tVoppo buono…La ringrazio e non Le nascondo che negli ultimi tempi il richiamo del Mare a cui Lei accenna si è fatto più e più forte dentro di me, tant’è che sto attivamente studiando un piano diabolico che mi permetta di sopperire a questa che è divenuta oramai una esigenza… :ar

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    • L’ho riletto volentieri, anch’io mi cagherei sotto, superato lo stretto di Gibilterra il mare s’incazza davvero.
      In barca a vela ho fatto Leuca Paxos (Grecia) e devo dire che la notte mi sembro’ lunga, il mare Forza 5 lo sentivo come Forza 9.
      Che barca è @Little, quando penso che anche le navi enormi sembrano rovesciarsi in alcuni tratti…

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    • CaVissimo @epicuro, l’imbarcazione la fanno i marinai che la navigano più che il cantiere che la costruisce.
      Certo, se un’imbarcazione è fatta proprio a cazzo di cane quello é un handicap, ma se questa è navigata da marinai in gamba che sanno il fatto loro le possibilità sono davvero tante, mentre per contro anche la migliore imbarcazione del mondo può finire in fondo al mare se capitanata da un incompetente.
      Pensa che il Boss dell’agenzia per cui abbiamo fatto questa delivery é un sudafricano grosso come un orso e che è stato il primo a compiere una circumnavigazione completa in una barchetta aperta di manco sei metri.
      Ergo, ci ha girato il mondo intero ed attraversato tutti gli oceani e non aveva nemmeno uno straccio di cabina a ripararlo dall’acqua che cadeva dal cielo quando pioveva.
      Questo è se ben ricordo il modello in questione, eccetto per il fatto che questo è cabinato mentre quello che ha sato lui come già detto non lo era… :ar

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    • Sticazzi fratello, chapeau, pero’ non capisco perchè non avete optato per l’altro versante, attraversando il canale del Mozambico una volta a Gibuti entravate al Mar Rosso e da Suez in Turchia. Forse per i problemi in Somalia?

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    • Beh, navigare sull’altro versante potrebbe sembrare fattibile se si guardano le carte geografiche ma sarebbe stata praticamente una follìa per diverse ragioni una più valida dell’altra…
      Tanto per cominciare a partire dal Capo di Buona Speranza lungo tutta la costa est d’Africa e fino al canale di Suez in Egitto ci sarebbero stati perlopiù sempre e solo venti e correnti contrarie, fatto che quando si naviga in barca a vela è evidentemente piuttosto rilevante.
      Cioé, se po’ pure fa, ma ti sfonda l’equipaggio, la barca, ti rende miserabile e ci metti tre volte più tempo sempre ammesso che ce la fai.
      Un’altra ragione è che tutta la costa est é tanto bella quanto selvaggia, e sono scarsissimi i porti a cui poter fare eventualmente riferimento in caso di necessità. Mancano le infrastrutture e mancano anche fornitori di pezzi che possono andare in malora durante il tragitto (qualunque cosa si possa rompere in un’imbarcazione prima o poi si romperà, è un dato di fatto)…mentre per contro l’Atlantico è parecchio più user-friendly, più trafficato, con più coste tutto attorno dove esiste la civilizzazione.
      Come se già tutto ciò non bastasse, ci si mette poi anche la questione che il Corno d’Africa è oramai praticamente non-navigabile per chiunque non sia Chuck Norris o Rambo.
      Navigare quelle acque in una misera barca a vela al giorno d’oggi significa che al 50% non arrivi a destinazione ed anche questo è un dato di fatto purtroppo.
      :ar
      Si tratta in ogni caso di navigazioni impegnative, ma mentre sul versante occidentale puoi seguire gli alisei e cercare di renderti almeno un pochino la vita più semplice visto che già in un’impresa del genere è abbastanza complicata di suo, sul versante opposto sarebbe stata una cosa assolutamente improponibile a qualunque persona dotata dibuon senso. B-)

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